sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Il lato umano della storia. Vivà, orgoglio e sacrificio di una donna moderna
Pubblicato il 21-12-2016


vittoria-nenni-auschwitzPresso la Casa della Memoria e della Storia, è stata presentata la seconda edizione del libro di Antonio Tedesco “Vivà, la figlia di Pietro Nenni dalla Resistenza ad Auschwitz”.

Il libro racconta la storia di una delle figlie di Pietro Nenni, Vittoria (Vivà per gli amici) tragicamente deportata ad Auschwitz dove morì dopo aver partecipato attivamente alla lotta per la liberazione di Parigi, dove la famiglia Nenni si era trasferita in esilio.

La nuova edizione, come raccontato dallo stesso autore, è stata arricchita con nuovi documenti e approfondisce il rapporto padre-figlia. Pietro Nenni, personaggio quasi sacro per la storia del ‘900, in Vivà non è solo il brillante statista che fu, ma un padre e un marito in una dimensione intima e umana.

Dalle pagine del libro e dalle parole di chi ieri lo ha presentato, emerge la storia di una donna che, come ha detto il presidente delle fondazioni Nenni e Buozzi, Giorgio Benvenuto, ha la gioia di vivere. Lo si capisce fin dalla copertina, dove la vediamo ritratta in una fotografia del giorno del suo matrimonio a ventidue anni. Il marito alla sua sinistra, il papà Pietro alla destra e un sorriso fiero sul volto.

La segretaria confederale della UIL Silvana Roseto mette in risalto il suo essere donna. Il clima in Francia lasciava spazio all’emancipazione femminile. Mentre in Italia la vita della donna ruotava intorno a quella familiare, in Francia le ragazze come Vivà erano libere di uscire da sole, andare in bicicletta, andare a bere qualcosa la sera. Antonella Buccaro, curatrice di un’opera teatrale sullo stesso tema che verrà rappresentata prossimamente, ci racconta che Vivà faceva tutto questo, conquistando Parigi con la sua elegante semplicità, ordinando nei bar “un bicchiere di niente”.

Silvana Roseto evidenzia come questo sia dovuto ai valori che le sono stati trasmessi dalla famiglia. Non solo dal padre, di cui Vivà ha ripreso la dignità e l’incredibile umanità, ma anche dalla madre Carmen, che le ha insegnato ad essere donna a tutto tondo: amica, sorella, figlia, moglie.vittoria-nenni

Sebbene Vivà, come sottolinea Antonio Tedesco, fosse la meno interessata alla politica delle sorelle Nenni, la sua forza d’animo l’ha spinta alla lotta attiva, mettendo a disposizione la tipografia del marito per sostenere la liberazione di Parigi, invasa dai nazisti. Questo gesto, è tragicamente costato la vita ad entrambi.

Ma neanche l’arresto e la deportazione sono riusciti a piegare Vittoria Nenni. Avrebbe avuto la possibilità di salvarsi, in quanto italiana, eppure ha scelto per onore di rimanere con le amiche, di andare fino in fondo nella sua lotta. “Dite a mio padre che sono morta rimanendo me stessa”, sussurra all’amica in punto di morte.

Enrico Ponti mette in risalto l’incredibile connessione con il padre che a distanza e senza sapere, per le stesse motivazioni non ha voluto chiedere l’intervento del suo nemico, ma anche ex amico, Benito Mussolini. Una scelta che inevitabilmente tormenterà Pietro Nenni per sempre. Attraverso pagine del suo diario, ieri rievocate da Giorgio Benvenuto, emerge lo straziante dolore di un padre che ha perso una figlia di cui, al tempo stesso, è fiero. La sua unica, misera consolazione è sapere che “avrebbe potuto salvarsi da sola, e non lo fece per dignità di carattere”. Silvia Tolloi ha raccontato di quanto disse a Nenni: “Hai una figlia stupenda”, riferendosi alla maggiore, Giuliana. A Pietro Nenni sfuggì una lacrima: “Perché non hai conosciuto Vivà”.

Il libro di Antonio Tedesco racconta questo e molto altro. Un’opera che svela il lato umano della storia.

Giulia Clarizia

Blog Fondazione Nenni

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