giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’EUROPA DA COSTRUIRE
Pubblicato il 30-12-2016


EUROPA-elezioni

“Di priorità ne vedo due e investono l’iniziativa socialista in tutta Europa. Noi dobbiamo fare la nostra parte nella battaglia contro il populismo, le diseguaglianze e la superficialità. E dobbiamo fare la nostra parte per riscrivere i canoni del socialismo al tempo della rivoluzione tecnologica e della globalizzazione. Perché le chiavi di lettura del ‘900 non servono più. E la ragione per la quale abbiamo ripetutamente chiesto un Congresso straordinario del Pse come sede nella quale elaborare un pensiero nuovo”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini fresco di riconferma come Viceministro alle infrastrutture.

Da dove partire?
La lotta alle diseguaglianze e le grandi migrazioni. Sono questi i due fattori che destabilizzano le società e alimentano ovunque una destra radicale e populista. Vi è un sentimento mondiale che necessita una risposta e rispetto a questo sentimento la sinistra riformista non ha risposte efficaci.

Manca una risposta perché i partiti si sono indeboliti?
C’è molto di più. Lo scenario è più preoccupante. Mentre i socialisti seppero per primi interpretare le chiavi, che erano nuove per il tempo della società industriale, oggi sono il movimento culturale più in difficoltà perché i canoni del ‘900 sono profondamente cambianti. Non siamo più in una società dal benessere diffuso come dagli anni ‘60 alla seconda metà degli anni  ’90 quando per un quarantennio l’Europa si è distinta come società del benessere. Oggi c’è una crisi forte del ceto medio e c’è un allargamento della forbice tra pochi detentori di ricchezza e molte nuove povertà. Quindi la piramide ha allargato la sua base e ristretto il suo vertice. Ed è l’esatto contrario di quello che è successo nella seconda parte del Novecento grazie soprattutto al governo riformista con i socialisti in testa in Europa. Ma anche molte forze cattoliche hanno avuto una funzione di questa natura.

E ora?
Ora questo aspetto si è modificato ma le risposte ancora non le abbiamo. Altro punto: quando parlo di migrazioni mi riferisco a un fenomeno che sarà durevole nel tempo. Non c’è temporaneità, per questo va governato. Ma il sistema di governo non è il multiculturalismo un po’ cialtrone che si è manifestato in questi anni. Noi dobbiamo essere accoglienti ma nella valorizzazione dei nostri valori che sono basati sull’uguaglianza e la libertà a cominciare dalla parità uomo donna. Quindi il multiculturalismo deve essere consentito nel rispetto di questi principi fondamentali. Non può essere il fai come ti pare.

Ma c’è ancora bisogno di riformismo oggi?
Ha cambiato segno. Ma la necessità è ugualmente forte. Oggi si hanno aree di disagio anche nel mondo dei professionisti, del commercio, degli artigiani. Fino a 15 anni fa un professionista, un avvocato un architetto, era considerato la crema della società. Molto spesso oggi, o paghi la cassa forense o paghi l’affitto dell’abitazione. Quindi il livello del disagio è diventato trasversale, è diventato mutevole. Si sta ovviamente meglio rispetto al primo novecento, ma si sta peggio rispetto a venti anni fa. E questo peggioramento non ha riguardato soltanto il proletariato del nostro tempo, ma pezzi di queste classi sociali che sono precipitate nel disagio sociale. Quella che era l’ossatura dell’Italia negli anni ‘80 e ‘90, il terziario, oggi non vive una stagione felice. L’ha vissuta ma non la vive più. Terza condizione, c’è stata un’interruzione brusca dell’ascensore sociale e questo riguarda soprattutto le giovani generazioni. Se a un ragazzo di venti anni lo privi delle opportunità gli togli il futuro.

E a questo serve una risposta da parte della politica…
La prima cosa da fare, almeno a livello europeo, è la necessità di prendere misure che Nencini-Psiriguardano il modo della grande finanza. Sono misure obbligatorie. La crisi della politica ha aperto un oceano davanti ai grandi poteri finanziari. E sono poteri in gran parte incontrollati. Non solo non sono eletti, ma non subiscono nessuna forma di controllo. Siccome non è possibile renderli eleggibili, sono obbligatorie almeno forme di controllo. Però sono misure che i singoli stati singolarmente hanno difficoltà a prendere perché sarebbero inefficaci. Servono accordi come minimo comunitari.

