martedì, 24 gennaio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

A proposito di una sentenza
Pubblicato il 29-12-2016


Non mi arrovello a cercare il senso di una sentenza che rifiuta la sospensiva della prima attorno agli effetti del congresso di Salerno. Ne prendo atto, amaramente. Credo che nessuno possa cantare vittoria se ricorre dall’interno di un partito ai tribunali. Non credo che soprattutto la comunità socialista abbia mai sentito il bisogno di affidare ai responsi delle aule di giustizia quel che é dovere della politica. E’ vero che la sentenza che riguarda le richieste dei ricorrenti é opposta, nelle sue motivazioni, a quella precedente. La prima era attinente un certo numero di tessere che non trovavano giustificazione negli atti del partito, la seconda travalica la precedente motivazione e si arrampica sugli specchi della ripartizione dei delegati che avrebbe dovuto essere compito, secondo il giudice, del Consiglio nazionale, mentre invece, come é stato correttamente sottolineato, è compito della commissione di garanzia. Quasi impossibile da credere che per causa della mancata ripartizione regionale dei delegati da parte del Consiglio si sia confermata una sentenza di annullamento di un congresso.

Quisquiglie da azzeccagarbugli. Stiamo parlando di un ricorso rifiutato a una sospensiva. Il giudizio di merito avrà i suoi tempi. Chissà quando se ne riparlerà. Prendiamo dunque atto che dobbiamo ripartire dagli organi eletti a Venezia, con un segretario che è in carica e un Consiglio nazionale nel quale sarà difficile motivare la permanenza di coloro che hanno aderito a un altro partito o che non hanno rinnovato la loro iscrizione. Possiamo tornare indietro di oltre tre anni dal punto di vista organizzativo, ma non possiamo fermare la politica a tre anni fa. Lasciamo anche perdere il danno di immagine e di credibilità che questa vicenda provoca e concentriamoci su quel che dobbiamo fare. La prima cosa da fare é completare il nostro tesseramento, senza una minima sbavatura e aprendo cosi una veloce fase congressuale. L’alternativa è quella di far funzionare gli organi eletti col congresso di Venezia e convocare il congresso dopo le elezioni, se mai dovessero essere anticipate.

Certo le elezioni anticipate possono intralciare il nostro percorso. Ma se scegliamo la strada del congresso subito un organo, il Consiglio nazionale, quello eletto a Venezia, lo potrebbe convocare già a gennaio e questo ci permetterebbe un suo regolare svolgimento entro la fine di febbraio. Ovviamente la platea congressuale dovrà essere approvata dalla commissione di garanzia composta dai rappresentanti delle diverse mozioni, se saranno più di una. Queste ultime andranno presentate in Consiglio nazionale con le norme previste e secondo le procedure approvate, senza modifica alcuna. Dispiace che mentre tutti noi potremmo essere impegnati in uno sforzo congiunto per ridare slancio alla nostra comunità, per aprirle nuovi spazi politici, per tentare di organizzare una lista e di concorrere ad una alleanza, saremo costretti a fare macchina indietro di tre anni. A contarci, forse scontrarci, in un nuovo congresso dove non è escluso prevalgano vecchie inimicizie e rancori. Ma questo è.

Francamente non mi é chiaro se i dissidenti che sono ricorsi alle aule di un tribunale intendano partecipare a un nuovo congresso, se coloro che non l’hanno fatto intendano iscriversi per questo al partito, se vorranno presentare una mozione e su quale proposta politica, se vorranno lanciare su questo una loro candidatura alla segreteria. Francamente me lo auguro, perché semplicemente contestare, ricorrere, distruggere, non mi pare porti qualche beneficio a un partito nel quale si vuole militare. Ognuno di noi sta tentando di dare il proprio contributo perché una storia e un’identità non vengano cancellate. Il rischio oggi è molto alto. Con l’Avanti io mi sto impegnando, credo senza alcuna chiusura e senza spirito di parte e profondendo tutte le mie energie, per tenere accesa una fiamma. Spegnerla é molto semplice. Ma attenzione, perché poi la responsabilità, cioè la colpa, resta. E il buio é molto triste per tutti.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Condivisibili le considerazioni sulla sentenza, la proposta di far rivivere la composizione degli organi emersa dal Congresso di Venezia, la convocazione di un nuovo Congresso (aperto agli iscritti, a chi intenda ora iscriversi, alle Associazioni di orientamento socialista, all’Umanesimo e al Risorgimento!) prima o dopo le elezioni politiche, a seconda della loro prossimità, nonchè la fissazione della data per la chiusura del tesseramento sulla base del quale stabilire la platea congressuale.
    Occorre, però, che questi obiettivi e le strade per conseguirli siano dichiarati formalmente dalla Segreteria e dalla Direzione integrate con i componenti dimissionari o esclusi per editto. Un gesto di apertura che possa portare alla riconciliazione, in una fase politica che la prevalenza del NO apre al rilancio dell’Idea.

