venerdì, 24 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Almaviva inaugura l’anno nuovo con 1660 licenziamenti
Pubblicato il 30-12-2016


almaviva-4Dopo l’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico a seguito della conclusione della procedura di licenziamenti collettivi con la firma di una intesa sulla base della proposta di mediazione del Governo, Almaviva Contact ha dichiarato: “Non esiste alcuno spazio per modificare gli accordi”.
In quel contesto, le rappresentanze sindacali della sede di Roma, le uniche legittimate alla firma, si sono rifiutate all’unanimità di sottoscrivere l’accordo contrariamente alle rappresentanze sindacali della sede di Napoli che hanno firmato l’accordo. Il Ministro Carlo Calenda ha dichiarato: “La Rsu di Roma non ha firmato mentre la Rsu di Napoli si, quindi a questo punto non ci sono alternative ai licenziamenti. Abbiamo salvaguardato i posti di lavoro a Napoli, ma non c’è da festeggiare”.
Almaviva sottolinea che “a seguito di sorprendenti dichiarazioni sindacali, c’è chi vorrebbe cancellare tutto affermando che la totalità delle rappresentanze sindacali di Roma avrebbe agito contro il volere della maggioranza dei lavoratori. Come se i quasi tre mesi di trattativa fossero semplicemente stati un gioco”. Il gruppo societario continua insistendo: “ solo chi non conosce la normativa o pensasse di ignorarla potrebbe ritenere di riaprire un procedimento formalmente concluso e sottoscritto dalle parti congiuntamente ai rappresentanti dei Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro. La norma, infatti, passati i 75 giorni di procedura volta a ricercare ogni strada possibile per arrivare ad una intesa, non dà spazio a possibilità di ripensamenti successivi, né consente eventuali integrazioni o modifiche al testo d’accordo”.
L’ipotesi di attivare una trattativa supplementare, in conclusione: “oltre che fuori da ogni logica ed in contrasto con il mandato di rappresentanza sindacale dichiarato, risulta inoltre legalmente e tecnicamente impossibile perché invaliderebbe l’intera procedura conclusa con la mediazione del Governo”.
Una lavoratrice di Almaviva Contact si è scagliata contro il rappresentante sindacale colpevole di non aver firmato quell’accordo che le avrebbe permesso per altri tre mesi di non pensare al dramma di cosa “dover dare da mangiare alla bimba da 4 anni”.
L’inferno della precarietà è da sempre associato, nella vulgata comune, ai call center. Il film “Tutta la vita davanti” ha rappresentato la sublimazione sul grande schermo di opportunità e disagi legati a questo mondo. Nel tempo queste condizioni si sono senz’altro evolute con il contratto nazionale del 2013 con più tutele e welfare per i collaboratori a progetto, il cosiddetto “out bound” dove i lavoratori non rispondono alle telefonate, ma telefonano per offrire servizi commerciali. Naturalmente, non è uno di quei lavori che si sognano da bambini.
La conclusione nella vertenza Almaviva Contact colpisce. Denota una sequenza di errori, di pressapochismo, di quel “tanto peggio tanto meglio” tipico dei cattivi profeti. E’ incredibile l’incrocio di responsabilità che si è sviluppato con logiche inconsuete. Le Rsu romane, incredibilmente, hanno servito all’azienda su un piatto d’argento la chiusura di una sede e il licenziamento di 1.666 persone. Non è chiaro cosa speravano di ottenere le RSU della sede di Roma quella sera non firmando l’accordo, anche perché nel frattempo i colleghi napoletani hanno fatto l’opposto. Il sì alla proposta di mediazione del governo era stato approvato anche dai leader di Cgil, Cisl e Uil Camussso, Furlan e Barbagallo. Il ministro stesso li aveva convocati e loro erano andati al Mise, tutti e tre, il 21 dicembre: ultimo giorno utile per trovare un possibile accordo. Il governo era riuscito nell’accordo: 3 mesi in più di tempo per permettere alle parti di raggiungere l’intesa e nel frattempo ci sarebbe stata la proroga della cassa integrazione già scaduta.
La motivazione dei sindacalisti romani di “non cedere al ricatto” è stata impulsiva e fuori dai lumi di ragionevolezza. Firmando, ci sarebbero stati tre mesi di tempo per affrontare i problemi di riorganizzazione aziendale e riallocazione dei lavoratori. Scelta che sarebbe stata meno drastica di una dolorosa eutanasia.
Almaviva Contact, inizialmente, aveva deciso di licenziare 2.511 lavoratori, dopo che a maggio era stato firmato un accordo che chiudeva la partita per 3mila licenziamenti annunciati a marzo. Quello di ottobre fu senz’altro un dietrofront di Almaviva Contact.
Sorprendentemente, le Rsu di Roma hanno deciso di recidere la speranza per un dialogo costruttivo anche se i primi tre mesi di trattativa non hanno prodotto gli sviluppi attesi.
Tutte le Rsu (non solo la Slc Cgil che aveva 7 delegati su 15) non hanno firmato l’accordo. Pare che i rappresentanti delle altre due sigle sindacali (Fistel Cisl) e Uilcom abbiano opposto il rifiuto solo per stare in scia e per non sentirsi piovere addosso l’accusa, troppo spesso mossa loro all’interno di fabbriche e aziende, di collaborazionismo con il “padrone”.
Il risultato drammatico è che 1.666 persone stanno per ricevere la lettera di licenziamento : il dono più sgradito che possa giungere ad un lavoratore ed ancora peggio durante le festività natalizie.

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