domenica, 23 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Avanti! patrimonio Nazionale
Pubblicato il 27-12-2016


L’Avanti! ha compiuto 120 anni. Un giornale che rappresenta una parte fondamentale non solo della sinistra in Italia ma dell’intera vicenda politica nazionale e della sua storia democratica.

Fondato il 25 dicembre del 1896, il nome del quotidiano si ispirò ad un giornale della socialdemocrazia tedesca, Worwarts!, di quel tempo, con riferimenti teorici in prevalenza marxisti, ed ha accompagnato e sostenuto la nascita e lo sviluppo del movimento operaio italiano e delle sue organizzazioni politiche e sociali, rappresentando in oltre un secolo un luogo di dibattito aperto a tutta la cultura e la politica democratiche.

Le posizioni politiche e culturali dell’Avanti!” si possono leggere attraverso le figure dei suoi direttori. Da Leonida Bissolati, riformista, massone e poi interventista, direttore del quotidiano negli anni in cui la tendenza riformista guidata da Filippo Turati era maggioranza nel PSI, sino al 1910 (un giornale aperto che pubblica articoli di De Amicis, D’Annunzio, Matilde Serrao, Benedetto Croce, inediti di Emile Zola e in appendice i romanzi di Flaubert, Maupassant, Balzac, Turghenev. Tolstoj) a Benito Mussolini, prima che diventasse interventista prima e duce del fascismo dopo, nel periodo nel quale era uno dei leaders intransigenti dell’ala massimalista e rivoluzionaria del socialismo italiano. Sono gli anni in cui la lotta politica socialista è sostenuta dai disegni sull’Avanti! di Giuseppe Scalarini, considerato il creatore della vignetta satirica politica in Italia. E poi Giacinto Menotti Serrati, che sulle sue colonne sostenne la fusione con il Partito comunista d’Italia per “fare come in Russia”, e Pietro Nenni. E la battaglia politica di Nenni è indissolubilmente legata al quotidiano socialista. Eccezionale tribuno e giornalista efficace, a Nenni sono dovuti alcuni dei titoli dell’Avanti! entrati nella storia politica nazionale: “O la Repubblica o il caos” è, probabilmente, il più famoso, con il quale l’allora segretario socialista tuonava contro la Monarchia e i Savoia. E poi tutta una galleria di leader storici del socialismo italiano: Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Francesco De Martino e Bettino Craxi, quest’ultimo che, sul finire degli anni Ottanta del XX Secolo, non più direttore del giornale (alla guida c’era il brillante giornalista napoletano Antonio Ghirelli) firmava i suoi graffianti corsivi, G.d.T., le iniziali dello pseudonimo utilizzato, Ghino di Tacco, dal nome del bandito della Rocca di Radicofani, al quale Eugenio Scalfari aveva accostato quello del segretario del PSI, per l’uso del coalition power, contro la tenaglia del compromesso storico tra Democrazia cristiana e Partito comunista.

Poi la crisi della prima Repubblica che investe e travolge in primo luogo il Partito Socialista, gran parte del suo gruppo dirigente e i suoi strumenti di informazione come l’Avanti!, sopravvissuto all’assalto delle squadre fasciste, che lo incendiarono nell’aprile del 1919 e alla chiusura imposta dalla dittatura di Mussolini, continuando la pubblicazione in esilio a Parigi e a Zurigo, ma non al dissolvimento del PSI del tempo.

L’Avanti! dunque, come parte della storia d’Italia: perché non preservarlo come patrimonio nazionale, attribuendogli ex lege il Patrocinio del Presidente della Repubblica?

 Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Se ci sta, a ragione, il dire “L’Avanti! dunque, come parte della storia d’Italia”, altrettanto vale per i socialisti, che pur tra errori e contraddizioni hanno segnato più di un secolo con la loro umanità coniugata a pragmatismo, idealità mista a realismo, misura ma anche decisionismo, movimentismo e al tempo stesso senso e capacità di governo, nonché garantismo a tutto tondo.

    Penso inoltre che i socialisti, pur in mezzo a difetti e imperfezioni, abbiano assolto in pieno al ruolo che compete alla politica, e credo che arriverà un giorno in cui la nostra società se ne accorgerà, rendendosi parimenti conto di aver perduto una importante risorsa politica, e si interrogherà sul “dissolvimento del PSI del tempo”.

    Ma temo altresì che a quel momento non esisteranno più i socialisti, vuoi per ragioni anagrafiche vuoi perché non avverto oggi una forte determinazione verso l’autonomia, che è stata un po’ il vessillo del nostro passato, e senza di questa mi sembra piuttosto difficile conservare l’identità socialista (ma forse la mia è soltanto una sensazione infondata).

    Paolo B. 28.12.2016

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