sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

RAPPORTO INSTABILE
Pubblicato il 16-11-2016


Il Premier Matteo Renzi (d) e il Commissario Europeo Jean-Claude Juncker durante il loro incontro a Palazzo Chigi, Roma, 26 Febbraio 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Il Premier Matteo Renzi (d) e il Commissario Europeo Jean-Claude Juncker durante il loro incontro a Palazzo Chigi, Roma, 26 Febbraio 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Ancora screzi tra Bruxelles e Roma. Dopo la sospensione di giudizio sulla Manovra da parte della Commissione europea, l’Italia fa ripartire lo scontro con l’Unione annunciando ieri “la riserva”, ovvero ha sostanzialmente posto il veto alla proposta di compromesso fatta dalla presidenza slovacca per la revisione di mid-term del bilancio pluriennale che il governo italiano non considera accettabile perché mancano garanzie per l’aumento di risorse “a favore delle nostre priorità”, che sono immigrazione, sicurezza, disoccupazione giovanile e programmi per la ricerca.
Ora il veto annunciato dal sottosegretario Sandro Gozi a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles fa ripartire nuove scintille e rimette in forse il marchio europeo d’approvazione della legge di Bilancio italiana.
Anche se l’opinione Ue non entra formalmente nel merito della richiesta italiana di scorporare le spese previste nel 2017 per l’emergenza migranti (0,2% del Pil) e per la ricostruzione e prevenzione legate agli eventi sismici (un altro 0,2%), tuttavia la bozza di legge di bilancio italiana 2017 è “a rischio di non rispetto” dei requisiti del Patto Ue, perché “potrebbe risultare in una deviazione significativa dall’aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine”.
Così come scrive la Commissione nel comunicato che riassume la sua opinione sulla manovra. Bruxelles ha inserito l’Italia nel gruppo di 13 Paesi per i quali sono stati identificati degli squilibri e per i quali è necessaria una revisione approfondita. L’Italia rientra poi, insieme a Belgio, Cipro, Lituania, Slovenia e Finlandia, nella terza fascia del cosiddetto ‘braccio preventivo’ del Patto di Stabilità, quella dei Paesi la cui manovra “pone il rischio di mancato rispetto delle richieste per il 2017”. “La Commissione presenterà le conclusioni delle revisioni approfondite nell’ambito dei suoi Country Report annuali nella prima parte del 2017” si legge.
Ma si intravedono comunque spiragli di ‘apertura’ verso la manovra di Roma. Nel giudicare lo sforamento dei conti pubblici italiani, il maggiore con quello dei conti di Cipro, la Commissione europea terrà conto delle spese eccezionali legate agli eventi sismici e alla gestione del flusso dei migranti. A dirlo è il Commissario agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici.
“Per Cipro e Italia lo sforamento è maggiore. Per l’Italia una parte significativa dello sforamento è dovuta ai costi associati all’attività sismica nel Paese .. E anche alla gestione del flusso dei migranti. Ne terremo conto”, ha detto Moscovici durante la conferenza stampa di presentazione delle opinioni Ue sui budget 2017 dei paesi della zona euro.
La Commissione europea nel documento sul “meccanismo di allerta” degli squilibri macro-economici, pubblicato oggi a Bruxelles, rileva poi che l’Italia non ha ancora avviato un percorso sostenibile di riduzione del debito pubblico, il secondo dell’Ue in rapporto al prodotto interno lordo (Pil). Nella pagina sull’Italia del Rapporto della Commissione europea si legge tra l’altro che le “perdite nell’export
restano sostanziali. La performance esterna e la competitività dei costi soffrono a causa di una ridotta crescita della competitività del lavoro, nonostante una contenuta crescita dei salari ed il deprezzamento del tasso effettivo di cambio. La debole ripresa economica, la bassa inflazione e la politica di bilancio espansiva ritardano la riduzione dell’altissimo debito pubblico e dei rischi ad esso collegati”.
Inoltre presentando i risultati della ricognizione europea, il vicepresidente Valdis Dombrovskis e il commissario Pierre Moscovici hanno introdotto la grande novità di una raccomandazione di “politica espansiva” per l’insieme dell’Eurozona. Bruxelles consiglia cioè di definire politiche fiscali, agendo su tasse e spese pubbliche, favorevoli alla crescita: l’obiettivo aggregato è dello 0,5% del Pil dell’area della moneta unica nel 2017. Moscovici ha spiegato che per la prima volta c’è una indicazione comune, come se in atto ci fosse “un ministro delle Finanze unico” per tutto il blocco dei Paesi. Quindi ha chiarito l’indicazione: “Chi ha un margine di bilancio deve spendere, chi non ha ancora raggiunto gli equilibri di bilancio deve spendersi per farlo”. I due poli sembrano essere proprio la Germania (che ha un surplus nel commercio che da tempo si chiede di riequilirare) e l’Italia. “Ogni paese deve fare la sua parte: quelli che possono, devono investire di più, quelli che hanno meno margine di bilancio devono andare avanti con le riforme e il consolidamento dei conti in maniera favorevole alla crescita”, ha sottolineato il presidente Jean-Claude Juncker nella nota di accompagnamento dei giudizi sui conti.

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