giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Cosa resta di Renzi e cosa no
Pubblicato il 30-12-2016


Quando un leader politico perde la discesa é rapidissima e più complicata la risalita. Non era così ai tempi della cosiddetta prima repubblica. Nenni rimase in minoranza solo un anno dopo il disastro del Fronte popolare del 18 aprile del 1948 e nel 1949 si riprese la segreteria al congresso di Firenze. Andreotti fu, nel giro di meno di vent’anni, protagonista di tutte le svolte di governo: quella di centrodestra del 1972, quella dell’unità popolare col Pci del 1976, quella del pentapartito e dell’asse col Psi del 1989. Ed ogni volta che calava il sipario si annunciava la sua eclissi. Cossiga, che nel 1978 si dimise da ministro degli Interni dopo l’assassinio di Moro, nel 1980 fu presidente del Consiglio e nel 1985 della Repubblica.

All’estero non é quasi mai stato così. Fa eccezione la Francia dove Mitterand fu eletto presidente nel 1981 dopo essere stato sconfitto nelle precedenti presidenziali da Giscard. Per il resto Blair é tramontato anche a causa della guerra in Irak, Schroeder dopo la vittoria della Cdu in Germania, Zapatero dopo il successo di Rajoy in Spagna, mentre Sarkozy non é riuscito a rinascere dopo la sconfitta subita da Hollande. Generalmente i premier sconfitti si ritirano anche dalla guida dei loro partiti. Perché, in quanto tali, diventano automaticamente candidati alle elezioni successive, anche se solo in Francia l’elezione del presidente è diretta.

In Italia non è cosi. Berlusconi ha vinto e perso due volte ed é ancora leader indiscusso del suo partito. Prodi ha vinto due volte, e ha avuto il tempo di ritornare dopo la sconfitta di Rutelli. Amato é l’unico caso di un presidente del Consiglio che abbia ricoperto il ruolo prima e dopo il 1994. Renzi, contrariamente agli altri tre, é anche più giovane e ha dunque più tempo per poter ritornare protagonista. Secondo il mio parere farebbe un errore a concepire il suo ritorno già in occasione delle prossime elezioni, soprattutto se saranno anticipate. Occorre un po’ di mesi, forse qualche anno, per sedimentare la sconfitta, per approfondirne i motivi, per correggere gli errori, per presentarsi con rinnovata credibilità.

Oggi più che mai è necessario capire infatti cosa modificare. Altrimenti la recente sconfitta non sarà l’ultima. Salverei di Renzi il suo carattere anti dogmatico, quel suo dissacrare alcuni tabù della sinistra che lo hanno fatto non dissimile da quel che abbiamo fatto noi negli anni ottanta, quel suo procedere per riforme anche costituzionali, tutt’altro che perfette e convincenti, soprattutto perché non sufficientemente sostenute, quel suo decisionismo che ben conosciamo non come un difetto, quel netto superamento del carattere post comunista (ma non post democristiano) del suo partito, quel suo cavalcare alcune innovazioni, come il Jobs act e la buona scuola, che pur con contraddizioni e revisioni necessarie, sono a mio giudizio buone leggi.

Non convince più, invece, quel suo carattere positivo e ottimista ai limiti dell’irreale, del fantasmagorico, del burlesco, il suo linguaggio da sms e da curva sud, il suo mito della rottamazione e del giovanilismo che poi si annulla nella dimensione della fedeltà, il suo circondarsi di vecchi compagni di scuola (il Giglio magico) o di suoi vecchi amici di corrente ai quali la pillola della rottamazione non viene prescritta. Non convince affatto un approccio costituito da mance e spese a pioggia, dagli ottanta euro all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, che hanno impedito il concentrarsi di una somma alta di risorse sugli investimenti per far crescere il Pil e abbassare il suo rapporto col debito, quel suo cincischiare su spending review e tasse abbassate, assieme ad aliquote aumentate.

Quel che dovrebbe risorgere, se mai risorgerà, è un Renzi due, capace di comporre una squadra di governo con politici e tecnici di grande qualità ed esperienza, con una strategia fondata sulla ripresa economica (anche quest’anno lo chiudiamo sotto l’1 per cento di crescita, un dato inferiore a tutti gli altri paesi europei, con un limitato aumento dell’occupazione, ma dicono dovuto in larga parte all’uso e all’abuso dei vaucher). Lasci perdere per il domani la politica pirotecnica degli annunci, dei provvedimenti parziali, a volte anche elettorali, si presenti come uomo nuovo al servizio dello sviluppo, mite, serio, sofferente se é il caso, e non perda di vista le riforme costituzionali, magari facendo propria la proposta dell’elezione di un’assemblea costituente. Sarà capace Renzi di questa trasformazione? Sarà molto difficile. Di un uomo puoi cambiare tutto tranne il carattere. Non chieda aiuto a un costosissimo guru americano. Lo lasci ai democratici Usa per le loro sconfitte. Accetti buoni consigli da chi la politica la conosce. E un po’ anche l’Italia. Chissà…

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Commenti all'articolo
  1. Certamente Nenni, Andreotti, ecc….. venivano da lontano.
    Il giovane Renzi provenendo da una “Firenze da bere” e probabilmente fan di Fonzy e dei compagni di scuola, è stato una METEORA.
    Se avra il coraggio di guardare alla sua prosopopea, riconoscendo le “boutades” con cui ha innondato i media, è probabile che abbia possibilità di riemergere in un prossimo futuro.
    Ma sono affari suoi. A noi dovrebbe interessare il futuro dei socialisti che, avendo più storia del Partito Popolare, dovrebbero far tesoro del loro passato.
    Il PD non è certo il punto d’arrivo dei socialisti, che sono per la “democrazia conflittuale” e non per le corporazioni, tanto care ai cattolici, ben assimilate dai comunisti del centralismo democratico.