  2. situazione ingarbugliata di cui rideranno gli avversari politici; in termini più semplici: tutto quanto accaduto dopo il congresso di Venezia non conta? quindi ci vuole un altro congresso a partire da Venezia? se è così, i ricorrenti partecipano o no ? in tutto questo guazzabuglio Biscardini and co. parteciperanno oppure no? giusto per capire se sono in vista altri ricorsi e così si chiude la baracca !

  3. Carissimo Mauro
    Ricordo confronti aspri, scissioni e ricomposizioni nel PSI, conoscevo le contrapposizioni esistenti tra maggioranza e minoranze prima e dopo il Congresso di Venezia, ma mai avrei immaginato che alcuni compagni potessero ricorrere al Tribunale per averne un giudizio su presunte irregolarità relative al tesseramento e alle relative dinamiche che lo legano all’ultimo Congresso di Salerno. Qualsiasi possano essere state le ragioni della contesa politica, quel ricorso lo ritengo un atto ingiustificabile e deprecabile all’interno di un Partito Socialista!!!!
    Io non ero d’accordo:
    sul Job Act, sull’Italicum, sulla Riforma Costituzionale del Governo, sull’abolizione della tassazione sulla casa anche per chi può permettersela (si possono recuperare 5 miliardi anno da dedicare ad edilizia popolare e di sostegno a mutui per le giovani coppie), sugli 80 Euro e sui Bonus come voto di scambio (10 miliardi all’anno più quelli per Bonus da destinare invece ad altre priorità e necessità primarie), sulla decontribuzione (circa 14 miliardi) senza garanzie di nuovi posti di lavoro reali anziché di sola trasformazione di un posto di lavoro esistente da contratto a tempo determinato a indeterminato
    Contesto
    i 150 miliardi di debito pubblico aggiuntivo accumulati in 1000 giorni di Governo (7 milioni l’ora) senza che siano stati impegnati per investimenti strutturali, i quasi 10 milioni tra cittadini in povertà assoluta o alla sua soglia, gli oltre 10 milioni di cittadini disoccupati o con lavori precari, l’insopportabile livello raggiunto tra le diseguaglianze sociali e la disparità inaccettabile nelle pari opportunità per l’accesso alla sanità, all’educazione dei figli, al sostegno del lavoro femminile.
    Pur partecipando al Governo con il nostro Segretario, l’Avanti non ha mai censurato queste mie denunce come pure le riserve che nei commenti ho espresso a Nencini. Ma nei suoi confronti la mia era una valutazione politica perché a livello personale nutro una grande stima per la sua grande cultura, per le esperienze che ha condotto positivamente prima come Presidente della Regione Toscana, poi come suo Assessore al Bilancio ed ora come Vice Ministro, nel cui incarico hai condotto felicemente in porto l’importantissimo e delicato capitolo sul Regolamento degli Appalti. A differenza di tanti famosi o importanti compagni che si sono allontanati dalla vita attiva del PSI o addirittura l’hanno abbandonato, dopo averne ricevuto onori e benefici, Nencini è ancora operoso nel ruolo di dirigente politico e amministrativo nella compagine socialista. Solo questo grande merito sarebbe sufficiente per avere nei suoi confronti il massimo rispetto.
    A un compagno che ha abbandonato il Partito gli ho detto: comprendo la tua amarezza che è la mia e di tantissimi socialisti. Io ho lottato spesso per le mie idee in posizione di minoranza e lo continuo a fare tutt’ora, ma all’interno della mia Comunità Socialista. Chi è in disaccordo in una comunità si confronta per cercare di correggere le posizioni che ritiene non adeguate o per cercare di rovesciare il consenso della maggioranza a suo favore. Sono le regole della Democrazia e a maggior ragione quando si ritiene che vengano calpestate ci si batte all’interno per ripristinarle. Abbandonando la Comunità si indeboliscono le idee per cui ci si era battuti a vantaggio dei più forti e lasciando soli coloro con cui si erano condivisi certi obiettivi. Il “Voi” che certi compagni indirizzano a chi dissente, va rivolto agli avversari esterni di una Comunità. In questa occorre definirci tutti come “Noi”.
    Ora, purtroppo a fronte dell’esito del giudizio emesso dal Tribunale, chi risulta perdente è la causa socialista e, con essa, continuerà a essere vituperata l’immagine del PSI di fronte all’opinione pubblica.
    Di fronte a questa triste prospettiva evitiamo di produrre ulteriori ferite, impegnandoci invece a rilanciare sul serio la nostra identità nelle scelte di politica economica e sociale e nel renderle evidenti con una chiara autonomia nei confronti del PD. Alleati si, vassalli no !!!
    Se ora è necessario un Congresso facciamolo rispettandone le tappe statutarie partendo dalle Sezioni e proseguendo con i Provinciali, i Regionali e solo alla fine con quello Nazionale.
    Penso che oltre a varie riflessioni e a una doverosa autocritica, dovremo prendere delle decisioni che determineranno le nostre scelte future per la prossima legislatura. I congressi non si fanno solo per determinare i gruppi dirigenti ma anche per aggiornare le scelte politiche al mutare del quadro politico. Partendo dal ricomporre la nostra unità interna, propongo che questo Congresso Straordinario, con al centro la promozione di un’Assemblea Costituente, sia aperto a tutta l’Area della Sinistra nelle sue varie colorazioni ed espressioni riformiste, perché più che alla conservazione del nostro piccolo Partito dobbiamo renderci promotori di una GRANDE ALLEANZA di ALTERNATIVA sociale ed economica ancorata ad un Progetto Socialista per un nuovo Modello di sviluppo.
    “Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio” ti abbraccio fraternamente.
    Je suis socialiste

