domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Leonardo Scimmi
Sorgerà il Sol dell’Avvenire socialista
Pubblicato il 09-12-2016


Da anni diciamo che il partito socialista italiano ha non solo una gloriosa storia politica e nazionale da rivendicare, non solo una ingiustizia storico-politica da correggere, ma anche un futuro per il Paese da proporre.
Passato presente e futuro sono al solito il ciclo nicciano dell’eterno ritorno, ed oggi diremmo che il passato ritorna in chiave perfino pop, popolare, senza la cattiveria e l’astio degli ultimi anni. Come? Provate a vedere le foto colorate di Bettino Craxi e Gianni De Michelis in chiave pop che spopolano sul web.
Sintomo di un a distanza temporale che ha messo in disparte l’odio delle monetine, o perfino di una riemersa consapevolezza di aver avuto tempi migliori durante la Prima Repubblica, quasi accettata da tutti oramai.
Ed allora, vista la crisi del bipolarismo italiano, vista la crisi di governo post referendaria, vista la crisi del sistema maggioritario all’americana, vista la crisi fisiologica del pur eterno Silvio Berlusconi, considerata la necessità di riunire il PSI intorno ad una identità condivisa e forte e sanare fratture, in attesa delle imminenti elezioni e con l’avvicinarsi impetuoso della solita domanda politicamente dirompente, per noi socialisti, il Che Fare? diventa un monito storico, con il peso dell’ultima chance giusta e possibile: l’Unità Socialista.
Ora o mai piu’, ci sono le condizioni, tutte, politiche storiche temporali.
Ci sono gli ex compagni spaesati, senza casa, diamo loro una sponda vera e sicura : tornate da noi, a casa, la casa del socialismo, la casa dei Meriti e dei Bisogni, la casa della giustizia sociale, della Mitbestimmung, del lavoro e dello stato sociale, della meritocrazia e della competitività, la casa delle best practices, la casa dell’Europa e dell’Internazionale, dei diritti umani e della laicità dello stato, la casa di Turati e Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Nenni, di Pertini di Craxi.
Più che strada sono rotaie, tragitto obbligato, non si scampa, il Paese ha metabolizzato, é pronto per riprendere il discorso di una sinistra socialista democratica di stampo europeo, una formazione che si candida a rappresentare le fasce povere e bisognose del Paese ma anche quelle più produttive e capaci.
Noi socialisti dobbiamo pensare alla nostra organizzazione in primis, a mantenere salda unita e forte la nostra identità, cercando i nostri compagni ovunque essi siano, recuperando rapporti politici e personali mai sopiti, passionali fino alle lacrime, riscoprire l’abbraccio l’orgoglio la nostalgia ma anche la forza di guidare il futuro, di governare il cambiamento, con idee innovative, prese anche dall’estero, dai tanti italiani all’estero, e con le radici nel movimento laburista socialista del ‘900.
Compagni il richiamo all’unità è oggi per noi una strada imprescindibile e non dobbiamo curarci tanto di quel che avvenga nelle altre forze politiche, perché la missione socialista è meta-storica, è nazionale legata alla fine della Prima Repubblica ed al ribaltamento del giudizio storico che ne è conseguito, errato, ed é internazionale perché si rivolge al mondo ed all’Europa, alle classi meno abbienti che hanno bisogno di cibo, di cure, di case, di aiuto in Italia e nel mondo e si rivolge anche alle classi lavoratrici più produttive che necessitano una stato ordinato meta-nazionale stabile che guarda lontano che crea infrastrutture, vicino alle imprese che creano lavoro innovazione e portano il tricolore e l’Europa in tutto il mondo.

Leonardo Scimmi
Consiglio Nazionale Psi

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Commenti all'articolo
  1. Il titolo dell’articolo è accattivante e seducente, ma quando si parla di unità socialista occorrerebbe puntare a rimettere innanzitutto insieme i pezzi della “diaspora”, quantomeno a mio giudizio, prima di cercare l’aggregazione con altre entità o correnti di pensiero politico – definibili anch’esse come “minori”, in base al peso elettorale – ipotesi che puntualmente riemerge.

    Sono correnti di pensiero rispettabilissime, ma che non hanno partecipato alla storia del partito socialista, talvolta tribolata ma comunque molto specifica e peculiare, e sempre improntata alla cosiddetta “cultura di governo”, ossia il voler “contare” in una con la capacità di assumersi le corrispondenti responsabilità, anche decisionali, ed è questo il messaggio che a mio parere andrebbe fatto passare (messaggio che così impostato assumerebbe anche una valenza simbolica).

    Un tempo tale “cultura” veniva scambiata o bollata come attaccamento al potere, da cui prendere le distanze, ma nel disorientamento che oggi sembra pervadere un po’ tutta la società, potrebbe in effetti succedere che nel comune sentire possa essere via via apprezzato quanto una volta veniva criticato nei termini anzidetti, così da ricreare “le condizioni, tutte, politiche storiche temporali” per ridar fiato e prospettive ad un movimento socialista.

    Può poi darsi senz’altro che vi siano “ex compagni spaesati, senza casa”, e l’offrirne loro una può essere sicuramente buona cosa, ma ve ne sono altri che spaesati non sono, e che hanno scelto di non aderire al P.S.I. per ragioni politiche. Difficile dire quanti sono, ma a me pare che il proposito di unità socialista debba affrontare questo aspetto, vedere cioè se e come sia possibile conciliare posizioni politiche differenti, che finora hanno diviso l’una parte dall’altra.

    Paolo B. 10.12.2016

  2. Il titolo dell’articolo è accattivante e seducente, ma quando si parla di unità socialista occorrerebbe puntare a rimettere innanzitutto insieme i pezzi della “diaspora”, quantomeno a mio giudizio, prima di cercare l’aggregazione con altre entità o correnti di pensiero politico – definibili anch’esse come “minori”, in base al peso elettorale – ipotesi che puntualmente riemerge.

    Sono correnti di pensiero rispettabilissime, ma che non hanno partecipato alla storia del partito socialista, talvolta tribolata ma comunque molto specifica e peculiare, e sempre improntata alla cosiddetta “cultura di governo”, ossia il voler “contare” in una con la capacità di assumersi le corrispondenti responsabilità, anche decisionali, ed è questo il messaggio che a mio parere andrebbe fatto passare (messaggio che così impostato assumerebbe anche una valenza simbolica).

    Un tempo tale “cultura” veniva scambiata o bollata come attaccamento al potere, da cui prendere le distanze, ma nel disorientamento che oggi sembra pervadere un po’ tutta la società, potrebbe in effetti succedere che nel comune sentire possa essere via via apprezzato quanto una volta veniva criticato nei termini anzidetti, così da ricreare “le condizioni, tutte, politiche storiche temporali” per ridar fiato e prospettive ad un movimento socialista.

    Può poi darsi senz’altro che vi siano “ex compagni spaesati, senza casa”, e l’offrirne loro una può essere sicuramente buona cosa, ma ve ne sono altri che spaesati non sono, e che hanno scelto di non aderire al P.S.I. per ragioni politiche. Difficile dire quanti sono, ma a me pare che il proposito di unità socialista debba affrontare questo aspetto, vedere cioè se e come sia possibile conciliare posizioni politiche differenti, che finora hanno diviso l’una parte dall’altra.

    Paolo B. 10.12.2016

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