giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Guterres, un socialista nel Palazzo di Vetro
– Ugo Intini – Il Mattino
Pubblicato il 27-12-2016


Il 1° gennaio 2017, Antonio Guterres, 67 anni, si siederà al vertice del Palazzo di Vetro:il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite. La sua elezione è stata una sorpresa e chi lo conosce di persona sa che darà delle sorprese, perché Guterres, a differenza dei suoi precedessori dell’ultimo messo secolo, no è un funzionario o un diplomatico. Le Nazioni Unite sono potenzialmente una macchina di pace e progresso: dipende molto di chi sta al volante.

La sorpresa di Guterres è controcorrente. In tempi di antipolitica e antipartitocrazia, è un politico puro. Anzi, un politico di professione e un uomo di partito. Militante socialista portoghese dal giorno della rivoluzione dei garofani (il 25 aprile 1974), deputato dal 1976, poi capogruppo alla Camera, poi Primo Ministro.

In tempi bui per il socialismo democratico, ne rappresenta addirittura un simbolo, perché è stato presidente dell’Internazionale socialista (pochi anni dopo Willy Brandt) dal 1990 al 2004. In tempi di antieuropeismo, è un europeista convinto. Anzi. È per l’unità politica dell’Europa. Commemorando a Roma Pietro Nenni, ha voluto ricordare che il padre fondatore del socialismo italiano Filippo Turati, lanciò oltre un secolo fa l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa.

In tempi in cui le sinistre tendono a trovare la propria identità più sui temi di costume che su quelli sociali, Guterres è un socialista cattolico, anzi, terziario francescano ed è cattolico tradizionalista. Al punto da accettare sì, per disciplina di partito, per il matrimonio gay, ma da manifestare nel contempo la sua contrarietà personale.

In tempi in cui nessun leader europeo osa opporsi frontalmente all’ondata popolare di rigetto contro l’immigrazione, da direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), dove ha lavorato fino a ieri, Guterres non si è stancato di ricordare un paradosso. In Europa i Paesi più grandi e ricchi si disperano per poche centinaia di miglia di rifugiati. E lo si può comprendere, considerando lo choc continui, mostruosi attacchi terroristici. Ma in Turchia Libano e Giordania ce ne sono 4 milioni e 300mila. Nei miseri sobborghi dei Beirut, ne sono arrivati dalla Siria più che una intera Europa. Una volta, Guterres ha spiegato in un minuto, con tre semplici domande e risposte qual è il problema epocale che abbiamo di fronte. “Un istituto specializzato ha posto le seguenti domande a un campione di cittadini europei. Volete diventare una società di vecchi? La maggioranza ha ovviamente risposto di no. Progettate di aver più figli? Ancora no. Volete avere più immigrati? Sempre, ovviamente, no. Ma tutti e tre i no, come è evidente, non reggono”. A uno – fa osservare Guterres con normale buon senso – è giocoforza rinunciare.

La sua elezione nasce da una “congiuntura astrale” irripetibile perché, come è noto, un Segretario Generale non più riuscire se si oppone uno solo dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza. È per questo che le scelte degli ultimi decenni sono state sempre “al ribasso”: alla ricerca cioè del minimo comune denominatore accettabile contestualmente da Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna.

La prima spinta a favore di Guterres è venuta dai continenti emergenti. Come presidente di una Internazionale socialista con quasi 200 partiti membri (molti in Africa, Asia e America latina) aveva coltivato negli anni amicizie che hanno influenzato i Paesi in via di sviluppo.

E nel terzo gli ha giovato probabilmente anche l’influenza del Vaticano, dove certo non si è dimenticata la sua militanza cattolica.