Mentre l’Europa latita.
L’Europa non sta partecipando in nulla nella definizione della cornice internazionale di questo secolo. La partita se la stanno giocando gli Stati Uniti, la Cina e mi pare che si stia consolidando la Russia. Questo è a oggi il triangolo. Manca il quarto lato, quello dell’Europa. Manca una visione di una leadership europea, che in passato c’è stata: i Mitterrand, i Kohl, i Craxi, i Gonzalez. La stessa Thatcher. Erano leader che avevano una visione internazionale. E una visione di orizzonte con un intuito del futuro. Oggi si discute soltanto di quanto rigore debba essere immesso quotidianamente sulla scena comunitaria.

E anche sulla gestione dell’immigrazione la mancanza di Europa si è sentita.
L’Europa di fatto con i trattati di Dublino ha delegato all’Italia, per sua condizione geografica il ruolo di piattaforma per i migranti. Ed è una delega irresponsabile. La seconda piattaforma l’aveva individuata nella Turchia di Erdogan. Una piattaforma a pagamento. Quindi in questo caso la revisione del trattato di Dublino è la priorità. La seconda è la valorizzazione dei suoi valori. Cioè una norma che obblighi chi arriva in Europa a giurare sulle nostre Costituzioni e a conoscere la lingua del paese che lo ospita per godere degli stessi diritti e avere le stesse responsabilità. Questo è decisivo. Noi, ormai un anno fa, abbiamo presentato un disegno di legge di questo tipo.

Il dibattito sulla legge elettorale sta entrando nel vivo. Il Psi cosa propone?
Prenderemo presto una iniziativa con i Radicali e con quanti sostengono la nostra proposta di legge. Che è un sistema di tipo maggioritario, la cui partenza può essere anche il Matterellum.

Passiamo al Partito…
Si è concluso il tesseramento 2016 del PSI. Pur mancando gli ultimi dati dei versamenti postali, abbiamo superato la soglia dei 19.000 iscritti. Aperta una nuova federazione estera a San Paolo in Brasile. Un risultato in perfetta linea con il tesseramento degli scorsi anni, nonostante il calo di attenzione verso i partiti e la politica. Grazie davvero per la vostra lealtà. Dobbiamo mettere da parte i tribunali e occuparci esclusivamente di politica. Noi saremmo leali con il governo Gentiloni, ma saremo più liberi soprattutto sulle misure che riguardano il mondo del lavoro e il disagio sociale.

In ogni caso le elezioni non saranno più lontane del 2018. Il Psi come si sta organizzando per questo appuntamento?
Intanto voglio sottolineare  che il tesseramento è andato molto bene. C’è stata una risposta molto positiva in tutta Italia. Secondo: ricucire lo strappo referendario. Nei prossimi tre mesi ci dedicheremo a disagio sociale, periferie e immigrazione con una nuova lettura del riformismo in Italia che affidiamo al Convegno meriti e bisogni che stiamo organizzando. Nello stesso periodo teniamo in Sicilia una nostra iniziativa sui migranti. Vanno preparate tante costituenti regionali a partire dal coinvolgimenti del Nuovo Psi. C’è già un’iniziativa in Campania che sta dando ottimi frutti. Qui dovremmo fare un censimento di tutte le forze, uomini e donne, che si rifanno al socialismo italiano: dal sindacato a chi è rimasto al focolare in questi anni. Quindi vanno previste tra gennaio e marzo tante Costituenti regionali. Tante Epinay. Terzo ed ultimo: a patire dalle regioni e dalle città importanti che vanno al voto, penso alla Sicilia, a Palermo e a Genova, per le quali bisogna pensare di mettere in campo dei rassemblement socialisti, laici, ambientalisti e civici.

Da gennaio Guterres, un socialista vecchia maniera, sarà a guida dell’Onu. Cosa significa questa scelta?
Vorrei che fosse l’inizio di una di una controtendenza. Anche perché non è vero che i partiti sono in crisi, sono in crisi i partiti tradizionali. Però dove esistono vincono le elezioni. Quello di Grillo è un partito nuova maniera, ma è un partito. Tsipras, che vince le elezioni in Grecia, ha un partito. I conservatori inglesi che cambiano leader nell’arco di un mese con un referendum interno, sono un partito. Podemos, in Spagna, è un partito. Non sono movimenti generici di cittadini. Però sono movimenti che aggrediscono la società con sistemi diversi del partito ottocentesco.

