mercoledì, 26 aprile 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’altra Italia
Pubblicato il 05-12-2016


Come previsto, se non nei numeri così larghi, il voto referendario è stato un voto politico e le dimissioni del Presidente del Consiglio un atto di coerenza. Gli italiani si sono recati alle urne in massa con il fardello di una fragilità socioeconomica tagliente e con la paura di future ondate di migranti sulle nostre spiagge.

È inutile girarci intorno: il No investe prima di ogni altro il capo del governo e premia quel radicalismo populista che preme alle porte dal 2013. Intendiamoci: le buone cose fatte restano tutte e molte portano la firma di Renzi. Si legga la legge di bilancio in approvazione in Parlamento prima di esprimere giudizi approssimativi. Insomma, non è tutto sbagliato, non è tutto da rifare. Si poteva fare meglio? Si. Un esempio per tutti: la legge elettorale e l’apertura di una seconda fase nell’azione di governo, proprio le proposte da noi avanzate al Congresso di Salerno. E tuttavia avremmo solo contenuto il vento della protesta che spira forte nel mondo. L’effetto della crisi economica, l’effetto della globalizzazione, l’effetto della rivoluzione tecnologica. I figli più poveri dei padri, la precarietà, l’incertezza del futuro.
Il voto consegna la vittoria a Grillo e a Salvini, a un fronte antieuropeista che è un’assoluta novità per l’Italia. Perché una cosa è combattere i riti, il rigore a senso unico dell’Unione Europea da dentro, altro uscirne.

Ho davanti a me nove grandi quotidiani europei e americani. Non hanno dubbi: Draghi messo all’angolo dai populisti, via libera a Grillo…E siccome il vento diventerà tempesta, i socialisti non possono stare che dall’altra parte. Tessendo il filo della distensione interna, garantendo per la loro parte di responsabilità l’approvazione della legge di bilancio e del decreto terremoto e di seguito l’approvazione di una nuova legge elettorale, favorendo ad ogni costo la formazione di una coalizione riformista in grado di battersi alle prossime politiche contro avversari agguerriti lontani dalla nostra storia, lontani dalla nostra idea di giustizia e di libertà. Perché ora questo è il punto. Mi auguro davvero che l’Austria di domenica diventi il nostro esempio.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

More Posts - Website

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Caro Segretario, se, come credo anche io, è stato un voto politico, allora Renzi ha vinto ( 41 % di approvazione in Italia, 65 % all’estero, mica male ) e le dimissioni gli fanno onore. A perdere, al solito, è solo l’Italia. E il referendum sembra stia diventando, ovunque, l’arma punitiva del cittadino disinformato.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  2. Caro segretario, la sua analisi o meglio giustificazione sul risultato elettorale è assolutamente fuorviante e minimalista. Se il Referendum si è trasformato in un giudizio politico sul governo Renzi, questo è dovuto alla volontà di Renzi medesimo! Chi ha iniziato dicendo se non vinco me ne vado? Un Referendum sbagliato nel merito e nelle motivazioni che la accompagnato. Il qualunquismo e populismo renziano è stato disarmante. Riduzione dei politici… Lotta alla casta… Riduzioni delle poltrone… riduzione dei costi della Politica ed altre di questo tenore. Le bugie raccomandate , il disprezzo ( accozzaglia…) Verso gl’altri, peggio del peggior Grillismo! Mi dispiace che il gruppo dirigente si è accordato a tutto ciò. E oggi serietà imporrebbe , ti dovresti assumere la responsabilità e di metterti! Non si può essere buoni per tutte le stagioni.

    • Mi intrometto per dissentire, rispettosamente. La riforma non era affatto populista, casomai populista è il comitato per il No, e accozzaglia era la parola giusta, accozzaglia unita solo dall’odio verso Renzi e dalla voglia di buttare all’aria l’Italia. Ci sono riusciti, ma credo che in queste ore a molti italiani che hanno votato No si apriranno gli occhi quando il suddetto comitato dimostrerà di che pasta(frolla) è fatto. Non vedo perchè il Segretario dovrebbe dimettersi solo perchè gli italiani hanno rifiutato una riforma imperfetta, certo, ma attesa da decenni e, nella sostanza, buona. Spero che Riccardo Nencini resti alla guida del PSI.
      Saluti, Mario Mosca.

