mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Giorgio Del Ciondolo
Un’Assemblea Costituente per riscrivere le regole
Pubblicato il 20-12-2016


Dopo il Referendum Costituzionale che ha registrato un voto politico e non un voto di merito sulla Costituzione, e dopo oltre 70 anni dalla prima Costituente è necessario sicuramente una riforma per adeguarla ai cambiamenti intercorsi da allora. Quindi il PSI dovrebbe riproporre un’Assemblea Costituente in concomitanza con le prossime elezioni politiche.

Un’Assemblea Costituente eletta dai cittadini in maniera proporzionale  di 100 rappresentanti del popolo che in due anni dallo loro elezione  definiscano il riassetto Costituzionale, sia nella prima che nella seconda parte della Costituzione vigente.

Credo che anche la prima parte dei principi non debba costituire un tabù, infatti ad esempio nel primo articolo inserirei  la parola “libertà”  insieme a “lavoro”  perché il principio della libertà dovrebbe oggi essere  acquisito collettivamente e quindi da sancire in Costituzione, affinché  nessuna maggioranza o nessun governo possa assumere posizioni liberticide. Infatti la nostra Costituzione (art.13) riconosce il principio della libertà personale  inviolabile ma non esalta il principio della “libertà” in termini assoluti e collettivi. Credo che dopo settanta anni di democrazia il popolo italiano sia universalmente convinto sostenitore della libertà. La liberà è una delle tre parole, insieme a uguaglianza e fraternità, alla base della più importante rivoluzione di liberazione dell’individuo, quella francese di fine ‘700, che è il punto di riferimento per tutti i cittadini liberi del mondo.

Sulla seconda parte della Costituzione quella sull’ordinamento della Repubblica si dovrebbe tendere alla semplificazione dei livelli passando da 4 a 3 livelli; quella in vigore prevede 4  livelli: Stato-Regioni-Province e Comuni, troppi per una società moderna, sarebbe opportuno averne tre: lo Stato Unitario; Macroregioni; Macrocomuni. Tutti eletti direttamente dal popolo e mai più Enti di secondo livello, cioè non eletti direttamente dai cittadini. Macroregioni e macrocomuni  determinati da referendum popolari. Riduzione delle Regioni a Statuto speciale, riconoscendolo solo alle diversità linguistiche  e/o culturali; soppressione del Senato della Repubblica ed elezione diretta del Presidente della Repubblica seppur in un regime Parlamentare e non Presidenzialista, per evitare la logica del leaderismo, non più un capo-unico al comando com’è stato negli ultimi venti anni.

Riscrivere alcune parti della Costituzione vigente  con un ottica di riforme che diano più peso  ai cittadini, salvaguardando le aree più deboli del paese: sia che tra nord e sud, sia  tra grandi aree urbane e località a scarsa densità abitativa ma che sono di grande importanza per il territorio nazionale e l’ambiente.

Una proposta Socialista per  la Riforma della Costituzione dal basso dando voce ai cittadini con un Assemblea Costituente del Duemila.

