lunedì, 27 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Intervento di Enrico Buemi sulla fiducia al Governo Gentiloni al Senato
Pubblicato il 14-12-2016


 “Signor presidente, colleghi, Signor Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, desidero esprimere l’apprezzamento dei socialisti per lo sforzo che sta compiendo e per le fatiche che attendono Lei e il suo Governo. Esecutivi che piacciano al 100 per cento è difficile averne: i Governi sono come le camicie confezionate su misura al momento e tendono a rispondere a esigenze del tempo ma a volte hanno qualche grinza. Tuttavia anche le grinze, se non posizionate in maniera sconveniente, possono avere e dare carattere.

Apprezziamo le sue messe a punto rispetto al dibattito prevalentemente portato avanti fuori dalle Camere, in particolare da parte di quanti non hanno voce in capitolo in Parlamento, ma giocano, magari cambiando casacca, la partita dei gufi e dei cosiddetti antigufi.

Concordo con lei sulle sue messe a punto costituzionali. Dobbiamo tornare al rispetto della Costituzione scritta e confermata dal referendum del 4 dicembre.

Signor Presidente, quanto è accaduto in queste settimane dimostra che si può uscire rapidamente da una crisi di Governo e che si può rapidamente approvare nelle due Camere leggi importanti come la legge di bilancio, senza eliminare la doppia approvazione di Camera e Senato. In particolare, il Senato, dopo la conferma del referendum, oltre a essere un’istituzione millenaria, ha dimostrato di essere un ventenne che è in grado di fare rapidamente chilometri di corsa che, in altre epoche, sono state risolte nell’arco di un giorno. La sua abilità a rimettere in campo verve e senso di responsabilità è evidente. Credo che dobbiamo fare in modo che lei possa lavorare e che il Parlamento possa lavorare. A questo proposito, non so se per volontà di dio, della cui esistenza personalmente ho qualche dubbio, ma di altri della cui esistenza ho grande evidenza, è meglio che si superi il cincischiamento di questi ultimi mesi per l’attesa del grande evento che avrebbe dovuto cambiare la stagione di questo nostro Paese. Come Parlamento dovremmo occuparci di alcune questioni di cui si parla da tempo e che riguardano direttamente la nostra capacità di muoverci con chiarezza e rapidità. Signor Presidente, su questi provvedimenti chiedo la sua benevola attenzione. I provvedimenti partono dalla considerazione che le grandi riforme, a volte, sono piccole cose rispetto alla fatica, ma di grande significato.

Per quanto riguarda la prospettiva di questa legislatura, resto fedele all’imperativo di conseguire il più possibile la razionalizzazione e modernizzazione del meccanismo decisionale all’interno dell’assetto costituzionale esistente, fermo restando l’auspicio che la revisione costituzionale sia affidata, se si ritiene utile procedere a cambiamenti, a una futura legislatura secondo il metodo condiviso e proporzionale dell’Assemblea costituente. Da ora fino a fine legislatura le garantiamo l’appoggio sui provvedimenti che ha annunciato e sui quali concordiamo pienamente, che riguardano i problemi del Paese, i terremotati, la crisi economica e bancaria, il lavoro e la creazione di nuove opportunità per le nuove e vecchie generazioni, la legge elettorale, che oggi è sulla bocca di tutti, ma che in passato veniva tralasciata mentre noi abbiamo presentato in epoca non sospetta una proposta che recuperasse l’esperienza degli anni Novanta e Duemila con il Mattarellum, con il quale si erano sperimentate maggioranze di vario tipo e su cui si possono apportare modifiche. Comunque, si è trattato di una sperimentazione positiva. Nella presente legislatura vi è la possibilità di procedere mediante riforme regolamentari – in questo senso mi rivolgo agli assenti che erano per il no perché alcune modifiche di sostanza si potevano anche fare attraverso i Regolamenti e adesso è l’ora di modificare queste regole – per soddisfare le esigenze di immediata messa a punto del procedimento legislativo. Ecco perché, alla proposta di modifica del Regolamento del Senato, già da noi avanzata con il documento II, n. 19, per la salvaguardia delle esigenze di governabilità del Paese, abbiamo aggiunto questa mattina un ulteriore contributo al dibattito per conseguire sin da subito un regime a parlamentarismo razionalizzato. Per questo motivo, si introduce per via regolamentare l’istituto della sfiducia costruttiva salvaguardando i poteri del Capo dello Stato, ma nel contempo vincolando i senatori a confermare per iscritto il nome del candidato Premier su cui intenderebbero dare la fiducia, in modo da alleviare anche la fatica del nostro Presidente della Repubblica, che ha ben operato dando l’incarico a lei, signor Presidente, ma cui coloro che sono chiamati a votare in questa e nell’altra Assemblea credo debbano dare un contributo esplicito, senza ulteriori mediazioni.

Si snellisce il procedimento legislativo con la prevalenza, in via ordinaria, della sede redigente. Si valorizza la stanza di compensazione nella negoziazione sugli atti amministrativi generali tra Stato e autonomie locali, anche mediante partecipazioni miste ai lavori degli organi di emanazione dei relativi esecutivi: in primis, la Conferenza Stato-Regioni.

Si consente l’effetto acceleratorio, che finora è stato garantito dalla posizione della questione di fiducia, con un miglior regime di contingentamento dei tempi e con un regime di urgenza che attiene alla trattazione dei soli disegni di legge provenienti dall’altra Camera.

Si delimita la possibilità che i Gruppi siano strutture volatili che operano a copertura di fenomeni di trasformismo parlamentare. Si rimette la disciplina della struttura del rapporto tra risorse umane e logistiche e beni strumentali alla normativa esterna. Questo, signor Presidente, perché l’autonomia di queste Camere deve essere rispetto ai contenuti delle leggi e non ai procedimenti amministrativi interni, che devono essere sottoposti alle leggi dello Stato. Non c’è extraterritorialità per nessuno, neanche per queste Camere. Almeno, questo è il mio punto di vista.

Al Consiglio di Presidenza potrà essere consentito di approvare discipline derogatorie di singoli aspetti e della disciplina generale del pubblico impiego, motivate caso per caso per esigenze strettamente funzionali all’attività parlamentare e pubblicate immediatamente, per consentirne l’immediata attuazione. Al di là di qualsiasi autodichia, rigidamente esclusa, l’eventuale sindacato giurisdizionale è su iniziativa di chiunque abbia interesse.

Come vede, signor Presidente, c’è un lavoro, non solo per il suo Governo, non solo per questo Parlamento sui provvedimenti che lei riterrà opportuno debbano essere approvati, ma anche per una iniziativa autonoma del Parlamento rispetto alle questioni che nel dibattito referendario sono state poste e per le quali il sì e il no non potevano avere una risposta definitiva e assoluta rispetto a una posizione piuttosto che a un’altra.

Il buon senso deve portare a raccogliere le posizioni positive dell’una e dell’altra parte. Così come ha fatto lei, signor Presidente del Consiglio, recuperando una presenza di Ministri, di autorevoli colleghi, che hanno ben lavorato nel periodo precedente e che possono continuare a fare bene il loro lavoro fino alla fine della legislatura o, come ha detto lei, rispettando la Costituzione, fino a quando la fiducia del Parlamento ci sarà”.

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