venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dal Welfare al Bankfare
Pubblicato il 16-12-2016


Oggi torno sulla proposta del Governo, che ha “offerto” alle persone la possibilità di andare in pensione prima della scadenza. Infatti, le lavoratrici e i lavoratori potranno anticipare l’uscita dal mercato del lavoro aderendo all’APE, ovvero al prestito pensionistico che permetterà di lasciare prima il lavoro attraverso un prestito-ponte anticipato dalle banche.
Il motivo è che non trovo riscontri, minacce di scioperi, indignazione, nulla! Il fatto che le banche, con la nuova normativa mutuo casa, hanno ottenuto l’autorizzazione a sostituire i giudici ed, oggi, quella di sostituire l’INPS con la sottoscrizione di un prestito che accompagnerà i pensionati fino alla morte, lo trovo spudorato. Mi chiedo a che punto siamo arrivati! Il costante e continuativo favoreggiamento delle banche da parte dei governi e delle istituzioni europee ha superato ogni immaginazione: non solo il diritto al lavoro, alla casa, all’inclusione sociale – i diritti di cittadinanza nelle democrazie liberali dal dopoguerra ad oggi – sono sotto scacco della finanza avida e rapace predatoria, ma ora anche i diritti previdenziali sono direttamente demandati alla governance bancaria.
In altre parole, siamo passati da un sistema di Welfare (benessere) ad un Bankfare: quando un diritto previdenziale come la pensione viene esautorato, è il benessere stesso del cittadino ad essere affidato, gestito ed amministrato dalle banche.
Peraltro, eredità del governo Renzi, nel nostro Paese non ci sono più contrappesi, l’oligarchia regna sovrana, i sindacati sono morti, le associazioni di categoria sono decedute, la Confindustria potrà aumentare l’orario di lavoro e abbassare il salario a seconda delle esigenze aziendali e i lavoratori potranno avere un funerale di terza classe: prendere o lasciare! Allora tutto è perduto? State sereni, in Europa arriverà la Signora Le Pen che risolverà ogni male: sarà sufficiente uscire dall’Europa e dall’area Euro, alzare i muri e difendere i confini dalle minacce rappresentate dai profughi e dalle centinaia di lavoratori in cerca di una vita più degna, ripristinare i dazi doganali dell’era pre-Schengen e inneggiare a “Dio, Patria e famiglia”… come i vecchi tempi del Novecento, un’epoca non troppo lontana a dire il vero. Il nazionalismo e la morte dell’Europa: questa sì che è una soluzione!
E noialtri? Come possiamo scongiurare il pericolo che la storia torni indietro di cento anni? Come ripristinare il sogno politico di un’Europa unita, federale – così come la immaginavano i padri fondatori Rossi e Spinelli -, culla della civiltà, del progresso e della democrazia? La sfida sta tutta lì: contro il diktat della finanza e delle politiche di rigore e al contempo contro i nazionalismi, tornare ad essere protagonisti e attori consapevoli e attivi nella costruzione dell’Europa e del mondo che vogliamo.
In fondo, non desideriamo altro che pace, libertà, uguaglianza (cioè giustizia sociale) e fraternità… thò, non era un vecchio slogan francese di una non lontana rivoluzione moderna?!

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