domenica, 22 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

120 ANNI DI AVANTI!
DI QUI SI PASSA!
Pubblicato il 24-12-2016


1919-partito-socialista-italiano-giornale-avanti-roma-754x1024Per la prima volta celebriamo noi stessi, il nostro giornale, la nostra storia. Sono passati 120 anni e questo giornale ha visto veramente di tutto: la monarchia, il fascismo, gli assalti, l’esilio, la Repubblica…la seconda Repubblica e la denigrazione, ma nonostante tutto ci siamo. Come continuano ad esserci, malgrado le lotte, i soprusi. L’Avanti! nacque come risposta all’ingiustizia che veniva perpetrata nei confronti degli ultimi, operai e braccianti che grazie al giornale socialista impararono non solo a conoscere i propri diritti, ma a leggere.
Leonida Bissolati primo direttore dell’Avanti! rispose al Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Antonio Starabba, marchese di Rudinì, che aveva ammonito i dirigenti e gli iscritti al neonato Partito socialista italiano con l’intimazione: “di qui non si passa”, con un titolo che passerà nella storia del socialismo e del giornalismo, “di qui si passa”.
«Noi passiamo a esercitare quella influenza che ci spetta nelle lotte pubbliche, nella vita economica, nello sviluppo morale; passiamo in onta a voi, come passammo in onta a Crispi (…) Il socialismo, on. Starabba, non è una chimera di illusi che vogliono rimodellare il mondo secondo il loro sogno, ma è la coscienza netta e precisa delle necessità imperiose che urgono, nella pratica della vita, la maggioranza degli uomini»

Questo giornale è stato di tutti (nel bene e nel male) e continua ad essere di tutti i progressisti.
Ne abbiamo passate tante “continueremo a passare”.


 Buon Compleanno Avanti! 120 anni fa il primo quotidiano socialista

di Alfonso Maria Capriolo

120 anni or sono, il 25 dicembre 1896, usciva in edicola il primo numero del nuovo 1896-locandina-de-lavantiquotidiano socialista, il primo che aveva l’ambizione di una diffusione su tutto il territorio nazionale. La data, in coincidenza con la festività cattolica del Natale, non era stata scelta a caso: come Gesù Cristo, l’Avanti! nasceva per dare voce e sostegno alle ragioni degli ultimi, degli oppressi, dei diseredati. Del resto, nell’iconografia socialista di fine ‘800, non era infrequente il riferimento a Gesù quale “primo socialista della storia”, specie in riferimento alla cacciata dei mercanti dal Tempio, identificati molto semplicisticamente con i capitalisti dell’epoca moderna.

Ne era direttore Leonida Bissolati, redattori Ivanoe Bonomi, Walter Mocchi, Alessandro Schiavi, Oddino Morgari e il disegnatore satirico Gabriele Galantara, nativo di Montelupone, in provincia di Macerata. Proprio a Galantara viene attribuita la creazione del logo del giornale, con i tipici caratteri corsivi arrotondati ed il punto esclamativo finale, riconducibili allo stile liberty di fine XIX secolo. Il nome della testata riprendeva invece quella dell’omologo giornale della socialdemocrazia tedesca, Vorwärts. Altri giornali che portavano lo stesso titolo erano stati fondati precedentemente, tra cui uno nel 1881 a Cesena da parte del primo deputato socialista, Andrea Costa, e un altro nel maggio dello stesso 1896 a Cassino (FR) dal filosofo marxista Antonio Labriola. Alla metà degli anni novanta dell’Ottocento, il Partito socialista italiano contava numerosi giornali – circa quaranta – tra settimanali, quindicinali e mensili pubblicati in varie parti d’Italia. In realtà molti di essi avevano tirature assai limitate e rappresentavano soltanto sé stessi o situazioni locali assai circoscritte.

