lunedì, 20 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

La BCE vede positivo: ripresa più solida
Pubblicato il 22-12-2016


Bce-asta-banche italianeLa BCE analizza la situazione congiunturale dell’economia dell’euro zona a fine dello scorso mese di novembre. La ripresa economica fa il suo corso, ma i segnali dati dalla dinamica dei prezzi sono ancora scarsi. La Bce deve quindi restare vigile e pronta a ritoccare il suo programma d’acquisto di titoli per portare l’inflazione verso il +2% desiderato.

L’inflazione nell’area dell’euro, misurata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo (iapc), è aumentata ulteriormente a novembre portandosi allo 0,6% dallo 0,5% di ottobre e lo 0,4% di settembre, di riflesso “all’incremento sui dodici mesi della componente relativa all’energia, mentre non ci sono ancora segnali convincenti di una tendenza al rialzo dell’inflazione di fondo”, che esclude le componenti più volatili dell’energia e dei beni alimentari. Lo scrive da Francoforte la BCE nel bollettino economico, spiegando che “in prospettiva, sulla base delle quotazioni correnti dei contratti future sul petrolio, è probabile che l’inflazione aumenti ancora significativamente al volgere dell’anno, portandosi oltre l’1%” sempre a causa di effetti statistici nel settore dell’energia. I tassi di inflazione, sostenuti dalle misure di politica monetaria della Bce, dalla prevista ripresa dell’economia e dalla corrispondente riduzione graduale della capacità produttiva inutilizzata, “dovrebbe salire ulteriormente nel 2018 e 2019”.

L’estensione dell’orizzonte temporale del programma di acquisto di titoli pubblici e privati dell’euro sistema, prorogata di recente fino a tutto dicembre 2017 anche se a un ritmo ridotto, “consente una presenza più sostenuta sul mercato e quindi una trasmissione più duratura delle misure di stimolo della Bce”, comunica la Banca centrale. Per quanto concerne la ripresa economica, è proseguita nel terzo trimestre del 2016 “la tendenza al ribasso della disoccupazione nell’area dell’euro agli inizi del 2013” e i dati “più tempestivi, come quelli forniti dalle indagini, confermano il protrarsi dei miglioramenti nei mercato del lavoro dell’area dell’euro per il prossimo futuro”. In prospettiva, il Consiglio direttivo “si attende che l’espansione economica proceda a un ritmo moderato ma in via di consolidamento”.

All’Italia, la Bce riserva il consueto richiamo: sui conti pubblici il braccio di prevenzione esteso dalla Ue comprende, nell’area dell’euro, sei paesi, tra questi Belgio, Italia, Cipro e Slovenia, paesi dove “il miglioramento del saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine disattenderebbe le richieste in misura significativa, superiore cioè a oltre 0,5 punti percentuali del PIL”. Per quanto riguarda Italia e Belgio, “i pareri della commissione – ricorda la Bce – implicano che la conformità con il braccio preventivo non si configura più come fattore mitigante nel valutare l’inosservanza della regola del debito da parte dei due paesi”. Nel caso dell’Italia “la commissione aveva inizialmente previsto di riconsiderare la propria valutazione dei fattori pertinenti a novembre, con un nuovo rapporto basato sul documento programmatico di bilancio per il 2017”, ricorda infine la Bce sottolineando che il recente aumento dello spread italiano era dovuto alle incertezze per il referendum.

Dopo il referendum, a seguito del risultato elettorale, non si sono registrati effetti peggiorativi nello spread. La crisi governativa è stata superata in tempi rapidi. Lo spread, attualmente, ha un andamento entro i limiti fisiologici con valori inferiori o intorno a 160 .

L’Italia, purtroppo, continua a trovarsi in una condizione di sviluppo economico inferiore alla media dello sviluppo economico registrato nell’euro zona. Per l’euro zona, la crescita dell’inflazione, come viene indicato nella stessa relazione della BCE, deriverebbe in parte dall’aumento dei prezzi del petrolio.

Salvatore Rondello

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