lunedì, 24 aprile 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Cosa resterà di queste… Province?
Pubblicato il 13-12-2016


Tra i nodi che la mancata riforma costituzionale lascia irrisolti, quello del futuro delle province pare tra i più urgenti e gravosi. Svuotate, nelle loro prerogative, dalla Legge Del Rio, dovevano finire cancellate, abolite, spazzate dalla faccia della terra. Erano state identificate, già dalla famigerata “Casta” di Stella e Rizzo, come esempio di spreco e inefficienza, massacrate da una campagna stampa trasversale senza precedenti ed erano diventate il “sacrificio sopportabile” da parte della politica nazionale: l’agnello sacrificale da immolare sull’altare dei costi della politica. In realtà, non erano altro che l’anello debole della catena della spesa pubblica, quello che si pensava di poter tagliare senza eccessivi problemi.
Nel 2009, venni democraticamente eletto consigliere provinciale in un collegio uninominale e poi divenni assessore alla pubblica istruzione, università, sport, politiche giovanili e immigrazione della Provincia di Rovigo. Ritenni il mio servizio come un servizio prezioso per la comunità polesana, svolto in alcuni settori di importanza strategica: tanto per parlare di pubblica istruzione, alle province competevano (e competono ancora) l’organizzazione dell’istruzione secondaria, la gestione dell’edilizia scolastica che, per la nostra provincia, constava di 16 istituti e circa 100.000 metri quadrati di edifici: roba che negli anni buoni comportava, solo di manutenzioni ordinarie, oltre due milioni di euro di investimenti. Tra le funzioni, ci si comportava anche di manutenzioni stradali; in Polesine oltre 500 Km di strade provinciali necessitano ogni anni di asfaltature, ripresa frane, segnaletica, manutenzioni varie. Si tratta solo di due delle funzioni che ancora oggi fanno parte dei compiti di questi enti riformati a metà. Roba da poco? Solo se non si ha a cuore la sicurezza di 2.650.000 studenti, la serenità delle proprie famiglie, la possibilità di supportare la loro formazione e la funzionalità degli indirizzi scolastici con investimenti in laboratori, dotazioni informatiche ecc. o degli svariati milioni di automobilisti che ogni giorno transitano sulle strade provinciali di tutta Italia.
La riformina Del Rio ha prodotto un classico pastrocchio all’italiana, con regioni che si sono mosse in ordine sparso: chi ha lasciato alle province una funzione, chi due, chi quasi tutte; chi ha assorbito personale, chi no; per non parlare del ricollocamento del personale in sovrannumero. Insomma, incertezza e confusione.
Nel frattempo, alcuni consigli provinciali vanno a rinnovo. Sono oggi enti di secondo grado che vedono, come elettorato attivo, solo i consiglieri comunali e i sindaci dei comuni delle province. Le cariche sono prive di indennità, in tal modo si considerano di nessun valore le responsabilità che presidenti di province e consiglieri hanno, obbligandoli, tra l’altro, a faticose acrobazie tra ruoli e impegni diversi.
Possibile gestire funzioni importanti in questo modo? Possibile pensare che si possano programmare interventi con bilanci risicati all’osso, così come ha evidenziato il presidente UPI Achilel Variati?
Insomma, credo proprio che il rinnovato ruolo delle province dovrebbe essere, già da oggi, priorità del parlamento e del nuovo governo. Prima che sia troppo tardi.

Leonardo Raito

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Mi trovo a condividere il senso di questa argomentata riflessione, conclusioni incluse, anche perché furono in più d’uno coloro che, come comuni cittadini, si trovarono all’epoca a non essere per niente entusiasti e soddisfatti del fatto che le Province fossero “svuotate, nelle loro prerogative”.

    Quanto avvenuto in proposito dà l’impressione che si sia voluto mettere “il carro davanti ai buoi”, forsanche perché si dava per certo che sarebbe comunque passata la Riforma costituzionale che includeva la cancellazione delle Province.

    Io non so se si possa parlare di “un classico pastrocchio all’italiana”, ma mi risulta che vi siano incertezze su talune competenze esercitate un tempo dalla Provincia, e sarebbe dunque opportuno che si desse soluzione al problema.

    Paolo B. 13.12.2016

Lascia un commento