sabato, 25 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Elio Gioanola. Quando la poesia indossa la maglia nerazzurra dell’Inter
Pubblicato il 23-12-2016


gioanolaLo storico della letteratura italiana Elio Gioanola, autore di libri e saggi importanti su Leopardi, Manzoni, Pascoli, Pirandello, Pavese, C.E. Gadda ecc., sin dall’infanzia appassionato di calcio, a ottant’anni suonati, in Il cielo è nerazzurro. Storia e passione Inter (Jaca Book, Milano 2016, pp. 188, € 16,00) si è deciso a scrivere di sport e a raccontarci la sua “passione adulta per l’Inter, essendo stato il Torino il primo amore calcistico, purtroppo scomparso a Superga. Avevo sedici anni e per molto tempo sono stato senza una squadra del cuore.[…]Poi è arrivata l’Inter, ormai trent’anni fa, e da allora è rimasta il mio tifo più acceso, al punto che mi sembra di essere stato sempre interista. Forse le passioni tardive sono le più tenaci”. A differenza di Gioanola, che diventa tifoso un po’ per caso a cinquant’anni, il poeta Vittorio Sereni fin da giovane è un interista “perso” al punto da stare fisicamente male per la propria squadra ed essere costretto a disertare il derby dopo un micidiale 4 a 4 del febbraio 1949. Sereni, che si definisce “un tifoso come tanti, spesso portato a chiedersi se l’Inter non occupi una parte troppo grande dei suoi pensieri”, è affascinato dal gioco del calcio inteso come metafora dell’esistenza. Festa popolare dotata di un senso che va oltre il suo significato puramente sportivo. Infatti, nel testo Il fantasma nerazzurro, che rievoca la partita serale di Coppa dei campioni, nel 1964, fra l’Inter e il Borussia, Sereni ci parla dello spettacolo “sbalorditivo della folla compatta attorno a una squadra, sbalorditivo perché in quanti altri casi è dato trovare tanta gente unanime attorno a qualcosa in uno spazio relativamente ristretto, tanto da illuderti che lì si riveli e ti si apra il cuore autentico di un’intera, sterminata città […]?” Spettacolo vibrante, carico di colori e di suoni, come quello che lo spinge a raccontare nella poesia Domenica sportiva, compresa nella terza edizione della raccolta di versi Frontiera, una sfida a San Siro tra l’Inter e la Juventus: “Il verde è sommerso in neroazzurri./ Ma le zebre venute di Piemonte/ sormontano riscosse a un hallalì/ squillato dietro barriere di folla./ Ne fanno un reame bianconero./ La passione fiorisce fazzoletti/ di colore sui petti delle donne. // Giro di meriggio canoro, / ti spezza un trillo estremo./ A porte chiuse sei silenzio d’echi/ nella pioggia che tutto cancella. Sfida che procura al poeta ebbrezza, momenti di gioia che si oppongono alla negatività dell’esistenza, della politica e della storia. Ma, quando l’incanto di suoni e colori viene spezzato dal fischio dell’arbitro, che decreta la fine della partita, il divertimento cede al malumore della festa finita e “un senso amaro di vacuità e quasi di rimorso” – chiosa il poeta – invade l’animo degli spettatori che svuotano le gradinate. Allora lo stadio, come nella poesia Altro compleanno, che chiude la raccolta Stella variabile, quarto e ultimo libro di poesie di Sereni, diventa “un gran catino vuoto”, una costruzione di pietre nel deserto che riflette, come uno specchio, il tempo passato inutilmente. Un simbolo dell’attesa del futuro che non si conosce, dell’impossibilità dell’uomo di formulare programmi o affermare certezze: “A fine luglio quando/ da sotto le pergole di un bar di San Siro/ tra cancellate e fornici si intravede/ un qualche spicchio dello stadio assolato/ quando trasecola il gran catino vuoto/ a specchio del tempo sperperato e pare/ che proprio lì venga a morire un anno/ e non si sa che altro un altro anno prepari/ passiamola questa soglia una volta di più/ sol che regga a quei marosi di città il tuo cuore/ e un’ardesia propaghi il colore dell’estate”. Spesso, nel “gruppetto di interisti scelti” guidato da Sereni, che nelle domeniche degli anni Settanta si reca allo stadio, ci sono il musicista Gino Negri e i poeti Giovanni Raboni e Maurizio Cucchi. Quest’ultimo ispirato dalla squadra del cuore, scrive i versi della poesia intitolata 53, dove l’inizio della passione calcistica, vissuta dall’autore-bambino come un apprendistato alla vita, si mescola all’amore-nostalgia per il padre e al ricordo degli idoli (il portiere Giorgio Ghezzi e i centravanti Lennart Skoglund, Stefano Nyers e Benito Lorenzi) che hanno contribuito a fare grande la storia del club neroazzurro: “L’uomo era ancora giovane e indossava/ un soprabito grigio molto fine./ Teneva la mano di un bambino/ silenzioso e felice. / Il campo era la quiete e l’avventura, /c’erano il kamikaze, / il Nacka, l’apolide e Veleno. / Era la primavera del ’53, / l’inizio della mia memoria./ Luigi Cucchi/ era l’immenso orgoglio del mio cuore, /ma forse lui non lo sapeva”.

Lorenzo Catania

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