venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La fuga per la libertà
Pubblicato il 11-12-2016


È accaduto davvero, oggi, novanta anni fa. L’imbarco avviene non lontano dalla trattoria ‘Pesci vivi’, ai margini del porto di Savona. Turati è fuggito da Milano attraverso un buco praticato in un muro dell’abitazione, in Via Foscolo. Ad aspettarlo nel freddo della sera trova Bauer, Parri, Oxilia, Da Bove, Carlo Rosselli e Pertini, il mozzo. La nebbia si taglia a fette. Non hanno scelta. Partono lo stesso. Per ciascuno di loro ha inizio una terribile odissea. Per ciascuno di loro, Filippo è ‘il maestro’. Per noi, uno dei pochi ad aver compreso il destino dell’Italia.

Ascolta Nenni: “1919. Dal basso sale la collera delle masse coi lividi della guerra, esasperate dall’insolenza dei suoi ricchi, esaltate dai bolscevichi. Il vento spira verso la violenza. Turati, al congresso di Bologna, fronteggiò da solo o quasi le illusioni del momento. Disse ‘la violenza di cui parlate servirà ai reazionari contro di voi’. 1926. La profezia è’ realtà. Niente più libertà”
Il ‘900 inizia alla fine della guerra. La guerra ha ribaltato gerarchie e rovesciato tradizioni secolari. La classe media si è impoverita ed ha perso il suo ruolo sociale, la borghesia scalpita, il grande latifondo freme sotto i colpi della Federbraccianti guidata da Argentina Altobelli, la classe operaia, grazie al PSI, alle cooperative, ai sindacati, strappa conquiste su conquiste. Assapora finalmente la libertà. Non dura. Sai perché. Quel che stupisce è la reazione dell’antifascismo al fascismo nascente.

Fa una certa impressione rileggere oggi le tesi gramsciane (Mussolini al potere è la dimostrazione della crisi della borghesia…), l’approssimazione del mondo liberale (serve un uomo forte, poi ce ne libereremo…), la cecità della sinistra massimalista, anche in casa nostra, tutta protesa nell’inseguire il sogno della rivoluzione russa. Turati mette in guardia da letture così superficiali, pericolose, e viene isolato. Subito. Quando fugge verso la Francia, le leggi fascistissime si sono già aggiunte alle bastonature, agli omicidi politici, all’olio di ricino. La profezia era stata giudicata il canto stonato di un vecchio. Cosa vuoi che sia. Un cane riformista, Turati.
A Savona ricorderemo oggi i protagonisti di questa magnifica storia. Non da soli. In compagnia dei loro pensieri, delle loro idee decisamente eretiche soprattutto dentro il loro schieramento politico. Non è affatto vero che la storia non si ripete. Anzi. Magari non si ripete uguale nei dettagli, aggiorna i suoi protagonisti, fa uso di strumenti più evoluti, ma non tradisce le dinamiche più profonde. Che riappaiono sempre quando si manifestano fratture radicali provocate da guerre, carestie, crisi economiche. È proprio così. Sottovalutare i segni non solo è sbagliato. È colpevole. Turati docet. Pertini docet.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Ritengo che faccia bene a tutti che qualcuno ci ricordi l’equilibrio e la saggezza di questi “Patriarchi” del riformismo socialista, che sapevano muoversi con realismo pur senza tradire principi e idealità, anche in tempi difficili e tribolati, per non dire drammatici, ai quali ha accennato pure il Direttore nel novembre di due anni fa parlando della Grande Guerra, e della posizione assunta al riguardo dal movimento socialista – un po’ diviso tra irredentismo, pacifismo e astensionismo – nonché del pensiero di Turati stesso dopo Caporetto.

    Paolo B. 11.12.2016

  2. Caro Segretario,
    a parziale discolpa dei massimalisti va ricordato che il clima del 1919-22 era quello che era: il ’17 russo aveva acceso grandi entusiasmi e diffuso la sensazione, nelle classi lavoratrici, di una rivoluzione mondiale alle porte. La sottovalutazione del pericolo fascista e la testardaggine dei massimalisti nel loro rifiuto del riformismo si spiega anche così. Fatte tutte le debite proporzioni, oggi siamo in una situazione simile: gli estremisti del PD e alcuni compagni credono che dire sempre no, far cadere il governo, dividersi, alimentare fronde, sia la priorità. La priorità, invece, dovrebbe essere restare uniti e fare fronte comune contro il populismo della Lega e del M5s. I massimalisti di un secolo fa avevano l’alibi del sogno leninista, i compagni di oggi che alibi hanno?
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  3. Caro Segretario, è doveroso ricordare e onorare i Padri del Socialismo Riformista, ma è altrettanto doveroso interrogarsi del dramma che stiamo vivendo. La storia purtroppo si può ripetere, magari con particolari diversi, come dici tu Segretario, ma gli ingredienti ci sono tutti per far pensare al peggio.
    Se ci limitassimo a “NOI l’avevamo detto” non basterebbe a metterci in pace con la nostra coscienza.
    La maggioranza silenziosa, i giovani abbandonati a se stessi, si sono espressi chiaramente, i Socialisti prendano atto, facciano sentire la loro voce e nel contempo cerchino alleanze affini ad un progetto di riscatto della Sinistra Riformista.
    Giuliano Pisapia potrebbe essere un interlocutore credibile.
    Bisogna accelerare i tempi, perché di tempo non ne rimane molto da spendere.

    Buon Lavoro Segretario!

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