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Opinioni e commenti
 

Inps: versamenti volontari entro il 31 dicembre. Fisco: cambia lotta all’evasione
Pubblicato il 12-12-2016


Inps

VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 31 DICEMBRE IL PAGAMENTO ALL’INPS

Scade sabato prossimo trentuno dicembre il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al terzo trimestre dell’anno corrente (Luglio – Settembre 2016). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2016 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.903 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà addirittura spendere 522 euro in più. Entro la fine del mese di giugno – come già indicato in apertura – scade quindi il termine per il pagamento riferito al trimestre gennaio – marzo, il primo dei quattro appuntamenti previsti per quest’anno (gli altri tre sono rispettivamente fissati al 31 ottobre, 31 dicembre e 31 marzo 2017). L’aumento, in confronto al 2014 (ultimo incremento intervenuto per effetto dell’inflazione zero registrata dall’Istat nel 2015), è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all’1,1% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui vigenti parametri sono indicati in un’apposita, specifica circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – giova sottolinearlo – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2016. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2016, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,98 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,95 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Consulenti del lavoro

ANALISI SU SENTENZA LICENZIAMENTO COLLETTIVO

In caso di licenziamento collettivo la comunicazione finale è obbligatoria anche in cessazione di attività, sempre nel termine perentorio di 7 giorni. A sancirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza numero 23736 del 22 novembre 2016. Lo ricorda la Fondazione studi dei consulenti del lavoro che analizza la sentenza, nella quale la Suprema Corte ribadisce la necessità di inserire nella comunicazione finale l’elenco di tutti i lavoratori licenziati e di effettuare l’invio in modo tempestivo per verificare che l’invocata cessazione aziendale non dissimuli una cessione d’azienda o la ripresa dell’attività sotto altra denominazione o ubicazione.

Calderone (Consulenti del lavoro)

VIGILIAMO CONTRO ABUSIVISMO PROFESSIONALE

Responsabilità e impegno caratterizzeranno anche le nostre attività nel prossimo anno. Le imprese hanno bisogno di un riferimento importante e i Consulenti del lavoro sono gli interlocutori adatti, perché grazie alla funzione sussidiaria assegnata dal Legislatore al nostro ordine, abbiamo gli strumenti e le competenze per interagire con il territorio e con le comunità nelle quali operiamo. In questo senso resta alta la nostra vigilanza nei confronti dell’abusivismo professionale e siamo pronti a segnalare alle autorità competenti i soggetti che compiono illeciti”. Così si è recentemente espressa Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, su ‘Italia Oggi’. “Il nostro non è un compito facile, ma dobbiamo essere professionisti preparati ad affrontare le sfide del futuro in una prospettiva multidisciplinare”, ha aggiunto. La presidente ha poi invitato i dirigenti a non disperdere le energie. “Sono maturi i tempi», ha sottolineato, «per mettere a sistema le nostre competenze, conoscenze e strutture per impegnarci a valorizzare il sapere e la rete dei Consulenti del lavoro. Il mio auspicio è quello di realizzare una piattaforma informatica per l’ elaborazione delle buste paga che metta in rete tutti i colleghi”, ha concluso.

Controllo meno invasivi e più mirati

FISCO: CAMBIA LA LOTTA ALL’EVASIONE

Cambia la lotta all’evasione fiscale, con controlli meno invasivi e più mirati sui contribuenti a maggior rischio. E’ quanto prevede l’Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2017-2019, emanato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan. Per consolidare la governance dell’amministrazione fiscale e migliorare il coordinamento delle diverse ‘anime’ del sistema fiscale il Ministro dell’economia e delle finanze istituirà e presiederà un tavolo permanente, a cui parteciperà anche il vice ministro con delega alle finanze, con tutte le componenti dell’amministrazione. Per migliorare i risultati in termini di gettito si punta ad una strategia di gestione della compliance che prevede l’aumento dell’adempimento spontaneo, la riduzione dell’invasività dei controlli nei confronti di soggetti considerati a basso rischio. Per assicurare una riscossione più equa ed efficiente sarà data attuazione alle disposizioni per la soppressione di Equitalia e la definizione agevolata dei ruoli affidati agli agenti della riscossione. La nuova organizzazione della riscossione dovrà garantire l’effettività del gettito tributario e l’incremento dell’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. Semplificazione degli adempimenti, rafforzamento della taxcompliance, potenziamento dei servizi online sono le altre linee guida. Il documento contiene indicazioni operative per tutte le articolazioni dell’Amministrazione fiscale: il Dipartimento Finanze del Mef, l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Dogane e Monopoli. Particolare attenzione viene posta alla revisione della struttura organizzativa e funzionale dell’amministrazione fiscale, anche tenendo conto dei rapporti richiesti e predisposti dall’Ocse e dal Fmi.

