domenica, 22 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Internazionale futura umanità
Pubblicato il 05-12-2016


Il mondo è cambiato e sembra nessuno se ne sia accorto. Destra e Sinistra, insieme agli stati nazionali,  non ci sono da un pezzo o nella migliore delle ipotesi, a causa di classi dirigenti spregiudicate, sono divenuti residuati inutilizzabili. Non avere chiaro questo porterà nuove forme di diseguaglianze come quelle che stiamo vivendo quotidianamente e non serviranno a nulla demagogia e populismo.

La globalizzazione andrà avanti, continuerà a far abbassare i salari occidentali insieme ai diritti e ad aumentare quelli dei paesi in via di sviluppo, fino a quando non si stabilizeranno a un punto di equilibrio. È una regola dell’economia a cui non si può sfuggire, salvo l’intervento di un ente regolatore che nel ‘900 è stato il famoso intervento pubblico nell’economia e quindi il welfare state. E l’unico ente regolatore che può intervenire e/o ridurre le nuove disuguaglianze, ad oggi, non esiste.
Sarebbe necessario investire sulla politica transnazionale, ma le organizzazioni politiche europee o internazionali non sono altro che un coacervo di interessi nazionali inconciliabili tra loro o peggio vecchie organizzazioni dove c’è dentro tutto e il contrario di tutto (penso all’internazionale socialista).

Ugo Intini parla, nei suoi libri,  di questi rischi della globalizzazione da 17 anni. Ne “La privatizzazione della politica” e ne “La politica globale” affronta nel dettaglio e in maniera esaustiva tutto il fenomeno.

La cosa che trovo curiosa, in un contesto dove le masse e i lavoratori non votano più secondo tradizione, è che oggi scelgono i populisti e i demagoghi al posto della tradizionale sinistra anticapitalista che dalla caduta del muro di Berlino in poi, è un limbo che si confonde, in realtà, con quella reazione e quel populismo. E quella reazione e quel populismo spesso rappresentano il grimaldello con cui il mondo economico e finanziario, parlando attraverso i miliardari alla Trump o altri foschi individui, scardina ogni percorso politico che va verso una ridefinizione dei confini che prima chiamavamo nazionali.

Qualche anno fa uscito da Stazione Termini mi imbatto in dei signori che vendevano il loro quotidiano comunista e anticapitalista. Mi fermai a chiacchierare e alla fine volevano convincermi che i proletari, incapaci di governarsi, dovrebbero affidarsi a loro comunisti che certamente sarebbero stati in grado di fare il loro interesse perché animati dallo spirito di uguaglianza. Considero questo, un pensiero assolutamente contrario alla mia idea di sinistra, ma (alla luce del fatto che oggi chi chiede uguaglianza si affida a miliardari che poi formano governi fatto dal mondo economico e finanziario) forse quella dittatura del proletariato tradotta in dittatura per il proletariato è solo un male minore.

Fare politica o governare, oggi,  impone spesso scelte impopolari. Impone rompere antichi costumi e imporrebbe il linguaggio della verità. Verità che la classe politica non ha l’autorevolezza necessaria per sviscerarla a cittadini che non vogliono sentirla. Al variare di una incognita variano anche altri fattori, ma pare nessuno se ne sia accorto.

Ci vorrebbe qualche grande pensatore che indichi la via, ma all’orizzonte non si vede nulla eccetto demagogia e populismo.

Francesco Meringolo
Consiglio Nazionale PSI

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