lunedì, 24 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Braccialetti Rossi 3:
il coraggio di saper rischiare tutto
Pubblicato il 02-12-2016


Libro Braccialetti Rossi

Finale da favola per “Braccialetti rossi 3”, eppure così reale. Sicuramente per gli spettatori potrebbe essere la più bella delle tre stagioni, battendosela bene con la prima, ma di sicuro la più importante. Il messaggio centrale è racchiuso nel discorso (commovente) che Leo (Carmine Buschini) lascia registrato in radio al figlio che Cris (Aurora Ruffino) aspetta da lui (e che lui potrebbe non riuscire a vedere nascere), prima dell’operazione rischiosissima al cervello cui si è voluto sottoporre. Ad eseguire l’intervento la dottoressa Lisandri (Carlotta Natoli), per lui come una madre; prima di addormentarsi (venendo anestetizzato), però, dedica un po’ a tutti simbolicamente la canzone “Io non ho finito” a significare che i sentimenti veri, i ricordi delle persone care non cessano mai neanche una volta finite, non smettono di vivere nella memoria di coloro cui sono legati. Anche non ce la facesse, resterebbe sempre comunque presente. Un po’ come Davide (Mirko Trovato). A parte questo, per tutta l’ultima puntata, si è lanciato l’invito ad avere il coraggio di rischiare tutto per la felicità, non solo a lottare, a resistere, ma ad avere la volontà e la capacità di esporsi, di fare ciò che non si è mai avuto la forza di fare e di dire, di agire anche in controtendenza, facendo ciò che nessuno ha mai osato prima (come il dichiararsi alla persona amata rischiando di venir rifiutati, come Bobo e Margi ovvero Maria Melandri; oppure di eseguire operazioni pericolosissime e difficilissime come quella di Bobo o di Leo; oppure di tentare cure sperimentali, innovative e complicate, come quella di Flam alias Cloe Romagnoli): un po’ come buttarsi in un’arena, da veri gladiatori della vita, come fa Leo per combattere il suo male e cercare di sconfiggere, di vincere per sempre sul tumore. Il lieto fine era auspicato e quasi dovuto, data la vicenda personale reale di Albert Espinosa (cui la fiction è ispirata e da cui tutto ha preso piede); anche perché far morire Leo sarebbe stato un dolore insopportabile per le sue affettuosissime fans (si tratta pur sempre ad ogni modo di una serie tv per adolescenti non va dimenticato); e già la parte del suo intervento è stata abbastanza al cardiopalma per le sue ammiratrici, tenendo con il fiato sospeso a lungo. Eppure la parte più indovinata sono i tempi giusti, gli spazi equilibrati dati ai singoli passaggi: le operazioni, le vicende romantiche, gli scontri e i perdoni, le parti narrative che fanno avanzare la storia. L’alternare momenti drammatici ad altri lieti, la malattia all’amore e all’amicizia, le patologie al matrimonio di Cris e Leo oppure alla nascita del loro Leoncino. Tuttavia la novità più grande è che si fa vedere e capire chiaramente che non bisogna essere degli eroi, trovarsi per forza di fronte a un malanno grave (come un cancro o una patologia cardiaca) per essere dei veri combattenti. Si è lottatori anche nella semplice vita di tutti i giorni, e ciò vale per i malati quanto per i medici e la gente comune. In questo è quanto mai centrale che da dentro l’ospedale si esca fuori: così nel finale ci ritroviamo per strada con Vale (Brando Pacitto), Bobo (Nicolò Bertonelli) e il dottor Baratti (Giorgio Marchesi) a correre una maratona solidale, a sfidare i propri limiti; dunque non per forza si deve trovarsi in sala operatoria, a lottare tra la vita e la morte, per essere dei combattenti, ma lo si è anche nelle semplici cose: una corsa solidale, oppure quando si sostengono campagne di beneficenza, per la ricerca o la salute ad esempio. Anche quello vuol dire portare avanti ciò che il leader ha insegnato a tutto il gruppo: fare del bene, fare cose importanti, per sé e per gli altri, essere vicini e uniti contro la sofferenza e il dolore. Senza dimenticare mai nessuno, e in particolare chi ci ha voluto bene. Per questo nel finale vediamo sulla gondola, celati sotto le maschere veneziane che hanno calate sugli occhi, andare lungo il corso del canale una coppia di innamorati che scopriremo essere Nina (Denise Tantucci) e Davide (Mirko Trovato). A loro modo ci sono sempre comunque anche loro, forti nella loro presenza costante e vicinanza ai loro amici cui sono legatissimi. E, soprattutto, è in tal modo che si raggiunge quel “per sempre” di Braccialetti Rossi, scritto in conclusione dell’ultima puntata. E avremmo potuto aggiungere “insieme”, perché quello dei Braccialetti è un gruppo indissolubile, che non si può sciogliere e, principalmente, come dice il dottor Alfredi (Andrea Tidona) che ama improvvisare e agire d’impulso, sorprendere con decisioni prese in estemporanea e d’istinto, coraggiose perché apparentemente quelle meno comode, più improbabili, meno scontate, ma più vere. Ragazzi e amici pronti a sacrificarsi per l’altro, disposti a tutto e persino a dare la vita (come ha fatto Nina, Denise Tantucci). Mentre c’è l’annuncio delle riprese per la quarta serie, che sembrano fissate per il maggio prossimo, attendendo il 2017, intanto resta il successo d’ascolti dell’ultima puntata a siglare l’approvazione del pubblico: quasi cinque milioni di spettatori (4.820mila) e il 18,5% di share. Un vero boom.

Barbara Conti

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