mercoledì, 20 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat: 6,5 milioni di italiani “sognano” un lavoro
Pubblicato il 29-12-2016


istat

L’ISTAT ha pubblicato l’annuario per il 2016 fotografando il nostro Paese. L’immagine è quella di un Paese invecchiato. Al 31 dicembre 2015, ogni 100 giovani risultavano 161,4 over 65 rispetto ai 157,7 dell’anno precedente con un incremento del 3,7%. Rispetto agli altri Paesi europei, secondo gli ultimi dati disponibili al 31 dicembre 2014, l’Italia era al secondo posto nel processo di invecchiamento della popolazione, dopo la Germania.

Sommando ai disoccupati le altre potenziali forze lavoro non occupate, le persone che non lavorano, ma che potrebbero lavorare, ammontano a 6,5 milioni. Secondo l’indagine Istat, le forze lavoro potenziali sarebbero persone che non cercano un lavoro ma che sarebbero pronte ad accettarlo o che non sono immediatamente disponibili. Quindi, si tratterebbe di persone accomunate dal “sogno” di avere un lavoro.

Il pagamento delle pensioni e rendite è ammontato a 259,3 miliardi di euro. Nel tempo l’importo è in crescita anche se negli ultimi anni è rallentata la percentuale di crescita (dal +2,1% nel 2012 al + 0,7% nel 2015) per effetto delle manovre di contenimento della spesa pubblica. Registrano invece un netto incremento le indennità di disoccupazione ( nel 2015 la spesa è stata pari a 12 miliardi con un +6,8%). Anche le prestazioni assistenziali registrano una crescita molto elevata (+9,1% nel 2015) anche se nel 2014 l’impennata era stata molto più alta (+20,3%). Per entrambi gli anni bisogna considerare l’effetto del bonus di 80 euro.

In diminuzione la speranza di vita degli italiani. Nel 2015 la vita media passa da 80,3 anni a 80,1 anni per i maschi e da 85,0 a 84,7 per le femmine.

Per il quinto anno continuativo, diminuiscono gli iscritti al sistema scolastico. Tuttavia, il livello di istruzione degli italiani è in crescita. Il calo degli iscritti è correlato al calo della natività. Nell’anno scolastico 2014/2015 gli studenti iscritti sono stati 8.885.802 con una diminuzione di 34.426 rispetto all’anno precedente. Il calo riguarda le scuole dell’infanzia con -26.845, le primarie con -6.575 e le secondarie di primo grado con -22.037. In aumento gli iscritti alle secondarie di secondo grado con +21.031. Il calo demografico delle nuove generazioni non è sufficientemente compensato dalla crescente presenza nelle scuole italiane di alunni con cittadinanza straniera che ammontano a numero 814.208 e rappresentano il 9,2% degli iscritti. Il maggior numero degli studenti stranieri è presente nelle scuole del Nord e del Centro del Paese. Il tasso di scolarità, da qualche anno si attesta al 100% per la scuola primaria e secondaria di primo grado (scuole dell’obbligo). Per la scuola secondaria di secondo grado raggiunge il 93,1%. Il tasso di partecipazione al sistema formativo sale al 98,8% rispecchiando il costante innalzamento del livello di istruzione degli italiani. Nel 2015 tre persone su dieci hanno conseguito una qualifica o un diploma di istruzione di scuola secondaria superiore (35,6%) con un valore piuttosto stabile rispetto al 2014. Cresce dal 12,7% al 13,1% la percentuale degli italiani in possesso di un titolo universitario.

Al 1° gennaio 2016, sette comuni su dieci hanno una popolazione inferiore a 5 mila abitanti. La frammentazione è in via di riduzione per effetto della politica di contenimento della spesa pubblica. Ad aprile 2016 il numero dei comuni è sceso a 7.999 unità, un numero inferiore a quello rilevato dal censimento del 1961. Il processo di unificazione dei comuni attigui sta interessando principalmente le regioni centro-settentrionali.

Dopo un lungo periodo di riorganizzazione, il sistema ospedaliero, che ha portato a deospedalizzare i casi meno gravi e quelli che potevano essere prese in carico dalle strutture territoriali, tende a stabilizzare il numero dei ricoveri considerando anche il progressivo invecchiamento della popolazione. Nel 2014, le dimissioni ospedaliere per acuti in regime ordinario ed in day hospital sono state 8.682.042, cioè 1.428 dimissioni ospedaliere ogni 10 mila abitanti. E’ finora proseguita la diminuzione dei ricoveri anche se a ritmi decrescenti (-5% tra il 2010 ed il 2011 e tra il 2011 ed il 2012, -4,3% tra il 2012 ed il 2013, -3,3% tra il 2013 ed il 2014).

Salvatore Rondello

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Commenti all'articolo
  1. Grazie Salvatore per questo tuo contributo di aggiornamento sui dati ISTAT.
    Appare evidente come gl’italiani non hanno espresso il loro NO solo sulla Riforma Costituzionale ma anche sulla situazione generale del Disagio sociale rappresentato dai numeri che ci illustri ma anche dagli 11 milioni di cittadini che non hanno le risorse per curarsi, dai livelli di diseguaglianza sociale e delle pari opportunità nella fruizione dei diritti al lavoro, all’istruzione e alla sanità, sulla sottrazione di diritti nel lavoro conquistati a spese di lotte e sacrifici, dal malessere insostenibile delle periferie, senza dimenticare inoltre la rivolta di migliaia di cittadini spogliati dei loro risparmi dalle banche. Da un’indagine demoscopica si rileva che solo gli anziani sopra la fascia dei 60 anni si siano pronunciati a maggioranza per il SI mentre tutte le altre fasce sociali (dipendenti, autonomi, disoccupati, casalinghe, studenti) si sono espresse a maggioranza per il NO. I giovani fino a 35 anni si sono espressi all’ 81% per il NO; inoltre i giovani che lavorano sono più poveri dei loro coetanei del 1995 e dei loro nonni, con inoltre lo spettro di non avere la speranza di una copertura previdenziale.
    Se si escludono 3 Regioni per il SI, in tutte le altre Regioni è prevalso il NO con un’accentuazione in quelle meridionali (anche in due Regioni feudi storici del PD come le Marche e l’Umbria ha prevalso il NO. Ha influito anche la valutazione delle misure adottate per i terremotati?? ). A livello territoriale il No è prevalso in tutte le periferie. Questa distribuzione del voto ha portato alcuni analisti a dire che per il SI hanno votato gli anziani e i benestanti. A chi esprimeva il giudizio che gl’italiani hanno votato con la pancia giustamente è stato risposto che erano però di quelli con la pancia vuota. Tutto ciò conduce altri analisti a sostenere che il PD ha perso la sua base sociale per essersene allontanato, preferendo ad essa la frequentazione di quella del Potere che nella sua Galassia viene definito come “Establishment”. Il PD diventa così esso stesso quella Casta che nei proclami vuole contrastare.
    Appare evidente quanta necessità esiste nel riportare con azioni concrete a fare prevalere nell’azione politica la Visione Socialista a sostegno della richiesta e delle necessità dei meriti e dei bisogni presenti nella Società.
    Un forte abbraccio da Nicola
    Je suis socialiste

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