sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scuola, è ora
di cambiare direzione
Pubblicato il 08-11-2016


Che la scuola pubblica italiana sia in difficoltà è cosa risaputa e lo stesso Presidente del Consiglio sembra esserne consapevole. Ma ora sembra proprio giunto il momento di agire, cambiando direzione. L’Italia infatti subisce un altra “tirata d’orecchi” dall’Unione Europea che denuncia in un rapporto sul mondo dell’istruzione investimenti pubblici tra i più bassi dell’Ue, abbandono scolastico superiore alla media e pochi laureati. Un quadro che sembra lasciar trasparire qualche margine di miglioramento (se consideriamo una lieve flessione dei dati relativi all’abbandono) sebbene minimo ma che non può certamente mascherare come, rispetto all’UE in Italia ci sia uno dei più alti tassi di abbandono, meno laureati, e una spesa pubblica, in rapporto al PIL, tra le più basse d’Europa.

Non stupisce la mancanza di fondi visto che la “buona scuola” dichiara che “Lo Stato non avrà mai risorse sufficienti per assolvere all’ingente richiesta di finanziamenti della scuola statale” (pag.109).

L’immagine della scuola pubblica italiana a novembre, dopo le assunzioni e gli incarichi assegnati a tempo determinato, è desolante. Solo in Veneto ci sono oltre 2000 cattedre vacanti (la “buona scuola” prevedeva l’azzeramento delle supplenze), i Dirigenti in fermento costretti a dover gestire un organico di potenziamento imposto e non scelto in base alle reali necessità dei diversi Istituti.  Ma la situazione del Veneto è paradigmatica poiché replica quanto sta accadendo in tutta Italia.

Anche dal punto di vista delle strutture la situazione non sembra migliore. Basta fare un giro per i vari plessi dei diversi Istituti per verificare una situazione di grave difficoltà tant’è che verrebbe da chiedersi se sia ancora opportuno lasciare agli Enti Locali la gestione di una situazione così delicata.

E’ quindi evidente come sia necessario un netto cambio di rotta nella gestione della scuola. Scuola che a tutt’oggi riesce ancora ad offrire un servizio dignitoso al suo personale docente e non docente, titolare o precario (già perchè con la L.107 vigente i precari sono ancora decine di migliaia ed ancora senza contratti definiti) che stoicamente si prodiga nel rimediare alle numerose falle del sistema aperte da molti governi degli ultimi decenni.

Luca Fantò
Referente nazionale PSI scuola

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