venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Turchia. L’Europa si divide ancora sull’adesione
Pubblicato il 14-11-2016


 

mogherini-gentiloniLa Turchia ha sospeso, licenziato o arrestato almeno 110.000 persone, inclusi militari, giudici e insegnanti, dal tentativo di colpo di Stato. Dal tentato Golpe l’Europa, nonostante gli accordi iniziali, non riesce a trovare una linea ‘comune’ oltre che comunitaria su come continuare i rapporti con Ankara.
Mentre i 28 Stati membri si incontravano a Bruxelles, da Ankara il presidente turco Tayyip Erdogan si è detto pronto a tenere un referendum per decidere se proseguire o meno i colloqui sull’ingresso nell’Unione, e ha ribadito che ripristinerebbe la pena di morte – una mossa che porrebbe fine ai negoziati sulla membership – se il Parlamento approvasse una legge in proposito.
Da Bruxelles intanto a fronteggiarsi sono da un lato l’Austria che guida il fronte dei Paesi che vogliono sospendere i colloqui per l’ingresso di Ankara nella Ue, dall’altro la Gran Bretagna che vuole continuare a tenere una porta aperta verso il Bosforo. “Non dovremmo spingere la Turchia in un angolo, non dovremmo avere una reazione spropositata contro il nostro interesse collettivo”, ha detto Boris Johnson, ministro degli Esteri della Gran Bretagna che dovrebbe lasciare la Ue nei prossimi cinque anni.
“Non sono per portare avanti i negoziati di ingresso e ritengo che questa Turchia non abbia un posto nell’Unione europea”, ha detto invece il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz arrivando a Bruxelles.
Una via di mezzo, come al solito, è quella invece assunta dall’Italia. Vediamo “le difficoltà che si accavallano nelle ultime settimane, ma non saremo noi a chiudere le porte” alla Turchia. Lo dice oggi a Bruxelles il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, a margine del Consiglio Affari esteri dell’Ue, che ha discusso anche dei recenti sviluppi in Turchia. “Ripetiamo la preoccupazione per le evoluzioni più recenti che ci sono state in Turchia, che hanno portato all’arresto dei leader del secondo partito di opposizione e terzo partito parlamentare, l’Hdp (Partito democratico dei popoli)”, ha detto Gentiloni. “Questo non significa che, da parte nostra – ha aggiunto – si chiuda la porta in faccia alla Turchia”. Il titolare della Farnesina ha osservato che “la Turchia conosce le regole del percorso di dialogo con l’Unione europea” e che, “conoscendole, valuterà. Da parte nostra, come Italia – ha sottolineato Gentiloni – c’è sempre stata l’apertura al percorso europeo della Turchia. Vediamo le difficoltà che si accavallano nelle ultime settimane, ma non saremo noi a chiudere la porta”.
Ma la Turchia, resta un alleato troppo importante per l’Europa soprattutto in Siria. Erdogan ne è a conoscenza e ha preso la drastica decisione, seppur temporanea, di chiudere il proprio confine con la Siria dopo che si sono verificati violenti scontri nella città Siriana di Azaz, uno dei villaggi riconquistati dall’opposizione sostenuta da Ankara. “Il posto di frontiera resta aperto soltanto per le ambulanze”, ha dichiarato un responsabile. Il governatore della città turca di Kilis ha dichiarato che il confine è stato chiuso anche al passaggio degli aiuti umanitari.

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