venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Niccolò Musmeci:
Una riflessione su Castro
Pubblicato il 30-11-2016


La mia voce cala quasi sempre dopo la tempesta, non ha senso parlare mentre il vento ulula. Mi sorprende e mi da anche abbastanza noia che una qualsiasi figura sia demonizzata o santificata. Ed ora ecco venuto il turno di Fidel Castro.
Santo liberatore del popolo oppresso dal capitalismo, immacolato angelo che per un massimo bene uccise i difensori dello schiavismo. Costruì una nazione migliore con servizi e benessere.
Omicida, tiranno e oppressore, costruire ospedali e scuole non lo laverà dal sangue sulle sue mani. Soffocatore delle libertà, strangolatore dei diritti civili.

Insomma due facce opposte su un’altro pezzo del “900 che va in frantumi.
La mia personale opinione è di un uomo che ha sicuramente dimostrato molto al mondo. Esiliato negli USA dopo il fallito assalto alla caserma Moncada e poi alla ricerca di altri compagni con cui adempiere la rivoluzione, tornò in patria su una bagnarola con un’ottantina di raccattati (come si dice a Firenze). Dopo essersi rifugiato nelle montagne boscose a sud dell’isola principale, riuscì a coinvolgere la popolazione e ad ottenere numerose vittorie, soprattutto grazie a Cienfuegos, Gino Donè Paro e Che Guevara. Dopo 3 anni di guerriglia e scontri a fuoco il 1º gennaio del “59 Fidel prese il potere spodestando Batista. Governerà fino al 24 febbraio 2008 passando le redini a Raúl. Dopo la tentata invasione nella famosa Baia dei Porci, Cuba non trovò altra scelta se non dipendere dall’Unione Sovietica. Fu qui che si completarono le statalizzazioni e che Cuba si ritrovò ad essere un piccolo avamposto comunista contro il “gigante che dorme”, ora sveglio e ben vigile. L’embargo non aiutò certo le condizioni di vita della popolazione, che continuò ad offrire prestazioni contrarie al buon costume per poter sopravvivere.

Castro sicuramente riuscì ad avviare un miglioramento dell’arcipelago, ma non lo completò. Soprattutto trovo sgradevole la sua scelta di dare maggiore peso all’ordine ed alla sicurezza instaurate con la repressione dei diritti al popolo cubano. La ragion di Stato vince anche dopo secoli. Sicuramente ha dato ai cubani una notevole istruzione e ha provvisto la nazione di un sistema sanitario efficace, ma avere una cultura in una dittatura non è esattamente il maggior auspicio possibile.
Libertà o socialismo?
Pane o cultura?
Diritti o sanità?

Noi del PSI non neghiamo ne l’una né tantomeno l’altra.
Eppure la mia critica contro il tiranno si ferma qui, perché il nostro mondo occidentale non sempre si allontana da quella realtà. La povertà non c’è forse anche nei sobborghi delle grandi città americane, dove la gente fa la fame? Non ha forse l’America perseguitato e agito con pugno di ferro nelle sue politiche interne? Guantanamo è più “umana” di tutti i gulag cubani?

A chi elogia Castro e difende i diritti civili degli omosessuali accusando di “fascio-razzismo” chi non la pensa come lui non dovrei dirgli che è un’ignorante peggiore di ogni umilissimo pescatore caraibico?
Fra queste mille pagliuzze le poche travi mi offuscano la vista. Adesso aspettiamo le scintille fra Trump e Ràul che un piccolo squarcio nel muro si può sempre richiudere. Forse Cuba un giorno si aprirà e mi auguro abbracci un nuovo tipo di socialismo.
Il nostro.

Niccolò Musmeci

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