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Opinioni e commenti
 

Statali. Tra ‘Riforma’ e attesa di un rinnovo contrattuale
Pubblicato il 28-11-2016


Dopo la sentenza della consulta che ha bocciato parzialmente la riforma della pubblica amministrazione, ora si torna ancora a parlare di rinnovo di contratto per il pubblico impiego, dopo 8 anni di blocco ingiustificato e promesse.


madiaStatali: la Madia “allontana” il contratto

Mancano quarantotto ore alla giornata decisiva. Mercoledì il Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia ed i responsabili dei sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil rappresentati rispettivamente da Serena Sorrentino per la Cgil, Maurizio Bernava della Cisl ed Antonio Foccillo per la Uil si siederanno nuovamente attorno al tavolo per discutere del rinnovo del contratto del pubblico impiego. Sul tavolo l’aumento medio di 85 euro e le modalità di assegnazione. Aumento però che non spetterà a tutti, visto che i docenti rimangono fuori dalle trattative, già flagellati dalla “Buona scuola”. Altro aspetto di cui tenere conto che l’eventuale surplus di 85 euro lordi potrebbe permettere ad alcuni di oltrepassare il tetto dei 26.000 euro entro il quale rimanere per percepire il bonus di 80 euro. Quindi ne uscirebbero 80 per farne rientrare 85.

A rendere incerto il futuro dell’accordo, la Corte Costituzionale con una sentenza, che a una settimana dal referendum, sta facendo molto discutere. Molti decreti ora sono sul filo del rasoio. Dirigenti a tempo, con incarichi di quattro anni rinnovabili al massimo solo per altri due anni. E poi la possibilità di essere licenziati se si è rimossi a seguito di una valutazione negativa e dopo un anno in stand by non si ottiene un nuovo incarico.

Tra i decreti censurati c’è anche quello ribattezzato i furbetti del cartellino. Si tratta delle norme che permettono alle amministrazioni pubbliche di sospendere entro 48 ore i dipendenti colti in flagranza a timbrare e disertare il lavoro o a farsi timbrare da altri il badge. Il governo ha inoltre in cantiere un Testo Unico, che dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri a febbraio.

Altro pilastro della riforma Madia è quello di ridurre le 8.000 società controllate dagli enti locali a 1.000. La legge è entrata in vigore e la pronuncia della Corte è arrivata, dopo il ricorso della regione Veneto, nell’ottobre dello scorso anno.

La riforma è incostituzionale perché il Governo si auto-attribuisce una potestà che spetta anche alle regioni. Come se avesse già legiferato a riforma costituzionale passata e a giochi fatti. Il contratto è bloccato da 7 anni ma la riforma del titolo V risale a 15 anni fa.

Per Matteo Renzi questo l’ennesimo simbolo di “un Paese bloccato” motivo per il quale domenica si andrà alle urne ed è sempre più necessario votare si “perché circondati da una burocrazia opprimente”. Fare campagna elettorale sulla pelle di più di tre milioni di persone in carne ed ossa è scandaloso. I contratti si sono rinnovati anche con questa costituzione, non è necessario cambiarla per firmare l’accordo.

Secondo la ministra Marianna Madia riguardo all’incontro di mercoledì “la situazione si è complicata perché la sentenza arriva nel mezzo di una trattativa con i sindacati”. Spiega che “è prevista una parte economica, gli aumenti medi di circa 85 euro, e una parte normativa per modificare alcuni istituti, come la valutazione o il salario accessorio ma dopo la sentenza, bisogna capire come posso impegnarmi sulla parte normativa, se prima non raggiungo l’intesa con tutte le Regioni. E verificare, come dire, se il governatore del Veneto Zaia è d’accordo. Perché se non lo fosse, si bloccherebbe tutto”.

Di stamattina le parole della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso: “la sentenza della Consulta non interferisce assolutamente sui contratti se non nella volontà del governo di continuare a dimostrare che non si possono fare le cose perché si deve cambiare la Costituzione”. Lo ha detto a Bologna, confermando l’incontro di mercoledì.

Sembrerebbe quindi solamente un problema di volontà politica. “Abbiamo letto con attenzione la sentenza della Consulta ed è scritto in modo esplicito che il riferimento ai decreti legislativi che disciplinano i rapporti di lavoro riguarda il reclutamento del personale ed i concorsi pubblici. Non gli aspetti legati ai contratti di lavoro, alle retribuzioni ed alle relazioni sindacali. Sono questi i temi centrali dell’intesa che vogliamo fare con il Governo”. Queste le parole di Maurizio Bernava, segretario confederale della Cisl.

Per Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil è necessario “portare a termine l’enorme lavoro svolto in questi mesi dalla nostra Organizzazione, insieme a Cgil e Cisl. Noi abbiamo chiesto di affrontare e risolvere due ultimi nodi per spianare la strada, in poche ore, alla firma dell’accordo. Dopo oltre sette anni di attesa, non c’è più tempo: oltre 3 milioni di lavoratori hanno diritto ad ottenere il rinnovo del contratto. Constatiamo, però, che ci sono tentativi di ostacolare l’esito positivo di questa annosa vicenda. Se questi ostacoli persistessero la Presidenza del Consiglio dovrebbe assumersi direttamente la responsabilità di risolvere la vertenza, convocando le parti a Palazzo Chigi e chiudendo il confronto, nel corso di questa settimana, con la firma dell’accordo quadro».

Valentina Bombardieri

Blog Fondazione Nenni

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Commenti all'articolo
  1. Il problema contratto dei Dipendenti pubblici per essere compreso va scisso in due parti. La prima parte riguarda quello normativo la seconda quello retributivo.
    Quella normativa si rende necessaria per risolvere tutte quelle lacune create con il passaggio dalla natura pubblicistica del contratto quella privata e su queste c’è molto da lavorare anche perchè nel frattempo sono arrivate le modifiche legislativi introdotte dal Decreto legislativo, 27/10/2009 n° 150, G.U. 31/10/2009 meglio conosciuto come “Brunetta” e su questo penso che i tecnici ci dovranno un po lavorare. Per quanto riguarda la parte economica bisognerebbe fare un po’ di chiarezza.
    Il termine giusto da usare è ADEGUAMENTO. Parlare di rinnovo legandolo alla parte economica è fuorviante. Nel sistema di accordi che regolano i rinnovi dei contratti nel settore pubblico, (accordo luglio 94), sono indicati i meccanismi per il calcolo dell’adeguamento del salario, una sorta di compensazione rispetto alla perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni. Ora usare termini diversi è fuorviante tanto da trasformare una aspettativa legittima (adeguamento retributivo) in un ingiusto arricchimento (incremento contrattuale senza corrispettivo).
    Il mancato rinnovo dei contratti blocca il potere di spesa dei salari creando nuove povertà. Non si tratta di incrementi ma solo di adeguamenti, se ci si dimentica di dire questo non si fa un buon servizio al Paese. Altro sono le scadenze normative infatti il contratto dei Dipendenti pubblici si forma su due capitoli quello economico e quello normativo il primo di valenza biennale ed il secondo di valenza quadriennale

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