  3. Ora bisogna guardare avanti, evitando le trappole in cui la nostra autonomia ed unità vengano messe in discussione. Inutile pensare ai mal di pancia degli altri Partiti, che, anche se alleati, non ci riguardano. Se troviamo la nostra strada, le alleanze e le coalizioni verran da se. E’ ovvio che l’Italia corre due rischi tremendi: la Lega ed il M5S. Con loro nessun dialogo è possibile

  4. Oggi si dice “l’Italia corre due rischi tremendi: la Lega ed il M5S. Con loro nessun dialogo è possibile”, mentre ieri giudizi di questo tenore, o suppergiù, erano rivolti al Cavaliere, e più d’uno si rallegrò di vedergli tolta la cosidetta “agibilità” politica.

    Pur dicendolo sommessamente, a me pare che non dovrebbe far parte della cultura riformista il praticare quel tipo di politica che deve individuare ogni volta, e giocoforza, un “nemico”, da osteggiare comunque, e con ogni forza, in via pregiudiziale o quasi.

    Paolo B. 06.12.2016

  5. Quello che non riesco a capire caro Riccardo è perché continuate atenere gli occhi chiusi e farvi guidare da persone che con noi non hanno nulla in comune.
    Oltre 15 anni fa ti avevi detto ai miei compagnI padovani di mettersi le scarpette da RUNING, come le avevo io, che ho contimuato a calzarle (cammino lentamente ma cammino).
    Mi pare che nel partito però pochi le calzino.
    Ti riporto quindi una riflessione della prof. emerita Lorenza CARLASSARE, che tu avrai vista come il fumo negli occhi, per rimettere le cose a posto sul voto no di tanti, ma veramente tanti socialisti.
    “Le hanno viste le bandiere rosse nelle piazze, nei teatri, nei tanti luoghi degli incontri festosi dei Comitati del No?
    Per neutralizzare il risultato clamoroso del referendum, nei loro interminabili vaniloqui televisivi i soliti noti ne celano l’esistenza e insistono nel riferire quel successo soltanto ai partiti (affermando così che ha vinto la destra) ignorandone volutamente il grande protagonista, il popolo italiano in tutte le sue diversificazioni e le associazioni nelle quali si è riconosciuto, ha trovato espressione, ha potuto far sentire la sua voce (Libertà e Giustizia e i Comitati). In particolare ignorando il popolo della sinistra che, da tempo senza un partito di riferimento, si è mobilitato per lunghissimi mesi lavorando col massimo impegno civile trovando nuove aggregazioni.
    Non più rappresentati dal Pd che in passato votavano (da tempo trasformato dall’interno a opera di un manipolo arrogante che se ne è impadronito) né da altre sigle, questi cittadini costituiscono la più possente forza per un cambiamento reale, per la svolta vera che può consentirci di ripartire; e non distruggendo la Costituzione, ma finalmente applicandone le norme e dare ai suoi principi una vita effettiva. A essi si dovrebbe guardare.
    Ma è la mobilitazione dal basso nella sua spontaneità irresistibile che i “conservatori” dell’esistente non possono tollerare; perciò si agitano scompostamente per minimizzarne la portata, per celarla sotto un profluvio di parole senza spessore e verità, per distorcerne il senso a difesa dell’assetto consolidato di poteri e interessi, ogni giorno più invasivo e arrogante.
    Nonostante gli sforzi assillanti compiuti dal governo per convincere gli elettori a votare Sì, nonostante le ripetute menzogne, i mezzi ingenti profusi e le paure suscitate con complicità estese, il tentativo di tacitare il popolo non è riuscito. I cittadini si sono pronunziati respingendo la riforma in contrasto coi loro governanti che, forse, nemmeno si aspettavano la sconfitta. Oggi, ripeto, si tenta di soffocare la portata di uno spontaneo pronunciamento collettivo di grandi dimensioni, si vuole mistificarne il senso e confonderne gli attori.
    È soltanto l’incapacità dell’informazione di regime di leggere la realtà del paese, d’intendere i suoi movimenti profondi? Un’informazione – come dice Marco Travaglio – la quale anche nella lunga notte del referendum “esibiva le sue migliori facce sepolcrali nel talk show, e tanto per cambiare non aveva capito nulla del Paese che dovrebbe interpretare e raccontare, invece non sa più neppure dove stia nella carta geografica”.
    Temo di no. C’è dell’altro, mi pare, qualcosa di ancor più grave di cui quell’informazione è intrisa: l’evidente intento di minimizzare e contraffare, in una direzione più conveniente per il potere, la volontà popolare. Operazione quanto mai difficile ora che la volontà popolare si è espressa con una forza e consapevolezza impossibili da ignorare.
    Lorenza Carlassare.”

Lascia un commento