  4. Nel ribadire il mio profondo disagio verso chi, o per moda o per semplice imperizia politica, si è rivolto al Tribunale, ritengo un Congresso, seppure abborracciato, frettoloso ed intempestivo, la strada più lineare, anche se richiede fatica, impegno, sforzo organizzativo, che sarebbe stato meglio indirizzare verso una comunque imminente campagna elettorale. Affronteremo anche questa vicenda con il solito stoicismo, ma anche con la determinazione di chi vuol sciogliere tutti i nodi in sospeso. Complicarci la vita da soli è il nostro hobby preferito

  5. Mah, credo che tutto quello che sta succedendo, compreso l’uscita di Bortolomei, i distinguo do Bobo e Biscardini, il confluimento diretto di Di Lello nel PD, ecc, fanno parte di un malessere che riflette quello di tanti elettori socialisti senza tessera che hanno votato NO all’ultimo referendum, anche perché vedevano il completo schiacciamento dei vertici rimasti, sulla dirigenza del PD.
    Un partito c’è ed è se stesso, se persegue una propria chiara ed individuata linea politica distinta da altri. A noi socialisti non dovrebbe essere difficile. Ed ha sempre il coraggio di confrontarsi con l’elettore nelle campagne elettorali; le alleanze si fanno dopo.
    Non c’è da scandalizzarsi se, nonostante l’impegno si raccoglieranno pochi voti. SONO NOSTRI!
    Propendo quindi per un atto di lealtà verso la sigla PSI (questo simbolo invece non ha mai affascinato nessuno) con le dimissioni di tutti i dirigenti da ogni carica interna. Se Nencini reitiene di rimanere nel governo, che ci stia, tanto non è lui che ne determina la politica.
    Una comissione paritetica determinerà poi lle regole e la platea congrassuale, badando più a quello che ci unisce (e dovrebbe esssere tanto) da quello che ci divide.
    Caro Mauro, non siamo più il Partito dove siamo cresciuti, che si poteva permettere scontri all’ultimo sangue; siamo un embrione sotto liquido amiotico, che ha bisogno di moltiplicarsi e diventare soggetto ATTIVO.
    Fate voi. Per me se non si fa ciò siamo proprio all’ultima spiaggia, ma certo che – come dicono scurrilmente i romani – ritirarsi dalla lotta significa proprio essere figli di mignotta!
    Giampaolo Mercanzin.