1905-avanti-della-domenica2Nel congresso socialista di Firenze del luglio 1896 erano emersi programmi di sviluppo editoriale e la decisione di fondare un giornale a carattere nazionale. Inoltre, è da tenere presente il fatto che nelle elezioni politiche tenutesi in quell’anno, il Partito socialista aveva quasi quadruplicato i suoi consensi rispetto al 1892 e mandato in parlamento 16 deputati. Venne lanciata una sottoscrizione a livello nazionale tra i militanti grazie alla quale si ottennero 3000 abbonamenti: uno dei primi abbonati fu il filosofo liberale Benedetto Croce. La sede era a Roma, nel Palazzo Sciarra in Via delle Muratte (tra via del Corso e Fontana di Trevi). Una copia costava 5 centesimi di lira, l’abbonamento annuale 15,00 Lire, quello semestrale 7,50 Lire, quello trimestrale 3,00 Lire, quello mensile 1,25 Lire. Dal gennaio 1903, fino al marzo 1907 il giornale socialista ebbe anche un supplemento settimanale, l’Avanti! della Domenica, uscito in diretta concorrenza con la borghese Domenica del Corriere, anch’essa nata, nel 1899, come supplemento settimanale del Corriere della Sera.

Fu uno dei periodici culturali più interessanti di quel primo decennio del Novecento che coincise con l’età giolittiana e della sinistra costituzionale, un periodo storico di grandi conquiste economiche e sociali e che conobbe il primo autentico incremento del benessere collettivo. Il suo direttore, dall’estate del 1903, fu un giovane e coraggioso redattore dell’Avanti!, Vittorio Piva, di soli ventotto anni. Sotto la sua direzione la rivista divenne sempre più indipendente dal PSI e, grazie alle innovazioni grafiche, contenutistiche e stilistiche, divenne una delle riviste illustrate di punta nell’Italia di allora.

redazione-avanti-del-1905L’Avanti! ha attraversato tutta la storia d’Italia, contribuendo in maniera fattiva all’emancipazione dei lavoratori, molti dei quali impararono a leggere proprio grazie alle letture ad alta voce del giornale nelle Camere del Lavoro e nelle Società di Mutuo Soccorso. Per questo il quotidiano socialista fu spesso oggetti di sequestri, censure, fino alla chiusura nel 1926 a seguito dell’emanazione delle leggi “fascistissime”. L’Avanti! riprese le pubblicazioni all’estero, ad opera del PSI in esilio a Parigi, su impulso di Pietro Nenni, che ne resterà il direttore ininterrottamente fino al 1948. Per lui il giornale era fondamentale per i socialisti tanto che sosteneva che per fare politica “serviva una segretaria e l’Avanti!”nenni-legge-lavanti

Nel corso degli anni si sono alternati alla sua guida il fior fiore del gruppo dirigente socialista, seguendo le vicende interne del Partito Socialista nella ininterrotta contesa tra riformisti e massimalisti: oltre a Bissolati e Nenni, Enrico Ferri, Oddino Morgari, Claudio Treves. Dall’ottobre 1912 all’ottobre 1914 il giornale venne diretto da Benito Mussolini, al quale il Congresso nazionale di Ancona del 26-28 aprile 1914 tributò una mozione di plauso per i successi di diffusione e di vendite del giornale, quello stesso giornale che, tra il 1919 e il 1922, fu oggetto dell’assalto e delle devastazioni delle squadre fasciste per ben cinque volte.

