mercoledì, 22 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Paolo Bolognesi:
Legge elettorale: c’è qualcosa che non torna
Pubblicato il 09-11-2016


Se non ho frainteso le parole, continuo a leggere che le modifiche prospettate,   o già designate,  per l’Italicum, andrebbero nel segno prefigurato anche dal PSI, ossia il superamento  del ballottaggio, il passaggio del premio di maggioranza dalla lista alla coalizione,  nonché l’introduzione  del collegio uninominale.

Mi soffermo innanzitutto sull’ultimo parametro, vale a dire il collegio uninominale,  in ordine al quale non mi capacito del perché possa essere condiviso da un partito “minore”,  ma non sono forse  il solo a pensarla così, dal momento che un commento apparso sull’Avanti!online, riguardo appunto alle nuove ipotesi in tema di Legge elettorale, le definisce, in modo conciso ma eloquente,  “Suicidio PSI”.

Per quanto ne so, il  sistema del Collegio uninominale comporta che all’interno dello stesso ciascuna forza politica “schieri” un proprio ed unico candidato, e risulterà poi eletto, quale unico parlamentare in rappresentanza di quel  Collegio, il candidato più votato, indipendentemente dalla quota di consenso ricevuta..

Se questo è il meccanismo, si può ragionevolmente considerare improbabile che un candidato socialista possa avere la meglio sui rappresentati dei partiti “maggiori”, a meno che non si presenti sotto una loro  bandiera, o  al massimo  sotto entrambe  –   ammesso di riuscire ad ottenerlo,  e sempreché l’elettorato del partito maggiore accetti e premi una tale scelta    –  ma ciò equivarrebbe, per i socialisti,  alla perdita della propria autonomia, ed è questa la ragione per cui  non riesco a spiegarmi come mai si applauda al Collegio uninominale (se è reale ed autentico il desiderio  di perseguire  quanto più possibile l’autonomia)..

Ampliando ulteriormente  la visuale all’intero quadro politico, mi sembra poi che nell’attuale scenario politico italiano il modello del  Collegio uninominale possa portare alla guida del Paese anche una forza politica che non  raggiunga  il 30% dei voti utili, o forsanche attestata  su  percentuali  sensibilmente  più basse, il che non mi sembra francamente auspicabile, o quantomeno  il risultato ideale..

E’ possibile che qualcosa mi sfugga, e non mi dispiacerebbe pertanto  se qualcuno colmasse questo mio “vuoto”, ma visto che ci sono partiti “maggiori” che paiono orientati verso un ritorno al  proporzionale, mi chiedo perché non venga colta  siffatta  occasione, anche perché c’è un proporzionale che  si combina con l’indicazione del candidato premier  sostenuto da liste  collegate,  ovvero da coalizioni   dove ciascuna forza si presenta in modo autonomo e col proprio simbolo,  e  propri rappresentanti, da eleggere tramite  preferenza.

Sempre  da come la vedo io, senza pretesa di essere nel giusto, questa impostazione proporzionale può conciliarsi anche  col  ballottaggio, se nessun  candidato  superasse  una determinata soglia, e anche con un premio di maggioranza, che potrebbe sostanziarsi nel cosiddetto “listino”, ossia un gruppo di candidati che l’aspirante  premier  porta con sé in caso di “vittoria”, e pure la soglia di sbarramento, che non sia ovviamente troppo alta,  potrebbe non impensierire più di  tanto un partito “minore”  qualora,  nell’eventualità  venisse mancata,  i voti rimanessero all’interno della coalizione,  perché in tal modo chi fosse intenzionato a votare un partito “minore”  non ne sarebbe dissuaso dal timore di poter “sprecare” il proprio voto, nel caso  appunto la soglia non  venisse raggiunta.

Tralascio infine di parlare del  “premierato forte”   –    che mi sembra abbinarsi piuttosto  bene col sistema delle preferenze,  funzionando reciprocamente da contrappesi    –  e anche dei “poteri”  che vedrei in capo al  premier con relativi bilanciamenti, perché il  discorso si allargherebbe  troppo, col rischio di disperdersi.

Paolo Bolognesi

 

 

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