giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Uno che vota sì e uno che vota no
Pubblicato il 17-11-2016


Uno che vota sì non può dire che Salvini vota no, uno che vota no può dire che Verdini vota sì. Uno che vota sì non può dire che chi vota no favorisce Grillo, uno che vota no può dire che chi vota sì favorisce Renzi. Uno che vota sì non può dire che col no si rafforza la componente ex comunista del Pd, uno che vota no può dire che uno che vota sì attenta alla democrazia. Un socialista che vota sì non può dire che il Psi ha deciso di votare sì, un socialista che vota no può addirittura sconfessare un socialista che vota sì. Chiedo parità di scelta e di argomentazione. Nel rispetto di tutte le opinioni e le opzioni di voto.

Uno che vota sì lo fa per la poltrona, se è socialista è un venduto, uno che vota no lo fa per difendere le sue idee, e se é socialista per l’autonomia del suo partito. Uno che vota sì mette le mani sulla Costituzione repubblicana cambiata qualche volta con la testa e qualche volta con le mani, almeno quaranta, uno che vota no difende Nenni, Pertini, Lombardi che sicuramente avrebbero votato come loro perché sono in contatto mediatico coi defunti. Uno che vota sì ha letto male la riforma, non considera il combinato disposto, un intreccio dalle malefiche conseguenze, uno che vota no pensa che l’impegno a cambiare la legge elettorale sia una truffa e che Cuperlo ci sia caduto dentro, al combinato disposto, facendosi male.

Uno che vota sì vuole un Senato non più eletto, anche se un articolo della riforma costituzionale dice il contrario, vuole l’immunità parlamentare dei consiglieri regionali che diventano senatori, senza considerare che l’immunità parlamentare non esiste praticamente più neanche per i deputati, vuole togliere poteri alle regioni, vuole la clausola di supremazia dello stato, insomma deforma la magnifica riforma dell’Ulivo approvata al referendum del 2001 che nessun guasto ha prodotto, nessun ricorso, nessun mercato sulle materie concorrenti, magnifico ed esemplare ritrovato di partecipazione. Quelli che votano no, dice Bersani, sanno che “il dentifricio non rientra nel tubetto” che “il tacchino è sul tetto” che “la mucca nel corridoio bussa alla porta”. Insomma difende la vera democrazia. Come Grillo che ottiene il gradimento di Trump assieme a Salvini, in nome dells più alta espressione di democrazia.

Uno che vota sì è insomma moralmente peggio di uno che vota no. Più subdolo, più elitario, meno popolare, come in questo momento sono tutti i sì in un mondo che sa dire solo no. No ai governi, alla politica, al politicamente corretto, agli establishment e che vuole cambiare tutto anche in Italia, tutto tranne la Costituzione repubblicana, che anche per i riformisti di ieri pare divenuta un tabù. Ma tanto, pensa uno che vota no, poi ci penseremo noi a riformarla bene. Peccato che ognuno di quelli che votano no la vorrebbe riformare diversamente e tutti sono convinti di dire no ancora ai futuri sì. Io sono uno che vota sì convinto solo di una cosa: che il sì sia meglio del no per il merito della riforma, certo migliore della situazione attuale, e per le conseguenze che determina. Sbaglio? Può darsi. Ma possono sbagliarsi e pentirsi anche coloro che pensano di non sbagliare mai e dicono sempre no.

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Commenti all'articolo
  1. “Ma tanto, pensa uno che vota no, poi ci penseremo noi a riformarla bene. Peccato che ognuno di quelli che votano no la vorrebbe riformare diversamente”, sono parole che potrebbero far pensare che .una prevalenza dei NO porterebbe automaticamente all’immobilismo, ossia all’impossibilità di procedere a qualsivoglia Riforma costituzionale per molto tempo a venire, anche per l’assenza di proposte condivise nel fronte del NO.

    Si dimentica o si tralascia però di dire che una proposta da cui ripartire esiste già, ed è quella formulata dal centrodestra dieci anni orsono, e che non superò la prova referendaria del 2006, ma che può essere ripresa e servire giustappunto da “concreta” base di partenza,.

    A me sembra tuttavia, anche se posso naturalmente sbagliarmi, che le questioni di merito abbiano ormai ceduto il passo a quelle di natura più spiccatamente politica, ed è del resto questa l’impronta che venne data fin dall’origine al Referendum, come ben ricordiamo, e ciò convaliderebbe la tesi, sostenuta da qualcuno, che intorno al SI’ andrebbe prendendo corpo quello che venne definito il “Partito della Nazione”

    E’ ovviamente una supposizione, ma se detta tesi non fosse infondata diviene abbastanza naturale che il confronto si infiammi, dal momento che può ridisegnarsi la “geografia” politica dei prossimi anni, diventa cioè una sorta di “prova di forza” dove ciascuna parte cerca di spendere ogni propria ragione, e d’altronde quando si accende una metaforica “miccia” va messo in conto che il “fuoco” possa poi allargarsi e “divampare”.

    Paolo B. 18.11.2016

  2. Capisco la frustrazione di chi, non avendo saputo riformare la Costituzione ( D’Alema, Berlusconi ) si oppone alla riforma del governo attuale, quello che proprio non capisco è perchè alcuni democratici che hanno votato si in parlamento dicono che voteranno no al referendum ( su tutti, Bersani )
    Roba da psicoanalisi.
    Mario.

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