venerdì, 26 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

LA PALLA AL COLLE
Pubblicato il 07-12-2016


Renzi MattarellaFinisce il Governo Renzi, adesso tutto è nelle mani del Capo dello Stato, sarà infatti Sergio Mattarella a decidere se andare alle elezioni o proporre un governo di responsabilità nazionale e sugli scenari futuri dopo quell’enorme buca aperta dopo la vittoria del No al referendum Costituzionale.
Ma l’ultima mossa viene fatta ancora una volta dal Presidente del Consiglio che annuncia le sue dimissioni su Twitter e rimanda la discussione interna con il resto del partito democratico.
“Legge di bilancio approvata. Alle 19 le dimissioni formali. Un grazie a tutti. Evviva l’Italia”, annuncia su Twitter. La Manovra è stata licenziata nel primo pomeriggio in Senato dopo che la ministra Maria Elena Boschi, in rappresentanza del governo, ha chiesto la fiducia all’Aula.
Rinviato il confronto interno, la riunione dei Dem – per la quale sono state rafforzate le misure di sicurezza davanti al Nazareno – si limiterà infatti all’intervento del premier.

“Abbraccio chi diceva che non volevo dimettermi”, ironizza Matteo Renzi. Poi passa al tema caldo della giornata: “Noi non abbiamo paura di niente e di nessuno, se le altre forze politiche vogliono andare a votare dopo la sentenza della Consulta lo dicano chiaramente”. Perché “non possiamo essere tratteggiati noi” a sostenere “come ‘il quarto governo non votato dal popolo”. Nel caso di un esecutivo di scopo “la responsabilità deve essere di tutti”, dice il segretario dem alla direzione del Pd confermando quanto anticipato nella enews. E ancora: “Siamo il partito di maggioranza relativa. Dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a chiudere la crisi” di governo “nelle modalità che individuerà”. Per le consultazioni si tira fuori: “Propongo che ci sia una delegazione al Quirinale composta da uno dei due vicesegretari, Guerini, dal presidente” Matteo Orfini “e dai due capigruppo” Ettore Rosato e Luigi Zanda. Renzi propone anche “che la direzione sia convocata in modo permanente per consentire alla delegazione di venire a riferire quando vi saranno elementi di novità”. Poi una frecciata ad alcuni suoi colleghi di partito: “So che qualcuno ha festeggiato in modo prorompente la decisione di dimettermi, lo stile è come il coraggio di Don Abbondio. Non giudico e non biasimo ma osservo e rilancio: alzo il calice festeggiando questo momento perché quando sei stato indicato dal Pd a fare il premier hai la fortuna di poter governare e per come la vedo non hai il diritto di mettere il broncio, chi usa il broncio o il vittimismo come elemento di iniziativa politica fa danno a sé stesso”.

“Un passaggio interno” di riflessione sul risultato del referendum “sarà molto duro nella chiarezza che deve contraddistinguere il Partito democratico, ma dovrà arrivare dopo la crisi di governo che si dovrà aprire adesso”. Lo dice Matteo Renzi alla direzione Pd.

“Andate via, andate via”. Dopo gli applausi agli esponenti della maggioranza Pd dai militanti in attesa alla sede del Nazareno arrivano le urla di protesta e I fischi agli esponenti della minoranza. Proteste veementi, ad esempio, al passaggio del presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia mentre qualche fischio arriva anche nel momento in cui il bersaniano Nico Stumpo entra nella sede del partito. “Elezioni, elezioni”, è invece il grido che si leva – con qualche applauso – al passaggio di Gianni Cuperlo al quale qualcuno gli dice: “continua così”.

Poco prima era stato invece l’esponente della maggioranza Emanuele Fiano a intrattenersi con alcuni militanti che gli chiedevano di andare subito alle urne: “noi dimostriamo al Paese che abbiamo senso della responsabilità, adesso vediamo gli altri”, era stata la replica.

La mossa del presidente del Consiglio anticipa l’entrata in scena del Quirinale. Mattarella farà sapere stasera il calendario delle consultazioni per formare il nuovo governo. Nel frattempo, ha annullato tutti gli impegni dei prossimi giorni: stasera niente prima della Scala a Milano, lunedì 12 niente intervento all’università di Bologna.
“Noi non abbiamo paura di niente e nessuno, se gli altri vogliono andare a votare, dopo la sentenza della Consulta, lo dicano perché qui si tratta tutti di assumersi la responsabilità. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti”. Così Matteo Renzi illustrando le due alternative dopo le sue dimissioni.
Il capo dello Stato ritiene ‘inconcepibile’ che le elezioni siano convocate prima di approvare una nuova legge elettorale, omogenea per Camera e Senato e quindi con un altro intervento del Parlamento da realizzare solo dopo la decisione della Corte Costituzionale. Proprio la Consulta si è difesa con una nota dall’accusa di aver allungato i tempi: l’udienza sull’Italicum non poteva essere convocata prima del 24 gennaio senza ‘privare le parti dei termini dei quali dispongono per legge, allo scopo di costituirsi in giudizio e presentare memorie’.

L’attesa è stata tutta per il discorso in Direzione nel quale Renzi ha spiegato le sue intenzioni affrontando il partito. Non c’era D’Alema, che ha fatto sapere di essere impegnato a Bruxelles. C’erano invece i bersaniani di Sinistra Riformista che non vogliono il voto subito e preparano a una manifestazione a Roma il 17 dicembre. “Niente avventure – è la sintesi della posizione illustrata da Roberto Speranza – Servono stabilità e un governo in grado di fare una legge elettorale che superi i limiti dell’Italicum, ma anche di intervenire sulle questioni più urgenti sul piano economico-sociale”. Un governo ‘vero’, insomma, e senza perentori limiti di tempo. “Per la prima volta ho visto protestare qualcuno con la borsa Etro, è un modello di protesta molto originale. La stragrande maggioranza del PD, a partire dai militanti che al mattino alzano la saracinesca del circolo, vuole il congresso; vedo che non è così tra i sostenitori di Renzi. Io ovviamente, ci metto sempre la faccia e non intendo iniziare adesso a passare da una porta secondaria per entrare nella sede del mio partito a causa di ultrà che non vogliono il congresso. È lesa maestà? Pazienza, ce ne faremo una ragione. Io voglio solo il congresso come tanti altri democratici”. Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, arrivando al Nazareno per la direzione PD.

Tuttavia fino all’ultimo Matteo Renzi sembra non voler uscire di ‘scena’, una scena che ha calcato e posseduto per troppo tempo, tanto che affida a una lettera scritta a mano e pubblicata su E-news il suo saluto prima dell’addio definitivo a Palazzo Chigi.
matteo

Il presidente del Consiglio sembrava orientato per il voto il prima possibile. Ma stando alle ultime ricostruzioni potrebbe aver cambiato idea, e proporre ai dirigenti del suo partito di appoggiare un governo istituzionale. Abbracciando così la volontà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, contrario alle elezioni con una legge elettorale al momento diversa per i due rami del Parlamento. E proprio sulla legge elettorale ieri è arrivato l’avviso della Consulta, altro fattore che allontana le urne: la corte pronuncerà sull’Italicum il 24 gennaio.
“Se i gruppi parlamentari vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale”. Lo scrive nella sua enews il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che poi elenca gli eventi salienti dell’anno prossimo,” i 60 anni dell’Unione Europea, i vari G7 a cominciare da quello di Taormina, la Presidenza del consiglio di sicurezza dell’Onu. Sarà interessante capire – è la provocazione del premier – cosa pensano anche i partiti del Fronte del No al referendum, non solo i partiti dell’attuale maggioranza”.

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