Ma se il rischio è quello di Roma con i 5 Stelle…
Il Senato romano ordinò Carthago delenda est. Pare che la parola d’ordine della sindaca sia invece delenda Roma.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Riccardo
    C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico.
    Io vivo altrove ma sento che son nate intorno le viole.
    Sono versi di Giacomo Zanella che mi sono riaffiorati nella lettura degli obiettivi di questo orizzonte da te tracciato con Daniele. È anche il segno che sei diventato un assiduo lettore dell’Avanti e che da Esso, oltre alla tua consolidata formazione socialista, assorbi gli stimoli che noi socialisti quotidianamente inviamo alla tua attenzione e a tutti coloro che hanno a cuore la lotta contro i più deboli e il contrasto alle disuguaglianze sociali.
    Sulla Diaspora socialista mi sono così espresso sull’Avanti dopo lo scambio fra i Direttori dell’Avanti e dell’ “E ora” (giornale del Nuovo PSI).
    Occorre impegnarsi per accelerarne al massimo la sua ricomposizione che deve essere una cosa nuova e non condizionata dalla nostalgia, anche se ispirata agli antichi e originari valori che, unici oggi nel panorama politico, possono consentirci di esprimere la nostra identità di Socialisti.
    Ritengo che oggi la necessità di una ricomposizione della Diaspora socialista diventa indispensabile per la sopravvivenza di una forza socialista in Italia. L’invito di Caldoro, accolto da Te, a lavorare per l’unità dei Socialisti trova oggi delle condizioni più favorevoli rispetto al naufragio della precedente Costituente.
    Questo nuovo tentativo per avere successo richiede però l’impegno di uomini e donne che siano effettivamente intenzionati a rimuovere dal nuovo percorso vecchie ruggini ed ambizioni personali.
    L’impegno comune dovrà essere di non offrire all’opinione pubblica, come in passato, lo spettacolo impietoso dei soliti socialisti che litigano sempre fra loro.
    Abbozzo il contributo di un percorso per il lancio di una nuova Costituente Socialista:
    Formazione di un Gruppo di Lavoro aperto alle Aree laica, socialista, ambientalista, di sinistra riformista e cattolica liberale, i cui componenti provenienti da quelle Aree siano degli economisti, sociologi, filosofi e politici. Il coordinamento potrebbe essere affidato ad un Presidente “super partes” identificato in una figura storica del vecchio PSI come ad esempio Intini o Martelli;
    Al Gruppo di Lavoro verrebbe affidato il compito di :
    • formulare le Regole per la nuova Costituente socialista
    • la redazione di uno Statuto per la futura formazione politica liberal socialista
    • l’elaborazione della Bozza di un Programma rivolto ad un nuovo Modello di sviluppo in grado di affrontare il superamento della Società Postindustriale con dei contenuti che siano in grado di venire incontro ai meriti ed ai vecchi e nuovi bisogni dell’attuale Società globalizzata della Conoscenza.
    Potrebbe essere la vera novità per la Politica italiana.
    Ai Direttori dei due Giornali socialisti propongo di predisporre una Rubrica su cui convogliare temi sul dibattito che si apre sulla Diaspora, interventi, cronache e appuntamenti su reciproche manifestazioni o lavori, etc. Una specie di gemellaggio redazionale.
    E’ un percorso impegnativo, difficile e non breve per vederne la meta, ma è l’unico che può permetterci non di sopravvivere ma di resuscitare. Di fronte ad una simile impresa sarebbero prima di tutto i Giovani ad essere interessati e a seguirci per l’edificazione di questa Società liberal socialista. Da questo impegno potrebbe maturare anche la figura di una giovane o un giovane e capace Leader, a cui affidare il compito di costruire il consenso nel Paese sul nostro Progetto nel confronto con gli altri leaders presenti sulla scena politica. Noi che ormai in maggioranza abbiamo troppe primavere, diamoci concretamente da fare per avviare i lavori invece di continuare a farci del male!!!
    Un in bocca al lupo e un forte abbraccio da Nicola Olanda

  2. Chi guida un partito e siede sui banchi del Governo dispone certamente di ben maggiori strumenti e informazioni, rispetto ad un comune cittadino, per cogliere e decifrare i fenomeni economici, sociali, ecc…., ma il secondo ha nondimeno dalla sua un “osservatorio” importante, ossia il contatto quotidiano con molti altri suoi “simili” coi quali scambiare pareri ed opinioni, in modo da percepire il vero “umore” della propria comunità.