Giorgio Del Ciondolo
Consiglio Nazionale PSI

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Giorgio
    La vittoria del NO è stata, assieme alla denuncia di tutte le componenti che esprimono il Disagio sociale, l’espressione della volontà popolare di volere continuare ad affermare il Principio di Sovranità sancito nel primo articolo della Costituzione repubblicana.
    Tra l’altro, dopo il NO al Referendum sulla precedente Riforma Costituzionale promossa da Centro destra, il Partito Democratico aveva asserito nel suo Statuto che in futuro le Riforme costituzionali non dovevano più essere espressione di una maggioranza di governo. L’agire della maggioranza del PD, oltre che contro lo spirito costituzionale, è stato incoerente anche verso i suoi Principi e valori statutari.
    Con Bersani, noi Socialisti abbiamo sottoscritto il programma di Legislatura “Italia bene comune”, per cui non siamo stati coerenti nel seguirlo e sostenerlo in alcuni passaggi cruciali delle dinamiche parlamentari.
    Come abbiamo potuto consentire che Bersani fosse espulso dalla Commissione parlamentare perché rivendicava il principio di sovranità dei cittadini nella scelta dei propri rappresentanti?
    Lo stesso concetto difeso da Chiti al Senato è stato respinto dalla maggioranza del PD.
    E’ stata bocciata pertanto una Proposta di Riforma Costituzionale del Governo e non la necessità e il desiderio di aggiornarne l’Ordinamento costituzionale, sia rispetto alle originarie condizioni politiche del dopoguerra che alle specificità e alle esigenze del nostro tempo.
    La lezione per il futuro è che una Riforma costituzionale deve essere largamente condivisa affinché un Popolo vi si possa riconoscere, e non deve essere il Governo a proporla, perché il Governo è per sua natura divisivo in quanto frutto di un esito elettorale fra due rappresentanze politiche alternative.
    Sulla Riforma Costituzionale abbiamo perso una grande occasione. Non doveva essere sufficiente proporre un’ASSEMBLEA COSTITUENTE ma battersi per essa come promotori nel Paese come si è fatto per altri Referendum. Non saremmo stati soli in questa battaglia. Per l’Assemblea Costituente sarebbe stato sufficiente mostrare la stessa solerzia che abbiamo dimostrato nel Referendum nel promuovere la raccolta di 100.000 firme per quella Riforma del Governo. Spero che sull’iniziativa di un’ASSEMBLEA COSTITUENTE ci sia finalmente come PSI la volontà d’impegnarsi seriamente assieme a tutta la Sinistra.
    Carissimo Giorgio
    Come componente del Consiglio Nazionale fatti promotore di una raccolta di firme per vincolare la Direzione del PSI a prendere questa iniziativa ufficiale.
    Potrebbe essere il tema per un Congresso Straordinario per l’Assemblea Costituente aperto a tutta la Sinistra per l’elaborazione di una piattaforma comune da proporre al Paese.
    Solo uscendo dal piccolo cabotaggio i Socialisti possono avere la possibilità per un rilancio della loro immagine e del loro ruolo di fronte agli italiani.
    Un forte abbraccio assieme a tanti auguri

  2. Penso anch’io che l’Assemblea Costituente rappresenti la strada maestra per giungere ad una Riforma costituzionale, e mi trovo sostanzialmente d’accordo con la tesi del primo commento, laddove si dice che “non deve essere il Governo a proporla, perché il Governo è per sua natura divisivo in quanto frutto di un esito elettorale fra due rappresentanze politiche alternative”.

    Credo purtuttavia che andasse insistito per fare in modo che si procedesse così riguardo alla Riforma sottoposta al recente Referendum, dopo che erano state approvate a maggioranza quelle che andarono a consultazione referendaria nel 2001 e nel 2006, mentre vedo più difficile realizzare oggi questa “procedura”, perché a me sembra che il Paese non si sia ancora ripreso dalla spaccatura venutasi a determinare col voto del 5 dicembre, né sappiamo fino a quando si protrarranno i suoi effetti.

    C’è in ogni caso da pensare, ragionevolmente, che l’insediamento di una Assemblea Costituente non potrà che essere contestuale alle prossime elezioni politiche, per le quali non è dato sapere quando si terranno, ma visto che le forze politiche dovranno trovare una qualche intesa sulla nuova legge elettorale, e ricreare in qualche modo uno spirito costituente, potrebbe essere l’occasione, giustappunto per le forze politiche, di affrontare con la stessa mentalità e impostazione – pur in assenza di un’Assemblea costituente – anche le eventuali modifiche costituzionali (che potrebbero poi essere sostenute da una maggioranza qualificata, così da evitare un’altra prova referendaria).

    Potrebbe essere altresì l’occasione per un partito “minore” di farsi
    apprezzare quanto a capacità di saper proporre un testo di Riforma avvertito come valido e condiviso punto di partenza, intorno al quale far mano a mano convergere il maggior consenso possibile, e tutto ciò gli potrebbe riuscire forsanche più semplice rispetto a formazioni maggiori, che proprio per la loro dimensione, e articolazione, si muovono talora con maggior fatica.

    Paolo B. 27.12.2016
    .

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