L’Agenzia delle Entrate, in particolare, si occuperà di promuovere la cooperative compliance, le attività sui ruling internazionali per i grandi contribuenti, gli indici di affidabilità per i contribuenti medio-piccoli in sostituzione degli studi di settore, la fatturazione elettronica, la trasmissione telematica dei corrispettivi Iva. Tra i suoi compiti, anche il potenziamento dei servizi telematici, la diffusione della dichiarazione precompilata, l’accelerazione dei rimborsi fiscali a cittadini e imprese, il rafforzamento dell’istituto del ravvedimento operoso, il contrasto delle frodi per la fruizione indebita di rimborsi fiscali.

La Guardia di Finanza dovrà orientare le sue risorse operative verso il contrasto dei fenomeni evasivi più gravi e pericolosi come il sommerso d’azienda e da lavoro, l’evasione internazionale, le frodi Iva, il contrasto al gioco e alle scommesse illegali, e alle attività imprenditoriali e patrimoniali di soggetti legati a organizzazioni criminali.

Le linee operative per l’Agenzia delle Dogane e Monopoli sono volte, tra l’altro, alla riduzione degli adempimenti attraverso il ricorso alla digitalizzazione e semplificazione delle procedure, la valorizzazione delle innovazioni introdotte in coerenza con l’Agenda digitale europea, il rafforzamento degli strumenti per la prevenzione del riciclaggio e per la lotta al contrabbando.

Metalmeccanici

C’E’ CONTRATTO, AUMENTO STIMATO 92 EURO

Siglato il contratto nazionale dei metalmeccanici per il periodo 2016-2019. E’ il primo accordo unitario dopo due rinnovi separati, senza le tute blu della Cgil. Stavolta hanno infatti firmato Federmeccannica, Assistal e le tre sigle sindacali Fiom, Fim e Uilm. A regime si stima un aumento mensile medio di circa 92 euro, calcolando tutte le diverse voci, dal recupero previsto per l’inflazione al welfare.  Sempre a regime, si stimano incrementi mensili medi in busta paga di 51,7 euro per la prevista inflazione (con un tasso stimato al 2,7%), di 7,69 euro per la previdenza integrativa, di 12 euro per l’assistenza sanità, estesa ai familiari. A cui si aggiungono 13,6 euro di salario non tassato (che includono 450 euro annui di ‘ticket’ più l’una tantum di 80 euro da erogare a marzo prossimo). Completano il quadro 7,69 euro di formazione. Riassumendo tutto si tratta precisamente di 92,68 euro mensili. Così si chiude il rinnovo per un milione di metalmeccanici dopo una trattativa durata più di un anno e una ‘no stop’ iniziata mercoledì. Sul filo di lana sono stati infatti superati gli scogli: niente decalage e recupero del 100% dell’inflazione per tutta la durata del contratto e riconoscimento pieno degli scatti di anzianità. La sigla del contratto segna “un punto di svolta nelle relazioni industriali”. Così il presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi, al termine della trattativa per il rinnovo. Per Storchi l’accordo rappresenta anche un “benchmark di riferimento per tutta l’industria del Paese”, ovvero un parametro di base, in grado di fare da apripista. 

“Un passo avanti importante, sono contento che si sia fatto questo passo in avanti”. Così Matteo Renzi, nel corso di un’iniziativa referendaria a Savona, ha commentato l’intesa raggiunta sul contratto dei metalmeccanici.

Confindustria riparte partita contratti – “E’ chiaro che siamo pronti ad aprire la discussione sul futuro modello contrattuale avendo anche dei paletti di riferimento molto importanti”, ha detto all’Ansa Maurizio Stirpe, il vicepresidente di Confindustria con la delega alle relazioni industriali, anche in vista del tavolo del 7 dicembre. Tra i paletti, una “contrattazione di primo livello che abbia soprattutto un carattere di regolamentazione e preveda minimi salariali di garanzia”; quindi “spingere sulla contrattazione di secondo livello per favorire lo scambio salario-produttività”.

Carlo Pareto

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