domenica, 26 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Il terrorismo da Berlino ad Aleppo
Pubblicato il 21-12-2016


Non stupisce, come ha giustamente ricordato il presidente della commissione Esteri del Senato Pierferdinando Casini, che si sviluppi una nuova offensiva terroristica in Europa proprio mentre la comunità internazionale é impegnata a sconfiggere lo stato islamico nel suo territorio. Non si hanno notizie recentissime dell’assedio di Mosul che però pare in larga parte conquistato, mentre i civili raccontano delle brutalità commesse dai tagliagola. Rakka é ancora nelle loro mani. E così per mostrarsi ancora forti i terroristi dell’Isis lanciano nuovi massacri, come quello di Berlino, approfittando dell’efficiente uso dei camion, che dopo Nizza sono stati innalzati a strumento di morte.

La strage di Berlino mette in difficoltà la cancelliera Merkel per la sua politica di apertura delle frontiere ai profughi e meno male che il profugo pakistano sospettato di essere il killer del mercatino é stato scarcerato perché inequivocabilmente innocente. Ancora non è stato individuato l’assassino che ha prima di tutto accoltellato e ucciso l’autista del camion, un giovane polacco, impadronendosene e lanciandolo contro gli ambulanti e i consumatori tra i quali una giovane ragazza abruzzese che pare aver perso la vita.

Tutto questo ci riporta d’incanto alla guerra che è in corso e che va combattuta contro il terrorismo con l’azione militare nel territorio occupato tra Iraq e Siria, ma anche con la vigilanza, che non è sempre adeguata (durante le vacanze di Natale sarebbe bene lasciar perdere gli stadi dove i camion non entrano e concentrarsi su tutte le iniziative all’aperto anche da noi) e soprattutto col coordinamento dei servizi a livelli europeo che ancora manca. Mai come di fronte a questo fenomeno che colpisce e unisce l’Europa, si rivela indispensabile sviluppare una politica di maggiore e non di minore coesione, come vorrebbero i cosiddetti partiti e movimenti populisti.

Non possiamo altresì dimenticare che la lotta contro il terrorismo non può trasformarsi in una guerra contro tutti i movimenti di opposizione al regime di Assad, come continuano a ritenere i russi, né in una guerra degli sciiti contro i sunniti, come la stanno considerando gli iraniani. E men che meno può essere combattuta in sfregio a qualsiasi elementare diritto delle popolazioni civili. Da quattro anni la città di Aleppo è divisa in due: la parte occidentale è controllata dai governativi, quella orientale è occupata da diversi gruppi di ribelli appartenenti sia al Free Syrian Army (una coalizione di circa trenta formazioni “laiche”), sia al raggruppamento jihadista composto da Jabhat Fateh Al Sham (ex Jabhat Al Nusra), dagli epigoni di Al Qaeda e dai miliziani dell’ISIS. E’ evidente che la guerra contro i terroristi sia qui praticata come guerra contro tutti i movimenti e anche contro la popolazione civile (250mila abitanti cinti d’assedio).

La tragedia di Aleppo é sotto i nostri occhi in tutta la sua drammaticità. Bombardare ospedali, scuole, abitazioni civili, ammazzare chi tenta di fuggire, nulla ha a che spartire con la lotta al terrorismo e si configura anzi come analogo, spietato metodo di azione. Sulla tragedia di Aleppo sono evidenti le responsabilità del regime siriano che mostra il suo volto incompatibile con quello della democrazia.

Un appello é stato lanciato da Herny Bernard Levy e dai Radicali italiani perché vengano denunciate le violenze e colpiti i responsabili. Finora l’Onu ha avuto le mani legate per i veti russi. “La storia non ci assolverà facilmente, ma questo fallimento ci impone di fare ancora di più per offrire alla gente di Aleppo la nostra solidarietà in questo momento”. Queste le parole di Ban Ki Moon alla riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Restare con le mani in mano di fronte a un genocidio del genere, no, non ci assolverà certamente.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore, il terrorismo, anche questo dei lupi solitari e dell’Isis, si può combattere, certo, ma sarà sempre una guerra ai sintomi della malattia, un po’come abbassare la febbre con il paracetamolo. Ci piaccia o no, se non si ridurranno gli squilibri fra chi ha troppo e chi troppo poco e se non verrà ripristinata almeno una parvenza di equilibrio e imparzialità in questo mondo troppo occidentecentrico, la malattia tornerà ciclicamente. Avrà altri nomi e ceppi, come le influenze stagionali, ma la sostanza sarà la stessa.
    Faccio un esempio banale: esistono prove, perfino ammissioni ormai, che i signori Bush jr e Blair mentirono spudoratamante e che l’invasione dell’Iraq, con tutto quanto ne è seguito, compreso il processo farsa e l’impiccagione di Saddam,tutto questo fu un’azione criminale. Il tribunale dell’Aja, così zelante nel giudicare e condannare i macellai dei Balcani ( cosa giusta, per carità..) chiamerà mai i signori B&B a rispondere dei loro crimini? Mai.
    Il mondo arabo odia l’Occidente, e questo odio esiste anche in settori culturalmente e intellettualmente elevati della società araba. Un motivo ci sarà, vogliamo analizzarlo serenamente una buona volta o dobbiamo continuare a credere di essere sempre noi nel giusto?
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  2. Attenzione. L’Isis non è nata in Iraq, ma in Siria, che non è mai stata attaccata e conquistata da nessuno. Che c’entrano Bush e Blair, che pure hanno fatto l’errore di considerare vera la notizia, verosimile, della detenzione di armi di distruzione di massa? Si potrà dire che i sunniti bahatisti ex saddamiani hanno appoggiato la guerra dei tagliagola. Questo sì.

    • Quello di Bush e Blair era un esempio, per dire che agli occhi del mondo arabo, e gli arabi sono milioni, esistono troppe ingiustizie e gli occidentali, anche quando commettono crimini, non pagano mai. Questo non giustifica, ma forse in parte spiega l’atteggiamento ambiguo, o comunque omertoso, di molti musulmani nei confronti del terrorismo.
      Buon Natale, Direttore, speriamo di pace e serenità. Auguri a tutti.
      Mario.

  3. Caro Direttore non mi capita spesso di essere in disaccordo con te, ed oggi è capitato. Mi riferisco al tuo pezzo sul terrorismo ad Aleppo, dove si delinea un quadro politico militare in cui gli assediati sono vittime degli aggressori. E quando si è fatto più alto il lamento? quando russi e siriani stavano per cacciare da Aleppo le milizie ribelli fra le quali spiccano movimenti terroristici. Ma la guerra è guerra, come ci hanno insegnato gli alleati che ci hanno bombardato ancora a febbraio-marzo 1945 quando la guerra era largamente vinta, e ciò nonostante morivano centinaia e migliaia di donne bambini e civili. E nessuno ha gridato per queste “inutili” stragi, perché erano il prezzo della libertà. Caro Mauro, il terrorismo islamista è oggi il nuovo Hitler, contro il quale ogni guerra è giusta. Hasta la victoria. Siempre.

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