domenica, 23 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Bruno Degasperi
Il Psi e il 2017,
sia l’anno del lavoro
Pubblicato il 22-12-2016


Ho la convinzione che il dato più rilevante relativo alla sconfitta del SI’ al referendum costituzionale sia la prevalenza dei NO tra i giovani. Proprio quella fascia di elettorato a cui Renzi ha sempre dedicato grande energia mediatica. Sarebbe davvero riduttivo e sbagliato liquidare tutto con l’etichetta del “populismo”. Siamo di fronte ad una crisi profonda, che investe soprattutto le nuove generazioni: pochi di noi credo possono dire di non avere in famiglia un figlio, un nipote, un familiare alle prese con la disoccupazione o con la precarietà dell’impiego. Una crisi economica che si affianca e si irrobustisce grazie ad una crisi anche culturale e morale.

L’INPS ha pubblicato pochi giorni fa, il 19.12.2016, i dati dell’osservatorio sul precariato, relativi al periodo gennaio-ottobre, nei quali appare con tutta evidenza come gli effetti della decontribuzione siano svaniti, se solo si pensa che nei primi 10 mesi dell’anno 2016 le assunzioni a tempo indeterminato si sono ridotte non solo rispetto al medesimo periodo del 2015 (giustificato dal fatto che nel 2015 vigeva un esonero triennale pari a 8.060 euro l’anno), ma anche rispetto ai primi 10 mesi del 2014 nel quale non era previsto alcun incentivo. Il gap negativo tra le assunzioni del 2016 e quelle del 2014 è di 63mila assunzioni a tempo indeterminato in meno.

Servirebbero interventi strutturali e risorse per agire su alcuni fronti: la riduzione del costo del lavoro; l’allineamento della formazione scolastica con le richieste produttive nazionali ed internazionali; la promozione di politiche attive del lavoro che si avvicinino a quelle vigenti nei paesi del Nord Europa.

Non mi pare che il Governo, purtroppo, abbia queste priorità. Per questo auspico che il PSI faccia del 2017, per la sua attività politica, l’anno del lavoro. Rimango convinto che il Partito Socialista abbia ancora molto da dire. Ricordiamoci che di tattica si sopravvive ma di mancanza di strategia si muore: il mio auspicio è che il PSI torni a parlare con determinazione di lavoro, di istruzione, di inclusione sociale. Questo hanno sempre fatto i Socialisti Italiani e questo sono chiamati a fare nella ricomposizione del quadro politico.

Bruno Degasperi
Vicesegretario PSI Trentino

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Commenti all'articolo
  1. Nell’affrontare l’argomento lavoro si entra in un terreno piuttosto accidentato, e pure molto complesso e “difficile”, dove nessuno, o quasi, ha pertanto “la verità in tasca”, e anche questo mio breve punto di vista è dunque opinabilissimo.

    Io penso che occorrerebbe intervenire su due livelli, partendo dal riconoscere che sono le imprese, intese nella loro globalità e pluralità, a mantenere o creare posti di lavoro, e a dare prospettiva e competitività, e anche stabilità, alla nostra economia, così che i giovani siano incoraggiati a formare una famiglia (e a dare quindi un futuro alla nostra società).

    Se questa è la premessa, e se non è infondata, il sistema delle imprese va dunque sostenuto con politiche che alleggeriscano il carico fiscale e diminuiscano il costo del lavoro, e semplifichino o velocizzino quanto più possibile gli adempimenti “burocratici” connessi alle rispettive attività.

    Si potrebbe poi agire lungo un piano più “immateriale”, partendo dalla considerazione, o constatazione, che non di rado mestieri un tempo praticati, e anche abbastanza diffusi, sono andati progressivamente in disuso per un insieme di fattori, tra i quali figura anche, e probabilmente in modo non indifferente, l’insufficiente legittimazione sociale, il che ha indirizzato i giovani verso altre occupazioni.

    Se anche questa premessa sta in piedi, e si volesse nel contempo invertire la tendenza, dovremmo allora impegnarci un po’ tutti, politica in testa, a convincere i nostri giovani che in una collettività ogni lavoro o mansione è importante, se non indispensabile, pur se il relativo compenso dovrà poi essere commisurato alla professionalità richiesta, all’impegno e alla responsabilità che comporta, ecc…..

    Paolo B. 25.12.2016

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