lunedì, 26 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Il popolo sovrano non sbaglia mai
Pubblicato il 05-12-2016


Il popolo sovrano si è espresso. La Democrazia è salva. La riforma costituzionale promossa da Renzi e da Boschi, sostenuta dalla forze governative è stata nettamente respinta. Le reazioni dei mercati, le fibrillazioni, la volatilità non si sono manifestate. Anzi.

Ha senza dubbio pesato la rabbia e la frustrazione di buona parte della popolazione, di coloro che si sono sentiti danneggiati dal Governo Renzi, di una classe media sempre più povera ed a cui si voleva ulteriormente ridurre la voce in capitolo.

E’ vero  anche che il vento del cosiddetto “populismo” spira in tutto il mondo, ma il voto popolare ha innanzitutto respinto una riforma costituzionale raffazzonata, messa insieme con logiche da supermarket: ti vendo un pacchetto con qualcosa di buono (riforma del Titolo V, abolizione del CNEL) e qualcosa di molto meno buono (riduzione della Democrazia e vassallaggio del Senato).

Un risibile risparmio economico, rilanciato da una instancabile propaganda, non è stato tuttavia sufficiente a convincere la stragrande maggioranza degli Italiani a rinunciare al proprio spazio democratico, conquistato in decenni di lotte politiche.

Matteo Renzi ne ha preso atto. Il suo errore più grande è stato forse quello di non capire il momento: ha continuato a puntare sulle riforme costituzionali anche quando non aveva più i numeri sufficienti in Parlamento, sperando in un esito positivo del referendum confermativo che ai suoi occhi probabilmente avrebbe sostituito quella investitura popolare che non aveva avuto, non essendo mai stato eletto in Parlamento. Ha sprecato tre anni fondamentali, tre anni in cui abbiamo goduto della protezione della politica monetaria espansiva di Draghi e dei conseguenti tassi bassi, in cui avremmo dovuto riformare profondamente economia, giustizia, burocrazia di questo Paese.

La Borsa sembra comunque aver reagito bene all’esito referendario ed alle dimissioni di Renzi. Smentite quelle cassandre catastrofiste che fino a pochi giorni orsono prevedevano sui mercati finanziari, nel migliore dei casi volatilità temporanea nel peggiore il caos incontrollato. Scriveva Munchau sul Financial Times un paio di settimane fa: “On December 5th, Europe could wake up to an immediate threat of disintegration” ovvero il 5 dicembre l’Europa si sarebbe risvegliata con la minaccia immediata di disintegrazione. Riflettiamo anche su questo.

Per definizione quando si esprime in termini democratici, il popolo sovrano non sbaglia mai. Ed occorrerebbe ricordarselo sempre. Allo stesso tempo sono ancora troppo pochi coloro che hanno finora ammesso, seguendo l’esempio di Renzi, il clamoroso errore politico commesso: sostenere in Parlamento una riforma sonoramente bocciata dalla popolazione. Sarebbe il caso di fare autocritica, anche interna, prima di volgere lo sguardo alle future battaglie.

E fra queste quella la prioritaria è approvare una legge elettorale proporzionale, che prenda atto dei tre poli oggi esistenti nell’arco istituzionale. Il sole, oggi, risorge sull’Italia.

Barone Rosso

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Commenti all'articolo
  1. Quanto compiacimento… O masochismo?
    Ammesso che la chiave di lettura sia nella classe media, ma non lo era anche nella vittoria di Trump? e io credo invece stia nelle viscere dei troppi italiani che guardano alla politica come se fosse una partita di calcio… ammesso, va bene, certo, questa classe media sarà anche impoverita, ma la bocciatura della riforma non la renderà meno povera, anzi, servirà solo a mantenere farraginoso il meccanismo legislativo, e un meccanismo legislativo macchinoso rende tutto più lento, compresa l’economia, e chi ne paga il conto?
    Il taglio ai costi della politica sarà stato anche risibile, ma la bocciatura della riforma che costi taglia? E in che modo questa riforma avrebbe ridotto gli “spazi democratici” ?
    Se il popolo sovrano quando si esprime in maniera democratica non sbaglia mai allora allora abbiamo trovato la medicina miracolosa che cura tutti i mali? E invece non è così…dobbiamo fare un elenco delle dittature nate da elezioni democratiche?
    Infine, oltre a mantenere l’Italia ben zavorrata, questo No, a noi socialisti, cosa porterà di buono?
    Saluti, Mario Mosca.
    P.s. Dimenticavo: se questa riforma faceva così pena, come si spiega il Si che prevale nei bastioni dell’Italia storicamente faro di senso civico? Milano, Toscana, Emilia-Romagna, Trentino.. E il 65 % di Si dei residenti all’estero?