    Partendo da questa premessa, io non parlerei innanzitutto di “battaglia contro il populismo” – e oggi sono peraltro in diversi ad esprimersi così – come se il populismo fosse il “mostro” da dover combattere e abbattere, ovvero l’avversario e competitore politico che una certa parte trasforma sovente in nemico, verso cui scagliarsi, e i socialisti non possono aver dimenticato la “lezione”, della quale portano ancora i segni.

    Siamo oggigiorno abituati ad usare il termine “populismo” in senso non positivo, se non spregiativo, dimenticando che se c’è qualcuno che cerca di accattivarsi le simpatie dell’elettorato, quest’ultimo è indotto a concedergliele dal fatto che la politica tradizionale sembra incapace di saper affrontare i problemi dei nostri giorni, e cala dunque la fiducia nei suoi confronti – lo si desume per l’appunto discorrendo al bar, per strada, ecc… – mentre cresce il numero di quanti guardano con favore a personalità che paiono in grado di “tirarci fuori dal guado”.

    E neppure confinerei il populismo a destra, perché questioni come l’ondata migratoria che appare ormai fuori controllo, destano non piccola preoccupazione anche tra le fila “popolari” della sinistra, ancorché da quel versante si vada semmai piano ad ammetterlo apertamente per il timore di apparire “politicamente non corretti”, nel senso che i riformisti dovrebbero puntare in primo luogo a dar risposte alle criticità dei nostri tempi, e se da destra arrivano buone proposte in proposito non andrebbero respinte in via pregiudiziale (causa la loro provenienza). .

    Per fare un altro esempio, è sicuramente condivisibile l’affermazione che il “multiculturalismo deve essere consentito nel rispetto di questi principi fondamentali. Non può essere il fai come ti pare”, così com’è piuttosto sentita “la necessità di prendere misure che riguardano il modo della grande finanza”, anche se occorrerà poi vedere quali, ma l’impressione di molti è comunque quella che la situazione sia ormai sfuggita di mano, e sia divenuta di riflesso difficilmente recuperabile.

    E se la politica tradizionale si accorge in ritardo dell’esistenza di un problema, e si limita dunque a rincorrerlo – ed è altresì capitato che prima addirittura lo neghi, salvo poi doverlo ammettere – il suo ruolo inevitabilmente si incrina e indebolisce, e altrettanto succede quando la stessa definisce ineluttabile un determinato fenomeno, perché ciò viene visto di fatto come un segnale di resa, il che spinge l’elettorato a confidare vieppiù nei “capipopolo”.

    Trovo poi apprezzabile l’attenzione dedicata al disagio che sta vivendo la classe media, o ceto medio produttivo secondo il vocabolario di altri, e mi aspetterei che il programmato “Convegno meriti e bisogni” riconosca il valore dei meriti, e non li voglia “mortificare” inasprendo il prelievo fiscale, vedi una “maggiore progressività alle aliquote IRPEF”, così come trovo logico il “ coinvolgimento del Nuovo Psi”, che a mio avviso può anche riuscire alla condizione che non si viri verso posizioni “massimaliste” bensì “liberal-riformiste”.

    Quanto alla legge elettorale, leggiamo che la proposta del PSI propenderebbe per un sistema di tipo maggioritario, proposta che non riesco a spiegarmi, vuoi perché, da come la vedo io, mi sembra piuttosto penalizzante per una forza ”minore”, e che limiti altresì la rappresentanza popolare, vuoi perché il recente esito referendario mi pare aver respinto l’idea del “potere” concentrato nelle mani di chi vince le elezioni, come succede grosso modo, o più facilmente, nello schema maggioritario, a differenza di quello ad impronta proporzionale (pur se nel secondo va inserito un meccanismo che rafforzi la governabilità).

    Colgo infine l’occasione per augurare BUON ANNO a intervistato e intervistatore, nonché a chi legge e alla Direzione di AVANTI on line.

    Paolo B. 31.12.2016.

