lunedì, 27 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

La Raggi cadrà se e quando Grillo staccherà la spina
Pubblicato il 21-12-2016


La bocciatura del bilancio capitolino da parte del Collegio dei revisori necessita di qualche precisazione per poterne cogliere in pieno i risvolti politico-amministrativi. Perché immaginiamo già che la contro-argomentazione starà nel sostenere che si tratta dell’ ennesimo attacco alla Raggi, che non la si vuole far lavorare, che si fa di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote, che sono i poteri forti ecc.ecc.

Ma la Raggi e la sua maggioranza stanno facendo tutto da soli. Il bilancio di un ente pubblico non è un arido documento composto di numeri ma la traduzione in numeri, previsioni, rendiconti, dati, di un programma di governo. Il Collegio dei revisori è un organo tecnico, scelto tra professionisti estratti a sorte ed iscritti ad un apposito albo. E’ un organo in primo luogo collaborativo e di supporto al Consiglio Comunale, ma svolge anche attività di vigilanza sulla congruità e attendibilità dei documenti programmatici, sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione.

Se i rilievi mossi riguardano l’approssimazione delle previsioni di entrata, la mancanza di correttivi per mettere in ordine i conti, l’assenza di ogni piano di gestione e razionalizzazione del sistema delle partecipate, molte delle quali non hanno presentato i bilanci, o sulla gestione del patrimonio, allora non basta dare la colpa a chi è venuto prima. Qui si tratta, una volta date per buone le altrui responsabilità, di fare i conti con la propria completa mancanza di competenza e capacità di governo. Vuol dire che non si ha un programma, che si naviga a vista. Le responsabilità stanno soprattutto nel “manico” politico; e questo non è solo l’inevitabile frutto di una giunta completamente e costantemente manipolata, dove sono state immesse figure evidentemente inadeguate. Non vale l’argomento dell’inesperienza. Perché Roma non può permettersi che una classe politica imbelle faccia esperienza sulla propria pelle, in attesa di diventare brava e capace. Nessuno di noi si affiderebbe alle cure di un medico solo perché è una brava persona e pur tuttavia priva di esperienza. Inoltre è anche l’esito inevitabile della protervia con la quale la maggioranza grillina si è rapportata con i vertici burocratici. La Raggi si è fidata di Marra, ma non si è fidata del ragioniere capo, messo alla porta. Non si è fidata dei vertici di ATAC e AMA impegnati in una difficile opera di risanamento aziendale e li ha sostituiti, anche qui in un vorticoso gioco di dimissioni al ribasso, con propri uomini, di dubbio livello manageriale. Tutto ciò si chiama responsabilità politica. Sappiamo però che tutto ciò non basta. Sarà strano ma tutto questo ai romani non basta per poter radicalmente cambiare il proprio giudizio sulla Sindaca. Sarà forse questione di tempo….o di Grillo. Perché per ora l’unica cosa certa è che la Raggi cadrà se e quando Grillo staccherà la spina. Al centro-sinistra e ai socialisti resta il compito di lavorare per costruire un’alternativa credibile fatta di programmi e uomini nuovi.

Loreto Del Cimmuto

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