1922 Violenze inutili; Vignetta di Galantara per l'Asino

1922 Violenze inutili; Vignetta di Galantara per l’Asino

Durante la prima guerra mondiale l’Avanti! fu diretto da Giacinto Menotti Serrati, e, nel secondo dopoguerra, da Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Guido Mazzali, Tullio Vecchietti, Giovanni Pieraccini, Francesco De Martino, Franco Gerardi. Gaetano Arfé, Flavio Orlandi, Paolo Vittorelli. Dal 1978 al 1981 la direzione fu assunta dal segretario del PSI, Bettino Craxi, che fece dell’Avanti! lo strumento di diffusione della politica del nuovo corso socialista. Gli successero Ugo Intini, Antonio Ghirelli, Roberto Villetti, Francesco Gozzano.
Nel 1994 il giornale venne travolto dalla gravissima crisi finanziaria che costrinse il 47° Congresso del PSI a deliberarne la messa in liquidazione. Nel 1996 comparve in edicola il quotidiano-clone L’Avanti! (con la “L” davanti alla testata) edito dal faccendiere Valter Lavitola, che cessò le pubblicazioni dopo pochi mesi, per riapparire in edicola nel 2003, fino al 2011. Il faccendiere e Sergio De Gregorio, ex-senatore del PdL ed exdirettore de L’Avanti!, furono indagati dalla Procura della Repubblica di Napoli per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, per avere fatto risultare che l’editrice de L’Avanti! possedesse i requisiti per ottenere i contributi previsti dalla legge per l’editoria, percependo indebitamente, in tutto, 23 milioni e 200.000 euro, ricevuti dal 1997 al 2009. Per tali reati Lavitola il 9 novembre 2012 ha patteggiato davanti al GIP presso il Tribunale di Napoli la pena di 3 anni e 8 mesi. La Corte dei conti del Lazio, con la sentenza n.24/2015 dell’11 marzo 2015, ha condannato Valter Lavitola e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato 23 milioni e 879.000 euro. Ai due sono stati sequestrati beni per 9 milioni di euro. Nel 1998 iniziò le pubblicazioni il nuovo Avanti! della domenica, settimanale organo dei Socialisti Democratici Italiani (SDI), schierato nell’ambito del centro-sinistra.
Dopo aver cessato le pubblicazioni nel 2006, il settimanale è stato nuovamente edito dal 7 febbraio 2010 al 6 ottobre 2013, come organo ufficiale del PSI (erede dello SDI), aderente all’Internazionale socialista e al Partito Socialista Europeo. Il 5 gennaio 2012 è apparso sul web il quotidiano Avanti! on-line, a seguito della definitiva riappropriazione della testata originale “Avanti!” da parte del PSI di Riccardo Nencini. L’ Avanti! on-line è diretto da Mauro del Bue, ex parlamentare socialista.
Buon compleanno, Avanti!

Alfonso Maria Capriolo
Presidente del Circolo “Pietro Nenni” – Ancona

Per maggiori informazioni qui il video sulla storia dell’Avanti! a cura di Ugo Intini

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Commenti all'articolo
  1. La conclusione della premessa, ossia “Ne abbiamo passate tante-continueremo a passare”, mi sembra molto appropriata, e calzante, ma nella frase che la precede io non avrei parlato di “progressisti”, quanto piuttosto di “rifomisti” ovvero “liberal-rifomisti”, due vocaboli molto consoni e confacenti alla storia socialista.

    Il termine progressista richiama più specificamente quella che se non erro venne definita l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici, il cui ricordo non sembra incontrare più grande entusiasmo neppure tra i sostenitori di un tempo, perché al suo nascere era apparsa carica di buoni proponimenti, rimasti purtuttavia tali, vale a dire belle parole e poco più, secondo almeno la sensazione di molti.

    E’ sembrata cioè mancare la capacità di tradurre i principi in azione politica, mentre è giustappunto questo il ruolo della politica, ovvero il saper dare concretezza alle idealità, per affrontare i problemi nei quali si imbatte mano a mano la vita di una collettività, e quando ciò non succede, nel senso che i problemi restano irrisolti o quasi – o come tali sono avvertiti – prendono via via corpo nella società sentimenti quali la delusione, sfiducia e disaffezione, specie se all’origine le idealità sono state per così dire “enfatizzate”.

    Nel lessico politico i progressisti sono stati tradizionalmente contrapposti ai conservatori, intesi questi ultimi come i rappresentanti dell’immobilismo, rispetto al forte dinamismo dei primi, ma l’esperienza del passato ci dice che talora è preferibile procedere a piccoli passi, attenti a salvaguardare quanto di buono abbiamo, anziché proporsi grandi “slanci”, destinati semmai a rimanere sulla carta, o che possono semmai cambiare ciò che varrebbe la pena di mantenere così com’è (e per questo mi parrebbe più opportuno parlare di “riformisti”).

    Paolo B. 26.12.2016

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