Obama è accusato dai suoi nemici di essere “sotto sotto” un “socialista europeo” e lo ha certamente appoggiato (con Trump, dopo pochi mesi, avrebbe avuto “possibilità zero”). Guterres è un politico assolutamente “occidentale”, da sempre leale con la Nato. E questo piace agli occidentali. Ma in Russia e in Cina si apprezza che Guterres critichi lo strapotere della finanza internazionale anglosassone: è pur sempre un socialista. Mosca e Pechino sono inoltre protagonisti di un’organizzazione in ascesa che coltiva legami solidi con i Paesi poveri grandi sostenitori di Guterres: il BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), che si è riunito a Goa (guarda caso ex colonia portoghese) poco prima del via libera al nuovo Segretario Generale. Il presidente francese Hollande era segretario del partito socialista quando lui era a capo dell’Internazionale e lo ha sempre chiamato “caro compagno Antonio”. La Gran Bretagna del Brexit aveva altro a cui pensare.

Ed ecco Guterres alla guida delle Nazioni Unite. È al tempo stesso un pragmatico pignolo e un idealista. Laureato in fisica, di solida preparazione scientifica, cittadino del mondo e entusiasta della modernità, improvvisa discorsi a braccio indifferentemente in portoghese, spagnolo, inglese e francese (parlicchia anche italiano). Ma sogna come un vecchio socialista e non a caso ama citare Turati e Nenni.

Sogna cosa, esattamente? Ho ricordato come Guterres abbia citato Turati e la sua profezia sull’unità europea. Giurerei che gli piacerebbe citare un’altra profezia di Turati: gli “Stati Uniti del mondo”. Il padre del socialismo italiano infatti ha sempre visto l’unità europea come una tappa intermedia verso questo obiettivo finale dell’umanità.

Certo, Turati vedeva lontano di secoli. Troppo lontano. Certo Turati era un sognatore. Ma attenzione. Anche i padri fondatori delle Nazioni Unite, nel 1945, a San Francisco, lo erano. A cominciare dal loro vero architetto: Franklin D. Roosevelt, spentosi poco prima che si concretasse il suo disegno. E dalla vedova Eleanor, che ha scritto nel 1948 (lei, una donna) la famosa “Dichiarazione dei diritti dell’uomo”. La carta fondante delle Nazioni Unite comincia infatti solennemente con queste parole: “ We the people…”. Esattamente, non a caso, le stesse parole con le quali comincia la carta fondamentale degli Stati Uniti d’America.

Guterres è ancora sconosciuto all’opinione pubblica, ma presto diventerà famoso in tutto il mondo, come i suoi precedessori: interlocutori e mediatori tra i grandi della terra. Le Nazioni Unite hanno un peso economico enorme (Banca mondiale, Fondo Monetario Internazionale, istituzioni finanziarie e di investimento). Un peso militare (oltre 100mila soldati con il casco blu in azione. Un peso organizzativo quasi proibitivo da gestire. Sessantamila funzionari nella sede centrale, decine e decine di agenzie in tutto il mondo: dall’Unesco (cultura) all’Unicef (infanzia); dall’Iaes (energia atomica) all’Unodc (droga e crimine); dalla Fao (alimentazione) all’Oms (sanità). Ma si può prevedere che questo straordinario potere non cambierà la semplicità di Guterres. Dopo essere stato Primo Ministro, ha ripreso da cattolico militante, a fare volontariato. A modo suo e con un messaggio implicito (credo) su quale sia oggi la chiave dello sviluppo economico: dando lezioni di matematica agli studenti poveri di Lisbona. Ho di lui nella memoria un flash fotografico più nitido degli altri. Consiglio generale dell’Internazionale socialista, non ricordo in quale continente. Deserto per pausa pranzo. Restano soltanto le ragazze che lavorano come hostess a mangiare un panino. E io in un angolo a scrivermi il discorso. Sento gemere e sbuffare. Trovo sulle scale, piccoletto, grassotello, paonazzo per lo sforzo, Guterres, che trasporta un tavolo. “Ma che fai?”. “Mancavano tavoli”. “E li trasporti tu?”. Mica posso chiederlo alle ragazze”.

Come definirebbe Guterres, usando solo due righe, la socialdemocrazia in cui crede? Il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite vede in Olof Palme (il mito del socialismo scandinavo) il suo punto di riferimento e spesso ripete le sue parole. “La socialdemocrazia – insisteva Palme – non deve abbandonare l’utopia, perché l’antagonismo tra gli ideali e la realtà certamente le pone un problema, ma è anche la sua affascinante forza motrice”.

Ugo Intini

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