  3. Chi guida un partito e siede sui banchi del Governo dispone certamente di ben maggiori strumenti e informazioni, rispetto ad un comune cittadino, per cogliere e decifrare i fenomeni economici, sociali, ecc…., ma il secondo ha nondimeno dalla sua un “osservatorio” importante, ossia il contatto quotidiano con molti altri suoi “simili” coi quali scambiare pareri ed opinioni, in modo da percepire il vero “umore” della propria comunità.

    Partendo da questa premessa, io non parlerei innanzitutto di “battaglia contro il populismo” – e oggi sono peraltro in diversi ad esprimersi così – come se il populismo fosse il “mostro” da dover combattere e abbattere, ovvero l’avversario e competitore politico che una certa parte trasforma sovente in nemico, verso cui scagliarsi, e i socialisti non possono aver dimenticato la “lezione”, della quale portano ancora i segni.

    Siamo oggigiorno abituati ad usare il termine “populismo” in senso non positivo, se non spregiativo, dimenticando che se c’è qualcuno che cerca di accattivarsi le simpatie dell’elettorato, quest’ultimo è indotto a concedergliele dal fatto che la politica tradizionale sembra incapace di saper affrontare i problemi dei nostri giorni, e cala dunque la fiducia nei suoi confronti – lo si desume per l’appunto discorrendo al bar, per strada, ecc… – mentre cresce il numero di quanti guardano con favore a personalità che paiono in grado di “tirarci fuori dal guado”.

    E neppure confinerei il populismo a destra, perché questioni come l’ondata migratoria che appare ormai fuori controllo, destano non piccola preoccupazione anche tra le fila “popolari” della sinistra, ancorché da quel versante si vada semmai piano ad ammetterlo apertamente per il timore di apparire “politicamente non corretti”, nel senso che i riformisti dovrebbero puntare in primo luogo a dar risposte alle criticità dei nostri tempi, e se da destra arrivano buone proposte in proposito non andrebbero respinte in via pregiudiziale (causa la loro provenienza). .

    Per fare un altro esempio, è sicuramente condivisibile l’affermazione che il “multiculturalismo deve essere consentito nel rispetto di questi principi fondamentali. Non può essere il fai come ti pare”, così com’è piuttosto sentita “la necessità di prendere misure che riguardano il modo della grande finanza”, anche se occorrerà poi vedere quali, ma l’impressione di molti è comunque quella che la situazione sia ormai sfuggita di mano, e sia divenuta di riflesso difficilmente recuperabile.

    E se la politica tradizionale si accorge in ritardo dell’esistenza di un problema, e si limita dunque a rincorrerlo – ed è altresì capitato che prima addirittura lo neghi, salvo poi doverlo ammettere – il suo ruolo inevitabilmente si incrina e indebolisce, e altrettanto succede quando la stessa definisce ineluttabile un determinato fenomeno, perché ciò viene visto di fatto come un segnale di resa, il che spinge l’elettorato a confidare vieppiù nei “capipopolo”.

    Trovo poi apprezzabile l’attenzione dedicata al disagio che sta vivendo la classe media, o ceto medio produttivo secondo il vocabolario di altri, e mi aspetterei che il programmato “Convegno meriti e bisogni” riconosca il valore dei meriti, e non li voglia “mortificare” inasprendo il prelievo fiscale, vedi una “maggiore progressività alle aliquote IRPEF”, così come trovo logico il “ coinvolgimento del Nuovo Psi”, che a mio avviso può anche riuscire alla condizione che non si viri verso posizioni “massimaliste” bensì “liberal-riformiste”.

    Quanto alla legge elettorale, leggiamo che la proposta del PSI propenderebbe per un sistema di tipo maggioritario, proposta che non riesco a spiegarmi, vuoi perché, da come la vedo io, mi sembra piuttosto penalizzante per una forza ”minore”, e che limiti altresì la rappresentanza popolare, vuoi perché il recente esito referendario mi pare aver respinto l’idea del “potere” concentrato nelle mani di chi vince le elezioni, come succede grosso modo, o più facilmente, nello schema maggioritario, a differenza di quello ad impronta proporzionale (pur se nel secondo va inserito un meccanismo che rafforzi la governabilità).

    Colgo infine l’occasione per augurare BUON ANNO a intervistato e intervistatore, nonché a chi legge e alla Direzione di AVANTI on line.

    Paolo B. 31.12.2016.

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