sabato, 25 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Aldo Forbice, Fuori dal coro nella conquista dei diritti umani
Pubblicato il 12-12-2016


Aldo ForbiceAldo Forbice è noto per aver condotto il programma Zapping di Radio 1Rai, ma anche per aver scritto molti saggi di interesse umanitario e di denuncia sociale. Come autore egli ha uno stile inconfondibile, che «lascia sempre nei suoi testi tracce anche profonde delle proprie esperienze personali e professionali»: è questo un leitmotiv che bisogna tenere presente nella lettura del suo romanzo Fuori dal coro. Uno strano suicidio, un giornalista catapultato nell’indagine e una domanda: “Cos’è la libertà”, (Dario Flaccovio editore, Palermo 2016, pp. 319). Un romanzo anomalo non autobiografico, in cui si fonde però con sagacia un vissuto quotidiano misto a vicende fantasiose, che confluiscono in una trama avvincente, quasi in un thriller con «alcuni inquietanti suggestioni ultraterrene» (p. 7).
Il protagonista, Max Ferrari, è un conduttore radiofonico, che un giorno resta colpito dallo strano suicidio della giovane Sofia Chiti, moglie di un noto architetto. Egli dà la notizia nella propria trasmissione La Ribalta, sollevando molti interrogativi, che ingombreranno per parecchio tempo la sua mente su quella morte misteriosa avvenuta nel quartiere dei Parioli. Spinto da curiosità e da un profondo senso di giustizia, egli si reca nella zona dove conosce la sorella Giulia, che lo coinvolge in un groviglio di relazioni, di bugie e di segreti atti a suscitare maggiore curiosità per un caso chiuso in modo frettoloso dalla polizia.
Senza ricavare una risposta soddisfacente, Max si dedica nel frattempo alla propria trasmissione radiofonica, coadiuvato da un gruppo composito di collaboratori, non sempre animati da passione professionale per la scarsa gratificazione economica e l’eccessiva invasività degli ascoltatori. Nonostante il clima non sempre idoneo a rendere più viva la trasmissione, egli promuove campagne umanitarie contro la pena di morte, la tortura, la violenza sulle donne e sui bambini in vari Paesi del mondo. Riguardo a quest’ultima iniziativa pensa così di lanciare una campagna umanitaria (oltre che professionale), che punti sulla denuncia del turismo sessuale, dei bambini-soldato e delle mutilazioni sessuali. La violenza su questi piccoli esseri umani è connessa al «traffico di organi», ossia – come gli riferisce in una telefonata un’anonima infermiera – ad «un fenomeno criminale poco conosciuto», in cui sono coinvolti chirurghi senza scrupoli, mediatori e procacciatori delle vittime innocenti. Il «turpe traffico» si inserisce in un «commercio clandestino e illegale di organi», che ha un tariffario ben preciso: «rene 200 milioni, fegato 300, cornea 170, midollo osseo 320, cuore 300, pancreas 280, arterie 20 milioni…» (p. 83).
La denuncia dell’autore, già compiuta nel suo pionieristico libro Orrori. I crimini sui bambini del mondo (Milano 2004) arricchisce quella dell’Unicef, organizzata per contrastare le diverse forme di schiavitù dell’infanzia. Un traffico criminale, oggi presente anche su Internet, che dà la possibilità ad organizzazioni malavitose di gestirlo in «catene dell’espianto» con sedi in India, Messico, Pakistan, Romania e Turchia. Uno spaventoso uso del traffico di organi, che si aggiunge a quello del mercato sessuale, di cui in Occidente si continua a sottovalutare la natura devastante del fenomeno e «a fingere che non accade nulla» (p. 84).
Nel prosieguo del racconto Max descrive l’incontro con il sindaco capitolino, la presenza delle varie organizzazioni umanitarie e il ruolo svolto dalla trasmissione nel salvare la vita di Safiya dalla lapidazione. L’iniziativa passa inosservata nello staff redazionale, assorto nell’indifferenza o rinchiuso nel proprio tornaconto personale, mentre Max cerca di convincerlo a svolgere le funzioni assegnate dalla Grande Azienda e a proseguire la lotta a favore delle donne oppresse in Nigeria. Per il conduttore radiofonico la tutela dei diritti umani deve assumere una valenza nuova nella trasmissione, al di fuori delle pressioni politiche e dei gruppi economici. La sua visione professionale si scontra con la mentalità burocratica dei funzionari, sottoposti a ricatto di ogni sorta nell’assunzione di nuovi giovani e intenti a trascurare il merito a favore della «segnalazione».
Nel frattempo l’inchiesta del suicidio di Sofia rimane sempre aperta (seppure catalogata come suicidio), mentre la scomparsa della sorella apre scenari nuovi con la sua fuga prima in Costarica e poi in Argentina, dove dà alla luce una bimba di nome Benedetta Sofia (p. 136). Un’intensa e inquietante narrazione che si arricchisce con l’atteggiamento equivoco del marito architetto e della sua collaboratrice Alessia, entrambi conoscitori di molti misteri ma restii a rivelarli per il timore di essere invischiati nel suicidio della povera Sofia. Una trama che lascia però in una situazione vaga il rapporto del protagonista con la figlia «volatilizzata, senza che lui potesse più incontrarla e neppure sentire la sua voce al telefono» (p. 189). La sua insonnia, causata dalla lontananza della figlia, lo martella di tristi pensieri per colpa della madre, la cui cattiveria si manifesta con il ricorso ai numerosi ostacoli di carattere giudiziario e di condizionamento psicologico della comune figlia, «sino al vero e proprio plagio, una sorta di ostruzionismo di ogni tipo» (p. 233): un’amore filiare travolto da situazioni incresciose che si ripercuotono sulla salute di Max a causa di un tradimento muliebre, di una vendetta inspiegabile e di una partenza dai Castelli romani per Torino, la città subalpina simbolo della doppiezza umana.
La campagna sui costi della politica riscuote grande successo tra gli ascoltatori e gli intellettuali più o meno noti. Essa verte sull’urgenza di eliminare indennità e vitalizi, oltre che sulla riduzione del numero dei parlamentari e sul taglio di privilegi e diritti acquisiti. Su questa situazione viene promossa una raccolta di firme, che suscita reazioni contrarie del ceto politico e della Grande Azienda, l’uno intento a salvaguardare interessi corporativi e l’altra asservita al potente di turno. Il suo direttore si oppone alla raccolta per il timore di perdere la poltrona e per il rischio di dispiacere agli ambienti filogovernativi. La cospicua raccolta di firme (527.037) e la loro consegna ai Presidenti delle due Camere vanificano la frenetica attività del conduttore, che vede l’iniziativa ritorcersi come un «boomerang» sulla trasmissione. Essa viene infatti presa di mira dal ceto politico con alcune interrogazioni parlamentari, mentre il conduttore è tacciato di ledere le istituzioni e il prestigo del servizio pubblico.
La Grande Azienda, ignara del successo straordinario della trasmissione, decide di chiuderla e di non rinnovare più il contratto al conduttore. Il licenziamento e l’abbandono della redazione, la fine del programma e l’assenza di solidarietà gli provocano una grande sofferenza per l’ingiusta uscita di scena e l’estromissione «da un copione in cui era entrato con forza da protagonista e dal quale era uscito come un figurante, cioè un personaggio non essenziale, neppure come testimone» (p. 289).
Rimane la soddisfazione dell’insegnamento, la solidarietà dei suoi allievi e soprattutto il loro interesse verso i diritti umani, la cui tutela è costellata da innumerevoli successi, ma anche da ostacoli insormontabili. La sistematica e quotidiana violazione dei diritti umani è diffusa in tutto il mondo, dove bambini e donne sono le principali vittime in India con le vedove che «ancora oggi finiscono sul rogo insieme al corpo del marito» (p. 294), in Pakistan con le donne devastate dall’acido oppure in Cina con le donne vittime della secolare schiavitù degli uomini. Di queste inaudite violenze Max offre un quadro minuzioso e realistico del Rwanda, della Siria, del Pakistan o di altri Paesi come l’Afghanistan o il Bangladesh, dove i talibani cacciano le bambine dalle aule scolastiche con il gas asfissiante oppure i lenoni ricorrono alla droga per costringere le bambine a prostituirsi. A Tangail, una cittadina situata nel centro del Bangladesh, la prostituzione minorile ha una dimensione macroscopica per l’elevato numero di bordelli, dove bambine di dodici-tredici anni sono costrette a ingoiare pillole per le mucche con lo scopo di farle ingrassare e renderle più appetibili.
Sulla base di questa diffusa violenza, l’Autore apporta un interessante contributo al dibattito sui diritti umani, che non possono prescindere da quelli relativi all’alimentazione, all’assistenza, all’istruzione ed anche all’altro più recente di vivere in un ambiente meno inquinato. Egli propone così una rimeditazione della letteratura sull’argomento, il cui contributo essenziale va da John Locke a Cesare Beccaria, entrambi difensori della sacralità della vita umana, fino alle formulazioni espresse nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948), nella Carta europea dei diritti dell’uomo (1950) e in quella più ricca del 2000, laddove si pone l’accento sulla definizione di valori umani come uguaglianza, libertà, dignità, solidarietà e cittadinanza: principi, che stanno alla base delle costituzioni democratiche moderne e che andrebbero meglio tutelati per la salvaguardia della pace e della convivenza civile.

