venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Analfabetismo Costituzionale
Pubblicato il 12-12-2016


Non credevo che dopo la schiacciante vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre, salutata da un variegato fronte che si era affrettato a dichiarare, a bocce ferme, che la nostra meravigliosa costituzione era stata salvata dall’assalto autoritario e antidemocratico di Renzi e compagnia, che si potesse scadere subito in un clamoroso voltafaccia rispetto alla gestione, secondo costituzione, della crisi di governo. Perché, se vogliamo essere sinceri, il gesto più onesto e in linea con le promesse l’ha fatto proprio l’ex premier, dimettendosi dall’incarico di presidente del consiglio dei ministri e dichiarando l’indisponibilità a portare avanti un nuovo governo. Ma ecco che nel variegato fronte del No si fa largo una chiara mistificazione dell’azione di Mattarella. Una cosa voluta? Non lo possiamo affermare con certezza. Ma restiamo ai fatti. L’art. 92 della Costituzione assegna al Presidente della Repubblica il compito di nominare il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri. Lo scioglimento delle camere è l’estrema ratio, comunque consentita, dall’articolo 88 che recita: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse”.
Mattarella si sta quindi muovendo nel pieno solco della legalità e dei suoi legittimi poteri. Ha ascoltato i presidenti delle camere, ha dato corso alla consultazione di tutti i gruppi parlamentari. Ovviamente avrà cercato di capire se sia possibile coagulare una maggioranza parlamentare attorno a una nuova compagine di governo. Perché? In primis perché lo scioglimento delle camere era parsa da subito una ipotesi non percorribile in quanto la legge elettorale attualmente vigente “Italicum” riguarda soltanto la Camera ed è passibile del prossimo giudizio della Corte Costituzionale. Il Presidente della Repubblica sa che lo scioglimento immediato delle camere porterebbe a elezioni anticipate con leggi diverse che, probabilmente, produrrebbero una situazione di non stabilità al Senato. La nomina di un governo tecnico probabilmente è stata nei pensieri del Presidente, ma deve aver cozzato con le indicazioni scaturite dalle consultazioni.
E torniamo al problema tecnico, perché le crisi di governo sono anche questioni di numeri, in questo caso di numeri al Senato. Allo stato attuale, la composizione della camera alta è la seguente: Partito Democratico: 112 senatori; Forza Italia: 42; Movimento Cinque Stelle: 35; Area Popolare: 29; Misto: 28; Per le autonomie: 19; Ala: 18; Grandi autonomie e libertà: 14; Lega Nord: 12; Conservatori e riformisti: 10. Chiarissimo che il perno di un nuovo governo non possa che essere sul Pd e sulla maggioranza che avevano sostenuto il governo precedente. A tal proposito, è importante andare a vedere le parole di Berlusconi, leader del secondo gruppo numerico rappresentato, che ha dichiarato che tocca al Pd esprimere e sostenere il governo per quel che resta della legislatura, che l’ex premier si augura sia la più breve possibile, esprimendo nel contempo apprezzamento per il senso di responsabilità istituzionale del presidente Mattarella.
Il Presidente della Repubblica si sta pertanto muovendo con la tanto invocata responsabilità istituzionale. Ha scelto di incaricare un presidente del consiglio espressione del Pd che possa incassare la fiducia dei due rami del parlamento, varare una legge elettorale che possa portare al voto il prima possibile in condizioni di sicurezza. Non è affar di popolo se la scelta è ricaduta su Gentiloni. Almeno di ripudiare la stessa costituzione che con tanto impegno si è difesa in campagna elettorale. Magari senza averne mai letta una riga.

Leonardo Raito

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Commenti all'articolo
  1. Non capisco francamente dove stia il voltafaccia, che, se non ho frainteso, riguarderebbe in questo caso alcune forze del NO, le quali, peraltro, avevano sempre dichiarato durante la campagna elettorale, a meno di un mio errore di memoria, che la sconfitta del SI’ avrebbe dovuto comportare immediate nuove elezioni, anche con l’attuale legge elettorale.

    Mi sento di doverlo ricordare, pur se personalmente potevo avere un’altra visione delle cose, quanto ad effetti della eventuale vittoria del NO, ma non possiamo d’altronde dimenticare che la campagna elettorale aveva assunto fin dall’inizio, con la personalizzazione della stessa, una forte connotazione politica, e la richiesta di nuove elezioni è indubitabilmente un atto politico, lo si condivida o meno, che non mi pare essere escluso dalla vigente Costituzione.

    Paolo B. 12.12.2016

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