lunedì, 24 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat vede il rialzo del PIL, ma aumenta il precariato
Pubblicato il 01-12-2016


lavoratoriAncora qualche segnale leggermente positivo per l’economia italiana viene rilevato dall’Istat. Ad ottobre, il tasso di disoccupazione cala di 0,1 punti percentuali su base mensile risultando pari all’11,6%. Anche se si tratta ancora dei dati provvisori sull’occupazione e sulla disoccupazione, sappiamo che sui definitivi gli scarti sono poco significativi. Se si considera che in cantiere ci sono anche le prossime assunzioni di 18.000 operai per gli stabilimenti della FCA di Cassino, per fine anno potrebbe esserci un tasso di disoccupazione rivisto ulteriormente al ribasso. Nel dettaglio la stima dei disoccupati a ottobre diminuisce (-1,2%, pari a -37 mila), dopo l’aumento del 2,2% registrato nel mese precedente. La situazione congiunturale vede anche un rialzo al 35,1% dell’inattività che rappresenta + 0,2% su base mensile.
Su base annua – spiega l’Istat – si conferma la tendenza all’aumento del numero di occupati (+0,8% su ottobre 2015, pari a +174 mila). La crescita tendenziale è attribuibile ai lavoratori dipendenti (+194 mila, di cui +178 mila permanenti) e si manifesta sia per la componente maschile sia per quella femminile, concentrandosi principalmente tra gli over 50 (+376 mila). Nello stesso periodo calano gli inattivi (-2,2%, pari a -308 mila) e aumentano i disoccupati (+1,3%, pari a +38 mila).
Nell’arco del periodo agosto-ottobre – spiega l’Istat – al calo degli occupati si accompagna l’aumento dei disoccupati (+0,7% pari a +19 mila) e la sostanziale stabilità degli inattivi.
Nel mese di ottobre, la stima degli occupati cala lievemente rispetto a settembre (-0,1%, pari a -30 mila unità). La flessione è attribuibile alle donne a fronte di una sostanziale stabilità per gli uomini e riguarda tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Diminuiscono, in questo mese, i dipendenti a tempo indeterminato, mentre crescono quelli a termine e restano stabili gli indipendenti. Il tasso di occupazione è pari al 57,2%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto a settembre.
Complessivamente nel periodo agosto-ottobre si registra un calo degli occupati rispetto al trimestre precedente (-0,2%, pari a -34 mila), che interessa gli uomini, le classi di età fino a 49 anni e i lavoratori indipendenti, mentre segnali di crescita si rilevano per donne, over 50 e lavoratori dipendenti.
La minore partecipazione al mercato del lavoro a ottobre, in termini sia di occupati sia di persone in cerca di lavoro, si associa all’aumento della stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, pari a +82 mila). Tale crescita compensa in parte il forte calo registrato a settembre (-0,8%). L’aumento interessa entrambe le componenti di genere e le classi di età fino a 49 anni. Il tasso di inattività sale al 35,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali.
“La lieve flessione degli occupati rispetto al mese precedente (-30mila) e l’analoga riduzione del numero dei disoccupati (-37mila) evidenziate dai dati diffusi dall’Istat indicano un quadro di sostanziale stabilità del mercato del lavoro” – sostiene il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – “Questa variazione congiunturale, al pari di analoghe registrate in altri mesi, non incide, infatti, sul positivo andamento tendenziale del mercato del lavoro: su base annua gli occupati aumentano di 174mila unità, con un incremento dello 0,8%. Una crescita attribuibile ai lavoratori dipendenti: 194mila in più, dei quali 178mila sono dipendenti a tempo indeterminato”.
Il Ministro del Lavoro prosegue: ”Rispetto a febbraio 2014, e cioè dall’avvio dell’attività di questo governo, si conferma, quindi, un forte aumento degli occupati, in particolare a tempo indeterminato – continua Poletti – un dato che trova conferma nello studio dell’Isfol dal quale risulta che, nel 2015, la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato e l’introduzione del contratto a tutele crescenti hanno prodotto 714mila nuovi avviamenti a tempo indeterminato, pari al 96% del totale della crescita registrata dal tempo indeterminato (+744mila). L’indagine calcola, infatti, che, senza la riforma, gli avviamenti a tempo indeterminato sarebbero passati dai 929mila nel 2014 a 959mila nel 2015 (+30mila), mentre sono stati 1.673.000. Quindi, senza la riforma l’incidenza degli avviamenti a tempo indeterminato sul totale dei nuovi avviamenti sarebbe scesa dal 16% al 15%: con la riforma la percentuale è invece salita al 26%”.
”Di particolare rilievo i dati che riguardano i giovani. Il tasso di disoccupazione, pure ancora troppo elevato, cala di 0,4 punti percentuali e si colloca al 36,4%, riportandosi ai minimi da ottobre 2012. In un anno è sceso di 2,9 punti percentuali e di 6,6 punti percentuali rispetto al febbraio 2014”, conclude il Ministro Poletti.
Nell’area euro, il tasso di disoccupazione ad ottobre è sceso al 9,8% rispetto al 9,9% del mese precedente e dal 10,6% rispetto ad ottobre 2015. Secondo le stime di Eurostat si tratterebbe del dato più basso dal luglio 2009. Complessivamente nella UE il tasso di disoccupazione ad ottobre è stato dell’8,3% contro l’8,4% del mese precedente e del 9,1% di ottobre 2015 risultando il più basso da febbraio 2009.
L’Italia, dunque, permane a livelli di disoccupazione superiori alle medie europee (approssimativamente di 2 e 3 punti percentuali).
Nel terzo trimestre del 2016, il PIL corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato è aumentato solo dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua, sempre secondo le rilevazioni dell’ISTAT con una rivisitazione al rialzo tendenziale (a +1% da +0,9%).
Dopo cinque anni, la crescita del PIL su base annua raggiunge un valore a cifra intera, il più alto dal secondo trimestre del 2011 (si era registrato un +1,5%). Anche in valore assoluto il livello del PIL trimestrale, con 392.303 milioni di euro supera quello del terzo trimestre del 2012.
Tuttavia, i livelli di crescita dell’Italia, comparati con quelli degli altri paesi della UE, restano tra i più bassi.

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