    • Caro Mosca, né compiacimento né masochismo, forse sano realismo.
      Provo a rispondere ai punti principali da te sollevati.
      Primo. La farraginosità del meccanismo legislativo discende principalmente dal fatto che le due Camere sono elette con leggi elettorali diverse. Basterebbe correggere questa distorsione per rendere più snello il processo. Inoltre, quando le leggi si vogliono approvare in tempi record, il bicameralismo non è un ostacolo. Osserviamo insieme i tempi di approvazione della legge di bilancio…Inoltre è meglio avere leggi scritte bene a quattro mani, piuttosto che leggi approvate a tempo di record, che poi sono però bocciate dalla Consulta (Riforma Madia docet).
      Secondo. Non si baratta un risibile taglio dei costi con la riduzione dello spazio democratico. Se la riforma costituzionale fosse passata, io semplice cittadino non avrei più eletto i membri del Senato, organismo che sarebbe continuato ad esistere anche se con compiti diversi. Per me questa è una riduzione degli spazi democratici. Per quanto riguarda il taglio dei costi, siamo d’accordo che nessun sistema democratico sia gratis. Riallacciandomi al punto precedente: i vantaggi economici stanno nella capacità di fare buone leggi, non leggi frettolose.
      Terzo. Concordo che sia nel passato che nel presente (basta uscire, di poco, dai confini europei) presidenti eletti democraticamente abbiano abusato delle proprie prerogative. Proprio per evitare una deriva simile occorreva contrastare questa riforma, che avrebbe consentito uno strapotere al partito vincente (penso alla nomina dei giudici della Corte Costituzionale, del Presidente della Repubblica, etc). Ora, per completare il lavoro ed evitare il rischio, occorre modificare la legge elettorale in senso proporzionale ed imporre ai Partiti di regolarsi tramite statuti che prevedano meccanismi di democrazia interna.
      Quarto. Cosa il voto referendario porterà di buono ai socialisti? Beh, parafrasando Dante direi qui si parrà la nobilitate dei dirigenti socialisti. Posso solo dirti che i problemi sociali ed economici sono tali e tanti che chi avrà buone idee per risolverli e saprà caratterizzare la sua offerta politica sarà senz’altro valorizzato. Non dimentichiamoci che siamo in una Repubblica Parlamentare e le elezioni dietro l’angolo sarebbero davvero da irresponsabili.

      P.S.: scusami se per ragioni di spazio non ho risposto a qualche punto ed ho saltato qualche passaggio logico

      • Caro Barone, innanzitutto ti ringrazio per la risposta, così articolata. E mi scuso per il precedente commento, forse più uno sfogo dettato dall’amarezza che un commento.
        Conservo le mie perplessità, ad esempio sul Senato: è vero, il meccanismo di elezione del Senato sarebbe cambiato, ma proprio perchè sarebbe cambiato il Senato in quanto tale, nelle sue funzioni. L’idea era appunto di modificare l’essenza stessa della camera “alta”. Io, potendo scegliere, lo avrei semplicemente eliminato: una camera dei deputati di 400-500 membri e basta.
        Sulle elezioni anticipate, beh, credo che chi ha votato No doveva pur immaginarselo che tutto si sarebbe complicato. Se si fa saltare la baracca allora tutto, anche solo modificare una legge elettorale diventa molto difficile.
        Cordiali saluti, Mario.

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