  2. Certamente Nenni, Andreotti, ecc….. venivano da lontano.
    Il giovane Renzi provenendo da una “Firenze da bere” e probabilmente fan di Fonzy e dei compagni di scuola, è stato una METEORA.
    Se avra il coraggio di guardare alla sua prosopopea, riconoscendo le “boutades” con cui ha innondato i media, è probabile che abbia possibilità di riemergere in un prossimo futuro.
    Ma sono affari suoi. A noi dovrebbe interessare il futuro dei socialisti che, avendo più storia del Partito Popolare, dovrebbero far tesoro del loro passato.
    Il PD non è certo il punto d’arrivo dei socialisti, che sono per la “democrazia conflittuale” e non per le corporazioni, tanto care ai cattolici, ben assimilate dai comunisti del centralismo democratico.

  3. Hai ragione Direttore, il carattere delle persone non si cambia e Renzi, che a mio avviso ha molti pregi, ha anche diversi difetti.
    Il giovin signore fiorentino, deve correggere soprattutto la sua irruenza, il suo smodato ottimismo di approcciarsi alla realtà, quel sentirsi portatore di un verbo che poi non trova riscontro nella realtà della gente.
    Voglio fare un semplice esempio, in campagna elettorale per il referendum venne fuori l’idea di costruire il ponte di Messina, lui diceva ” noi vogliamo fare il ponte è strategico “. Dato che Renzi è anche il segretario del PD, vorrei sapere in quali documenti della direzione di quel partito vi è mai stata traccia di voler costruire il ponte .
    Questo noi, questo plurale majestatic, che nemmeno più il Papa usa, lo rende a mio avviso un po’ arrogante.
    Chi c’è dietro a questi noi, i costruttori? la mafia? le clientele ?
    Che poi voglia dare retta a chi in politica ha più esperienza di lui ( in senso buono intendo) la vedo dura, vedremo come saprà ricucire con le associazioni i movimenti che popolano la sinistra tra cui anche il PSI

  4. Anche l’ex Direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli che ha votato SI, propone il tuo stesso consiglio a Renzi.
    Mieli afferma che se Renzi dice di volere essere un Leader moderno deve fare come Cameron che oltre al Governo ha lasciato anche la guida del Partito conservatore inglese dopo la sconfitta nella Brexit. Rispetto a passate dichiarazioni, Egli riacquisterà affidabilità confermando, come dice, di non essere legato alla poltrona. Essendo giovane gli consiglia di saltare un giro, di riflettere sui suoi errori e, fortificato dall’esperienza e dalla competenza che maturerà, si ripresenti rigenerato sotto una nuova veste che comporta anche quella di sapere unire, com’è nella tradizione, una Comunità qual è la Sinistra. Renzi ha senza dubbio della stoffa: non la faccia logorare e non si metta in condizione di farsi rottamare per incompatibilità con la storia della Sinistra. E’ opportuno che Egli non continui nell’errore di continuare a credere e rimanere prigioniero nella sua propaganda e di rincorrere ora vendette, ritorsioni e altre velenose divisioni. Non si può continuare a tradire o contraddire Principi costituzionali, Statuti di Partito e Culture politiche. Ci sono diverse personalità nella Sinistra che in questo momento particolare hanno le qualità e la capacità di svolgere un ruolo di riappacificazione e di unità. Lasci a loro con umiltà questo compito. E’ la sua capitalizzazione per il futuro che io gli auguro di cuore di realizzare convertendosi alla tradizione e ai valori della Sinistra. Un consiglio che gli do è di diffidare del servo encomio e che la critica costruttiva aiuta a non sbagliare o a migliorare le decisioni da adottare.
    Ti auguro tanta serenità e salute per il nuovo anno assieme alla tua e nostra cara Redazione dell’Avanti.
    Je suis socialiste

  5. E’ indubbiamente difficile cambiare il carattere, ma è del tutto impossibile farlo ‘dall’esterno’. Un desiderio serio, accompagnato da conseguenti qualità cognitive necessarie, può solo partire dalla persona stessa. Non so se Renzi abbia voglia di cambiare il suo carattere. A volte mi è sembrato uno di quei boy scout europeizzati che ci sono in giro e che pensano che facendo appelli il mondo vada come dicono loro.
    Mi viene in mente il libro di Recalcati “Quel che resta del padre”
    e anche per questo penso che Renzi dovrebbe ‘aspettare almeno il prossimo giro’, e non ce lo vedo nemmeno come segretario del PD. Tra l’altro Obama non ci sarà piu’ e i tempi si profilano complessi.

  6. Non è solo il futuro di Renzi in discussione, ma dell’intero PD di cui egli è ancora segretario. Come sarà Renzi fuori dal governo? Dopo le rottamazioni e le cose buone che tu stesso hai indicato, cosa sarà il partito da lui guidato? I partiti del passato vivevano di storia passata e di tradizione e questo li legava alla società. Quale sarà e come sarà il legame Partito Democratico e società? E per questo non bastano gli slogan, ma occorre una cultura politica che sia diversa dal cattocomunismo del PD originario. Tutto è in discussione avrebbe detto il buon Nenni. Una ragione in più per noi di farci avanti.

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