  6. I versi di manzoniana memoria, che chiudono il commento di Nicola, potrebbero essere adottati anche da un partito, il quale, ancorché di piccole dimensioni, volesse sentirsi libero di far valere le proprie ragioni, forte per l’appunto delle proprie idee, e della propria storia, non certo immune da errori e imperfezioni, ma percorsa altresì da momenti di grande dignità, e fierezza.

    Al di là della questione giudiziaria, che ha avuto il suo corso, io mi preoccuperei ora degli aspetti politici – a cominciare dal come atteggiarsi sulla nuova legge elettorale – ossia di ciò che può interessare l’elettorato, e mi sembra dunque appropriato l’invito, sempre di Nicola, a “rilanciare sul serio la nostra identità nelle scelte di politica economica e sociale e nel renderle evidenti con una chiara autonomia nei confronti del PD”.

    Ma vorrei nel contempo chiedergli come si possa affermare la propria autonomia quando si prefigura un’alleanza a senso unico, ossia orientata a prescindere verso il PD – così almeno ho inteso le sue parole “Alleati si, vassalli no !!!.” – perché a mio avviso l’identità e l’indipendenza si sostanziano anche tramite patti ed accordi che non siano predeterminati, ma concepiti in base ai rispettivi programmi, i quali mi sembrano ancora da definire, se non in “alto mare”.

    Non andrebbe poi dimenticato che c’è chi – a torto o a ragione, ma in politica valgono anche le sensazioni – ha visto nella “energica” campagna per il SI’ una sorta di “sudditanza” rispetto alla analoga posizione del PD, senza che si comprendessero le ragioni per le quali un socialista dovesse spendersi tanto fervidamente al riguardo, il che si è rivelato essere quantomeno un “errore”, che adesso va in qualche modo riparato, almeno a mio parere.

    Paolo B. 30.12.2016

  7. I versi di manzoniana memoria, che chiudono il commento di Nicola, potrebbero essere adottati anche da un partito, il quale, ancorché di piccole dimensioni, volesse sentirsi libero di far valere le proprie ragioni, forte per l’appunto delle proprie idee, e della propria storia, non certo immune da errori e imperfezioni, ma percorsa altresì da momenti di grande dignità, e fierezza.

    Al di là della questione giudiziaria, che ha avuto il suo corso, io mi preoccuperei ora degli aspetti politici – a cominciare dal come atteggiarsi sulla nuova legge elettorale – ossia di ciò che può interessare l’elettorato, e mi sembra dunque appropriato l’invito, sempre di Nicola, a “rilanciare sul serio la nostra identità nelle scelte di politica economica e sociale e nel renderle evidenti con una chiara autonomia nei confronti del PD”.

    Ma vorrei nel contempo chiedergli come si possa affermare la propria autonomia quando si prefigura un’alleanza a senso unico, ossia orientata a prescindere verso il PD – così almeno ho inteso le sue parole “Alleati si, vassalli no !!!.” – perché a mio avviso l’identità e l’indipendenza si sostanziano anche tramite patti ed accordi che non siano predeterminati, ma concepiti in base ai rispettivi programmi, i quali mi sembrano ancora da definire, se non in “alto mare”.

    Non andrebbe poi dimenticato che c’è chi – a torto o a ragione, ma in politica valgono anche le sensazioni – ha visto nella “energica” campagna per il SI’ una sorta di “sudditanza” rispetto alla analoga posizione del PD, senza che si comprendessero le ragioni per le quali un socialista dovesse spendersi tanto fervidamente al riguardo, il che si è rivelato essere quantomeno un “errore”, che adesso va in qualche modo riparato, almeno a mio parere.

    Paolo B. 30.12.2016

Lascia un commento