venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Senza rete
Pubblicato il 18-11-2016


Il politologo Marc Lazar ha notato che la sinistra europea, impegolata nei suoi conflitti interni, si è dimostrata incapace di leggere la portata dei mutamenti di questo tempo. Ha ragione. Sosteniamo la stessa tesi. Dal Congresso di Venezia (2013) abbiamo sollecitato il PSE a ripensare profondamente la sua politica su tre fronti: migranti, mondo del bisogno, mercati finanziari. Addirittura con la convocazione di un congresso straordinario. Come? Applicando un multiculturalismo fermo nel rispetto delle leggi e dei valori fondamentali delle democrazie occidentali, assumendo misure più incisive a vantaggio delle classi più deboli, prevedendo misure per regolamentare la finanza internazionale. Torneremo alla carica a Praga, tra qualche giorno, in occasione della riunione del Consiglio del PSE.
Purtroppo, e non è una novità, lo scontro nella sinistra è al calor bianco. Qui e altrove. Ricorda – cito Paolo Franchi – il tasso di litigiosità raggiunto mentre in Europa montava l’andata nera e i comunisti scaricavano su socialisti e socialdemocratici offese di ogni sorta, minacce, indescrivibili accuse. Per tutti Palmiro Togliatti: ‘Buozzi è un mercante che patteggia con Benito Mussolini’.
Nemmeno io voglio mettere sullo stesso piano fascismo e populismo. Eppure l’atteggiamento di certa sinistra non è cambiato in nulla. I riformisti sono nel mirino, il loro linguaggio, più pacato, meno irrituale, viene sommerso da preoccupanti colpi di piccone. La ‘rete’ moltiplica distorsioni e sguaiataggine. Churchill lo disse a modo suo: ‘Quando una bugia ha fatto il giro del mondo, la verità è ancora in mutande’.

Mi rivolgo ai socialisti, a tutti i socialisti. Serve moderazione. Le parole sono pietre. Una cosa è manifestare il dissenso, altro diventare togliattiani di ritorno.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Io non so a cosa si riferisca in particolare il Segretario, ma mi trovo in linea di principio d’accordo sull’opportunità di usare moderazione nell’uso delle parole, come del resto è costume dei riformisti, anche se a me, in questo momento almeno, non preoccupa tanto l’asprezza del dibattito, e del confronto, quanto piuttosto l’apparente incapacità di trovar risposta ai problemi dei nostri tempi, che vanno sempre più acuendosi e che sembrano andati ormai “fuori controllo”, creando di riflesso disorientamento ed apprensione nel corpo sociale, ed elettorale (il che non giova di certo alla credibilità della politica).

    Paolo B. 18.11.2016.

  2. Il lLAVORO deve essere la priorità nella bussola di marcia socialista.
    Per esemplificare le conseguenze dal passaggio dall’era rurale a quella industriale si faceva l’esempio di una famiglia che in una giornata fabbricava 100 spilli che gli consentivano di vivere e che successivamente veniva privata della sua fonte di reddito in quanto una macchina ne produceva a migliaia in un’ora.
    Ora nel tramonto o nella modifica degli assetti dell’era industriale, le fonti di reddito provenienti da molte produzioni e tipologie di lavori tradizionali, sono state messe in crisi dalle nuove tecnologie, dalla globalizzazione e dalla prevalenza dell’economia finanziaria su quella reale.
    Allora le teorie e i movimenti sociali della sinistra socialista e comunista lottarono per combattere le distorsioni derivanti da quel passaggio epocale.
    Oggi la Sinistra socialista in occidente si limita a copiare i suoi avversari, per cui l’elettorato alla fotocopia preferisce l’originale mentre il mondo comunista, rappresentato dalla Cina, ha realizzato il compromesso storico tra comunismo e capitalismo.
    Se non si elabora un Progetto Socialista basato su un Nuovo Modello di Sviluppo che per il Lavoro sia in grado di governare quelle tre componenti citate, la crisi e le difficoltà per i lavoratori si aggraveranno fino a sfociare in rivolta. L’Europa continua a non decollare rimanendo legata ai nazionalismi ed il PSE rimane pertanto frutto di questa realtà e pertanto schiavo del suo immobilismo.
    Il PSI è il Partito più piccolo fra tutte le compagini del centro sinistra europeo ma ha alle spalle il bagaglio di una grande cultura e di tante esperienze. Perché non prendiamo noi l’iniziativa con l’elaborazione di un Progetto Socialista pilota con cui stimolare gli altri al suo arricchimento per giungere ad una piattaforma comune con cui misurarci elettoralmente come Socialisti in tutta l’Europa???
    Caro Riccardo: potresti dedicarmi una risposta??
    Grazie da Nicola Olanda

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