domenica, 22 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Un magistrato, D’Alema e Craxi
Pubblicato il 29-11-2016


Dichiara il presidente del tribunale di Bologna Francesco Caruso: “Con il sì non avremo più una Costituzione ma un atto di forza. E chi vorrà spiegare ai ragazzi dovrà dire che questa riforma è fondata sui valori del clientelismo scientifico e organizzato, del voto di scambio, della corruzione e del trasformismo”. E poi: “Si avvera la profezia dell’ideologo leghista Gianfranco Miglio che nel 1994 proponeva una riforma che costituzionalizzasse le mafie”. Ma vi rendete conto? Io mi vergogno, per lui, sia ben chiaro. Caratteristica di un magistrato dovrebbe essere l’indipendenza, l’equilibrio, la sobrietà. Ci mancava solo l’accenno alla G.P Morgan e alla Goldman Sachs e magari alla Cia. Che ci fosse dietro la mafia l’aveva già dichiarato un altro magistrato, o ex magistrato, come Ingroia. Sarebbe doveroso che il Csm si occupasse di queste vicende.

Massimo D’Alema dichiara testualmente: “Quando Craxi stava per morire, io, che ero premier, tentai una trattativa umanitaria con la Procura di Milano per farlo tornare a curarsi in Italia. Non ci riuscii. Vedete, molti sostengono che Renzi sia simile a Craxi. Forse nel piglio del potere, nel modo di gestire l’autorità… Ma Craxi era di sinistra, Renzi non lo è. Craxi frequentava Arafat, Renzi frequenta Netanyahu”, il premier conservatore israeliano. Ho sempre scritto che Massimo D’Alema é un uomo politico vero. Un combattente, uno che quando parla conosce non solo la lingua italiana, ma anche la tecnica del ragionamento politico. Ho sempre concordato con lui sulla brutalità del termine “rottamazione” applicato alle persone. Il nostro Intini ha scritto un bellissimo libro sul passaggio dalla lotta di classe alla lotta tra le classi di età. Una follia.

Aggiungo che a mio giudizio Renzi ha compiuto due errori: non avere nominato D’Alema alla Ue e non avere eletto Amato presidente della Repubblica. Avrebbe avuto un nemico in meno e un partito alleato in più. Resta il fatto che D’Alema oggi non rivaluterebbe solo Craxi ma anche Mussolini pur di dare addosso a Renzi e che nel 1992 il lider Massimo era la punta di diamante contro i socialisti, tanto che durante la richiesta di autorizzazione a procedere contro Craxi ebbe parole di fuoco fino ad affermare acidamente, rivolgendosi al leader socialista: “L’unica sua passione politica è stata l’odio contro di noi”. Solo dopo la distruzione, certo anche dovuta a clamorosi errori dei socialisti e dello stesso Craxi, del Psi, D’Alema aprì una riflessione sui meriti politici di Craxi. Lo fece dopo la sconfitta elettorale del 1994, penso su suggerimento di Giuliano Amato, per tentare di recuperare i voti socialisti finiti a Berlusconi.

Che poi D’Alema abbia tentato di riportare Craxi in Italia per l’operazione poi praticatagli in condizioni di emergenza in un ospedale militare di Tunisi, lo sapevamo. Che abbia trovato l’indisponibilità dei magistrati milanesi a consentire al paziente, come Craxi aveva tassativamente richiesto, di essere ricoverato in un ospedale milanese senza piantoni davanti alla stanza, era altrettanto noto. Non mi risulta che il presidente del Consiglio ne abbia fatto una questione dirimente. Ha semplicemente accettato il niet della procura milanese. Che Craxi per D’Alema sia poi oggi diventato un uomo di sinistra è certo una novità. Sapeva già dagli anni ottanta dei suoi rapporti con Arafat, ma prima anche coi democratici cileni, coi socialisti spagnoli e portoghesi in esilio, così come coi dissidenti cecoslovacchi. Adesso è diventato di sinistra perché bisogna accusare Renzi di essere di destra. Mai possibile che i comunisti o gli ex comunisti arrivino ad ammettere i loro errori sempre con venti o trenta anni di ritardo? E solo perché conviene? Trasformando un loro nemico scomparso di ieri in un alleato di oggi contro un nuovo nemico…

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Commenti all'articolo
  1. Vero quello che dici. Eppure dopo il referendum esaminando le varie alternative che ci si apriranno di fronte una riflessione dovrà essere fatta per cercare di definire meglio il nostro orientamento politico. Io penso che dovremmo parlare con tutti, e capire le intenzioni di ognuno.

  2. Al di là dell’opinione non convergente che abbiamo sul Referendum, perché di questo argomento tratta anche il presente pezzo, bene ha fatto il Direttore a ricordare quanto fu riservato a Craxi, nella sua veste di paziente.

    Se non ho poi frainteso le parole di Ruvinetti, sembra anche a me ragionevole che dopo il 4 dicembre venga fatta una riflessione sulle varie alternative e sull’orientamento politico, perché questa data segna comunque un indubbio passaggio, e verosimilmente non lascerà tutto com’era prima, qualunque sia l’esito delle urne.

    Paolo B. 29.11.2016

  3. Caro direttore, oserei dire che il tuo pensiero è quello di tutti i Socialisti, purtroppo non è così.
    Ci sono i Socialisti Riformisti, Autonomisti,che sarebbe la mia, la tua parte di riferimento, i Socialisti che si rifanno al legame privilegiato con il residuato del vecchio P.C.I., con la Sinistra Massimalista, ci sono i Socialisti per il “SI” e quelli per il “NO”.
    Posso comprendere il richiamo di chi predica : vogliamoci bene al di la dei diversi riferimenti, umanamente condivisibile, ma un Partito diventa ingovernabile, se non si rispetta la maggioranza che esprime la Linea Politica, questo vale per il riferimento esplicito e puntuale a D’Alema e vale anche per il “SI” al Referendum.

    Buon lavoro e un caro Saluto.

  4. Caro Mauro ti trovo sempre assolutamente perfetto nell’analisi e nelle conseguenze da trarre. Ma saremo molti…e sufficienti…?
    Un amichevole affettuoso arrivederci a presto
    Pino

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