giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Gli errori di Renzi
Pubblicato il 17-12-2016


L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi sollecita sul suo sito facebook di indicargli quelli che sono stati i suoi errori in questi tre anni. Lo trovo un metodo opportuno proprio perché aperto anche alle critiche. Non lo considererei sufficiente, perché la riflessione dovrebbe essere approfondita adeguatamente con ragionamenti che fanno a pugni con la natura di facebook. Provo tuttavia a indicargli quelli che a mio avviso sono stati i suoi sbagli. Il primo è quello della squadra. Lasciamo perdere il modo col quale è subentrato a Letta e che non ha precedenti nella storia dei governi passati. Nemmeno i democristiani cucinavano in quel modo i loro presidenti del Consiglio. Avevano almeno uno stile diverso. Ma iniziamo dalla composizione del suo governo. Proprio perché Matteo era un giovane senza esperienza governativa e nemmeno parlamentare avrebbe avuto bisogno, più che dei suoi amici e amiche, di personaggi di lungo corso e di grande esperienza. Oltre tutto si sarebbe fatto molti meno nemici interni.

Poi la scelta della Mogherini e non di D’Alema alla Commissione europea. Non sono mai stato dalemiano o filo dalemiano, anche se una certa considerazione per il Lider Massimo non l’ho mai nascosta. Ma perché non ricucire con lui mantenendo fede alla promessa di un posto in Europa? La logica della rottamazione per scala anagrafica è stupida e controproducente. Poi la scelta di Mattarella e non di Giuliano Amato al Colle. Nulla contro la persona di Mattarella, sia ben chiaro. Ma che anche su questo Renzi abbia preferito ricorrere a un uomo della sua parte politica anziché a un personaggio della istituzioni che veniva non dalla sua, ma dalla nostra storia, mi é parsa una forzatura, soprattutto perché con l’elezione di Giuliano Amato Renzi avrebbe mantenuto in vita il Patto del Nazareno con Berlusconi.

E siamo al dunque. Era evidente che anche col Patto del Nazareno non sarebbe stato semplice vincere il referendum confermativo della riforma costituzionale, visto che i voti berlusconiani non sarebbero stati sufficienti a raggiungere in doppia lettura i due terzi. Senza quell’appoggio la vittoria del referendum era però una chimera. Basta leggere i voti che i sondaggi attribuivano ai vari partiti schierati per il sì e per il no. Complessivamente quelli per il sì (considerando l’opposizione della minoranza del Pd) non superavano il 30 per cento. Quelli per il no raggiungevano il 70. Ci si è messa anche una campagna referendaria sbagliata, con annunci contraddittori: me ne vado, non me ne vado, non lo so, lo so e non lo dico. E accenti populisti sul taglio dei politici e della spesa per la politica che hanno finito per rafforzare le posizioni dei populisti autentici.

Infine il rapporto coi cosiddetti organismi intermedi. Se si eccettua la Confindustria (forse la Coldiretti e poco altro) Renzi ha rotto con tutti. Ora paragoniamo il suo al comportamento di Craxi. Quest’ultimo tentò di convincere tutto il sindacato della bontà del decreto di San Valentino e per settimane fu lì lì dall’individuare anche un punto di intesa con Lama e la Cgil. Fu Berlinguer a romperlo e a preferire il referendum. Ma anche al referendum il governo Craxi si trovò l’appoggio di Cisl, Uil e della componente socialista della Cgil. Sul jobs act, che personalmente trovo ancora una buona legge, anche se sui voucher andrà cambiata, Renzi poteva e doveva dialogare e non rintanarsi in una sorta di decisionismo solitario.

Ce ne sarebbero altri. Ma mi fermo qui e spero che queste mie note non vengano interpretate come un cambio di campo. Non sono mai stato renziano, non divento anti renziano. Ho riconosciuto sul mio giornale le cose buone fatte dal governo e dalla segreteria Renzi al Pd, non ultimo la piena adesione del suo partito al socialismo europeo. Riconosco che contrariamente a Letta non si era scordato, al momento di formare il suo governo, dell’esistenza dei socialisti. Vorrei che Renzi riflettesse su questi errori perché errare humanum, sed perseverare diabolicum. E oggi il giovin signore fiorentino dovrebbe pensare a un periodo di riflessione che non si esaurisca in tempi troppo ravvicinati. Renzi è giovane e non deve bruciare le tappe, solo perché quelle della politica incombono.

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Commenti all'articolo
  1. A me pare che nel commettere errori sia stato come si usa dire “ in buona compagnia”, riferendomi in particolare al referendum, e a chi ha di fatto assecondato una campagna elettorale tanto intensa da spaccare il Paese, assorbendo nel contempo parecchie energie, quando c’era invece bisogno – a mio avviso almeno, ma non sono il solo a pensarla così – di rivolgerle innanzitutto ai problemi non piccoli che abbiamo di fronte, e che paiono acuirsi ogni giorno di più.

    E visto che si parla di errori, mi chiedo cosa sarebbe avvenuto per la componente socialista sua alleata se il SI’ avesse vinto o stravinto. Forse se la sarebbero definitivamente scordata – stando perlomeno a quanto possiamo trarre dall’ultimo Editoriale del Segretario, in data 18 dicembre, riguardo alla diverse sinestre – e non riesco neppure ad ipotizzare quale modifica della legge elettorale sarebbe venuta fuori, dal momento che alla fine sono sempre i più forti a decidere (e dal momento che, come mi è parso di capire, gli impegni presi in materia prima del voto erano piuttosto generici).

    Con il prevalere del NO la situazione si è sostanzialmente azzerata, nel suo insieme, e credo allora che un po’ tutti, tra cui la parte socialista che si è spesa caldamente per il SI’, dovrebbero ben riflettere e ponderare su quanto si va profilando, in tema di legge elettorale e quant’altro, in maniera da non ripetere possibilmente gli eventuali errori commessi, perché diversamente varrebbe anche per la medesima il vecchio dire “errare humanum est, sed perseverare diabolicum”.

    Paolo B. 19.12.2016

  2. L’eerrore maggiore è stata la combinazione tra italikum e revisione costituzionale, con lipocrisia di non cambiare due articoli fondamentali per la forma di governo delineata dalla nostra costituzione. L’art. 92 Cost. è stato svuotato e il Presidente dlla repubblica ridotto ad un ufficiale d’anagrafe, che doeva prendere nota del nome uscito vincitore di un ballottaggio, altro che “NOMINARE IL PRESIDENTE DELK CONSIGLIO DEI MINISTRI”. Si è aumentato il quorum per eleggere il Presidente della Repubblica e nel contempo per la sua messa in stato d’accusa si è passati da 476 voti ( la maggioranza assoluta di un Parlamento di 950 membri) a 366 ( la maggioranza assoluta di un Parlamento di 730 membri), quando un Presidwente dwel Cobnsiglio ne ha almeno 340. Fate un po’ di conto 366-340=26. Ce ne siamo accorti in pochi, non quelli per il Sì

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