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Commenti all'articolo
  1. Eloquente dei trasversali “piani alti” degli ultimi decenni: insofferenti, arroganti, misantropi, perfidi, forzosamente estorsori e deontologicamente ipocriti: … [… La campagna sui costi della politica riscuote grande successo tra gli ascoltatori e gli intellettuali più o meno noti. Essa verte sull’urgenza di eliminare indennità e vitalizi, oltre che sulla riduzione del numero dei parlamentari e sul taglio di privilegi e diritti acquisiti. Su questa situazione viene promossa una raccolta di firme, che suscita reazioni contrarie del ceto politico e della Grande Azienda, l’uno intento a salvaguardare interessi corporativi e l’altra asservita al potente di turno. Il suo direttore si oppone alla raccolta per il timore di perdere la poltrona e per il rischio di dispiacere agli ambienti filogovernativi. La cospicua raccolta di firme (527.037) e la loro consegna ai Presidenti delle due Camere vanificano la frenetica attività del conduttore, che vede l’iniziativa ritorcersi come un «boomerang» sulla trasmissione. Essa viene infatti presa di mira dal ceto politico con alcune interrogazioni parlamentari, mentre il conduttore è tacciato di ledere le istituzioni e il prestigo del servizio pubblico.La Grande Azienda, ignara del successo straordinario della trasmissione, decide di chiuderla e di non rinnovare più il contratto al conduttore. Il licenziamento e l’abbandono della redazione, la fine del programma e l’assenza di solidarietà gli provocano una grande sofferenza per l’ingiusta uscita di scena e l’estromissione «da un copione in cui era entrato con forza da protagonista e dal quale era uscito come un figurante, cioè un personaggio non essenziale, neppure come testimone»” …]

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