lunedì, 27 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

GOVERNO. SÌ DELLA CAMERA
Pubblicato il 13-12-2016


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Il Gentiloni incassa la fiducia della Camera con 368 sì. Domani la prova del Senato. Gentiloni ha presentato a Montecitorio il suo governo e il programma. Molti i ministri che vengono dal governo precedente. Il programma pure rimane in gran parte quello del governo guidato da Matteo Renzi in cui Gentiloni occupava la  casella di Ministro degli Esteri. Insomma un governo nella continuità. “Un governo di responsabilità che durerà fin quando avrà la fiducia del Parlamento”,  ha detto il neo presidente del Consiglio in un discorso lungo appena 18 minuti, in cui ha rivendicato come un punto di forza quello che altri considerano un limite. Ossia la continuità con il governo Renzi e il “grande lavoro fatto”. Su due temi proverà a fare di più: il sostegno alla classe media disagiata e il Sud.

Un Governo che vede il sostegno anche dei socialisti che in Aula hanno annunciato il voto a favore con Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi “La rapidità con la quale il suo Governo – ha detto nel corso del dibattito – si è insediato evidenzia, se ce ne fosse bisogno, le urgenze che abbiamo di fronte nazionali ed internazionali e che giustamente hanno prevalso su tutto”. I socialisti, come ha aggiunto Pia Locatelli nella dichiarazione di voto, hanno assicurato il sostegno al governo.

Bobo Craxi (Psi): “Senza una legge elettorale equilibrata non si può andare al
voto”

Per Bobo Craxi “finché non c’è una legge elettorale, equilibrata e legittima, non è possibile
andare al voto”. “Le emergenze di carattere economico e lo scenario internazionale, globale ed europeo –  ha aggiunto Craxi – impongono all’Italia una motivata responsabilità e
stabilità, non una ennesima, lunga ed estenuante campagna elettorale. Di questo ne sono consapevoli tutte le forze politiche e le personalità più avvertite, che hanno a cuore la stabilità e l’autorevolezza del nostro Paese. A cominciare dal Capo dello Stato, che si è mosso con grande equilibrio”.

In Aula, mentre Gentiloni illustrava il suo programma, sono rimasti vuoti gli scranni del M5s, della Lega e di Ala.  E il premier a loro si rivolge sul finale: “La politica è confronto, non odio o post verità. Chi rappresenta i cittadini non deve diffondere paure”. Curioso che Ala, i verdianini per intenderci, che sono stati tra i sostenitori della necessità di proseguire la legislatura, ora neanche entrano in Aula, evidentemente delusi dalla lista dei ministri che non ha premiato le loro aspettative.

Nel discorso di replica alla Camera dopo il dibattito sulla fiducia il nuovo premier ha rivendicato quanto fatto dal Parlamento. “Tutti sappiamo – ha detto parlando della legge elettorale – che occorre intervenire sulle regole per portare il Paese al voto, quindi abbiamo chiesto un concorso generale a questo compito ma non c’è stata questa disponibilità delle altre forze e le forze della maggioranza si sono assunte la responsabilità. Si sono assunte un rischio? Certamente si sono prese un rischio politico ma nel rispetto dei doveri costituzionali previsti dal nostro ordinamento” e con “coerenza”.

E sul referendum ha aggiunto: “Ho sentito dire che non avremmo riconosciuto la sconfitta referendaria. Se sono qui è perché abbiamo riconosciuto le ragioni della sconfitta. Il presidente del Consiglio si è dimesso e abbiamo invitato tutte le forze parlamentari a concorrere alla formazione di un nuovo governo che era necessaria e alla quale ci richiamava il presidente della Repubblica”.

E non si è lasciato sfuggire l’occasione per qualche frecciata ai 5 Stelle. “Se c’è stata una cosa davvero bella di questi mesi di campagna referendaria, che a me non sono piaciuti moltissimo, è stata una discussione pubblica sulla Costituzione. Ora non si può fare che la discussione svanisca nel nulla e la costituzione venga dimenticata. Abbiamo i super paladini della centralità del Parlamento che nel momento più importante della vita parlamentare non ci sono”.

E a proposito di Parlamento Gentiloni ha sottolineato come sia necessario rasserenare il clima: “Bisogna farla finita con l’apparentemente inarrestabile escalation di violenza verbale nel nostro dibattito politico. Il Parlamento non è un social network”. E poi le priorità scritte nell’agenda dell’esecutivo: Lavoro e migranti.  “La priorità delle priorità sarà lavoro, lavoro e lavoro. Nel momento in cui l’economia mostra alcuni segni di ripresa, certo tutti sappiamo che sono segni iniziali ma vanno incoraggiati. I segnali di ripresa del mercato dei consumi mettono il lavoro al centro”.

“Nel consiglio europeo di questa settimana – ha aggiunto – sarà centrale il tema migratorio. Deve essere molto chiaro che la posizione italiana non manca di rispetto a qualcuno. Non siamo guastafeste ma non possiamo neanche farci carico dei flussi migratori per conto dell’Ue”. “Interpreterò il sentimento comune al Parlamento quando discuteremo la riforma delle regole di Dublino che riguardano l’accoglienza e ci confronteremo con posizioni non accettabili”.

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