venerdì, 28 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

DOPPIA FIDUCIA
Pubblicato il 14-12-2016


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Dopo aver incassato la fiducia alla Camera, Gentiloni fa il bis al Senato con 169 voti favorevoli, 99 voti contrari e 0 astenuti. Ala e Lega non hanno partecipato al voto mentre il M5S ha votato contro. Il governo di Matteo Renzi, il 25 febbraio del 2014, ottenne la prima fiducia del Senato con lo stesso numero di voti favorevoli.

“Per il tempo necessario in questa delicata transizione servirò con umiltà gli interessi del Paese – ha detto il presidente del Consiglio in Aula per la fiducia.  “Una fiducia un po’ particolare”, come ha detto lo Gentiloni, avendo “condiviso pienamente la riforma costituzionale approvata ripetutamente in questa Aula” e che avrebbe eliminato il bicameralismo paritario, se fosse stata ratificata dalla consultazione popolare. Quindi ribadisce alcuni punti programmatici già espressi martedì a Montecitorio – “lavoro, lavoro, lavoro” e poi “Sud per cui servono risposte credibili” – e, in generale, indica due obiettivi: “dare stabilità al Paese” e completare “le riforme avviate”.

La prova del Senato è quella più difficile, con i mal di pancia di Ala insoddisfatta dalla lista dei ministri che la ha lasciata a bocca asciutta contrariamente alle sue aspettative. Ala non parteciperà al voto, spera evidentemente che le loro rimostranza possano dare frutto più avanti. Ci sono in ballo la vicepresidenza dell’Aula del Senato e la presidenza di commissione affari costituzionali lasciate libere rispettivamente dai neo ministri Fedeli e Finocchiaro.  Il senatore di Ala-Sc Riccardo Mazzoni ha parlato del principio “della dignità politica che non ci ha voluto riconoscere sulla base di una conventio ad excludendum che non comprendiamo”.

Gentiloni è intervenuto nella replica della discussione sulla fiducia. “Non siamo innamorati della continuità – ha detto ancora il presidente – abbiamo anzi rivolto una proposta all’insieme delle forze parlamentari per individuare una convergenza più larga. C’è stata una indisponibilità: non un amore della continuità ma la presa d’atto di questa situazione ha spinto le forze che hanno sostenuto questa maggioranza a dar vita a questo governo, per responsabilità”. Non è un governo di inizio legislatura ma innanzitutto deve completare la eccezionale opera di riforma, innovazione, modernizzazione di questi ultimi anni”.  Il premier ha anche sottolineato con forza la necessità di una riforma della legge elettorale “a prescindere da quanto durerà la legislatura”. Nella conclusione del suo intervento citando Carlo Azeglio Ciampi, Gentiloni ha ribadito la sua intenzione “per quanto durerà questa delicata transizione” di “servire con umiltà il Paese”.

E proprio sulla durata del Governo è il ministro Poletti a porre subito un limite. L’occasione viene dalla notizia secondo la quale la Corte costituzionale esaminerà nella camera di consiglio dell’11 gennaio 2017 l’ammissibilità delle richieste relative a tre referendum abrogativi tutte concernenti disposizioni in materia di lavoro, comprese misure presenti nel Jobs Act. “Se si vota prima del referendum –  ha commentato Poletti – il problema non si pone. Ed è questo, con un governo che fa la legge elettorale e poi lascia il campo, lo scenario più probabile. Sulla data dell’esame della Consulta è tutto come previsto”.

Per i Socialisti è Leggi l’intervenuto del Senatore Enrico Buemi: “Quanto è accaduto in queste settimane – ha detto – dimostra che si può uscire rapidamente da una crisi di governo e che si può rapidamente approvare nelle due Camere leggi importanti come la legge di bilancio, senza eliminare la doppia approvazione di Camera e Senato”. “Per quanto riguarda la prospettiva di questa legislatura – ha aggiunto – resto fedele all’imperativo di conseguire il più possibile la razionalizzazione e modernizzazione del meccanismo decisionale all’interno dell’assetto costituzionale esistente, fermo restando l’auspicio che la revisione costituzionale sia affidata, se si ritiene utile procedere a cambiamenti, a una futura legislatura secondo il metodo condiviso e proporzionale dell’Assemblea costituente”. “Da ora fino a fine legislatura le garantiamo l’appoggio sui provvedimenti che riguardano i problemi del Paese, i terremotati, la crisi economica e bancaria, il lavoro e la creazione di nuove opportunità per le nuove e vecchie generazioni, la legge elettorale, che oggi è sulla bocca di tutti, ma che in passato veniva tralasciata mentre noi abbiamo presentato in epoca non sospetta una proposta che recuperasse l’esperienza degli anni Novanta e Duemila con il Mattarellum, con il quale – ha concluso Buemi – si erano sperimentate maggioranze di vario tipo e su cui si possono apportare modifiche”.

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