lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Guerra delle case, Raggi passi dai “post” ai fatti
Pubblicato il 09-12-2016


raggi-xMourad, Fatia e tre bambini. Una famiglia marocchina che non ha nessuna colpa. Se non quella di aver dovuto prendere possesso di una alloggio popolare che gli era stata assegnata per legge. Un operaio, una casalinga e tre bambini di 1, 4, 7 anni che vivevano in un residence adibito all’emergenza abitativa e che hanno legittimamente ottenuto una casa popolare nel quartiere di Roma San Basilio.

I “vicini” erano scesi in Piazza per impedire alla famiglia di entrare in possesso dell’abitazione. “Ci siamo stufati: mandano via gli italiani e fanno entrare gli stranieri”. Una giustificazione, se così osiamo chiamarla, a dir poco scandalosa. La famiglia, integrata in Italia, decide di rinunciare all’alloggio, che verrà poi occupato nuovamente. Una breve storia triste. Di razzismo e di ingiustizia.

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha definito il gesto “scandaloso, una vergogna per tutti i romani”. Ieri li ha ricevuti in Campidoglio. Su Facebook poche ore dopo appare un disegno di un cuore realizzato da uno dei figli della coppia marocchina e queste parole: “ L’accoglienza ed il senso di comunità sono valori condivisi da tutti i romani. La città abbraccia con affetto Mourad, Fatia e i loro bambini. Sarà assegnata loro una nuova casa. Il quartiere di San Basilio non può essere offeso da una minoranza che con gesti inqualificabili offende tutti gli abitanti della zona. Rispetto della legalità, integrazione e riqualificazione delle periferie sono l’antidoto contro il degenerare dell’intolleranza e del non rispetto: una lotta nella quale sono sempre gli ultimi a rimetterci”. Ma si sa che lo stile della Sindaca e del suo Movimento è quello di sguainare la spada sui social per poi non essere incisivi nello stesso modo nella realtà.

Realtà che è segnata da una profonda piaga e da un grande problema sociale. A Roma sono circa 48 mila gli alloggi popolari gestiti dall’Ater, l’azienda territoriale per l’edilizia residenziale. Circa il 12% sono occupati. Percentuale in aumento nelle zone come San Basilio, dove ben il 40% degli inquilini non paga l’affitto o paga cifre irrisorie. Molte case sono occupate, altre appartengono a famiglie che dopo la morte dei genitori o pur avendo superato il limite di reddito o di figli per abitare lì, ci rimangono ugualmente.

Nonostante sembri regnare la legge della giungla gli alloggi popolari vengono assegnati su un bando che prevede determinati criteri. In primo luogo la cittadinanza italiana o di un altro stato europeo o il permesso di soggiorno. La graduatoria viene definita assegnando un punteggio sulla base di ben definiti parametri. Prendono più punti coloro che sono ospitati in dormitori pubblici, che sono assistiti dai Servizi Sociali, nuclei familiari con anziani con più di 65 anni o con tre o più figli a carico. Corsie preferenziali poi per le giovani coppie o i genitori single con almeno un figlio a carico. In caso di parità di punteggio conta il reddito, i componenti affetti da disabilità (quindi la percentuale di invalidità) e il numero dei figli a carico.

Speriamo quindi che la sindaca smetta di governare a colpi di tweet e di post su Facebook e intervenga in una guerra tra poveri (a cui, però, partecipano anche organizzazioni criminali che lucrano con vari tipi di traffici, compreso quello degli stupefacenti) dove sembra non esserci veramente nessun vincitore.

Valentina Bombardieri
Blog Fondazione Nenni

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