venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’ira e l’incapacità
Pubblicato il 17-12-2016


Due capitali in crisi. Motivi differenti ma di crisi si tratta. E due approcci sbagliati.
Il sindaco o c’è o non c’è. Se c’è, deve governare. È questo il mandato ricevuto dai cittadini. L’autosospensione non è prevista da nessuna legge. Posso comprendere la reazione immediata di Sala – ira? rabbia? o forse decoro? – ma l’abbandono parziale della funzione non aiuta, tantomeno serve a Milano. Tornare in sella e aspettare che si faccia luce sui fatti è la strada maestra. Non sorprende invece la doppiezza grillina: Sala se ne vada, Raggi continui a lavorare come nulla fosse. Addirittura una doppiezza doppia.

Lato B): valutazione a corrente alternata dell’avviso di garanzia, Sala fuori, sindaco di Livorno al suo posto. Vecchia storia: il nuovo che avanza separa i battezzati dai pagani.
Roma non è Milano. È  l’incapacità il punto debole della Raggi. Cento giorni per indicare l’assessore al bilancio, l’architrave di ogni giunta, l’assessore all’ambiente azzoppato fin dall’inizio per relazioni poco chiare, una segreteria personale fatta e disfatta più volte, il ‘no’ a infrastrutture necessarie alla città non perché non ne ravvisasse il bisogno ma per timore di incappare in fenomeni corruttivi. E ora le indagine e gli arresti. Nessuna rottura con il passato ripetutamente criticato. Al contrario, rispolverati uomini chiacchierati della giunta Alemanno.

Nella conferenza stampa, la sindaca ha chiesto scusa a Beppe Grillo. Ora ha una sola carta da giocare. Se lo porti in giunta. Roma ha bisogno del meglio che c’è.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Io non so se siamo di fronte ad una “valutazione a corrente alternata dell’avviso di garanzia” – che potrebbe forsanche chiamarsi “garantismo a senso unico” oppure, prendendolo all’inverso, ”giustizialismo a doppio binario” – ma se così realmente fosse c’è da pensare che in questo caso si ritorcerebbe tutt’al più su chi se ne avvale, mettendone sostanzialmente in luce le contraddizioni, senza cioè allargare il raggio dei suoi effetti.

    Mentre vi sono stati invece precedenti di ben altra portata, che hanno interessato e “scrollato” l’intero sistema, con le ben note conseguenze riguardo a taluni dei partici storici, il che mi pare una differenza non da poco, nel senso che non vedo ripetersi la “vecchia storia”, almeno a mio giudizio, e almeno in quei termini che hanno segnato la vita del movimento socialista.

    Nessuno di noi può infatti scordare le piazze “forcaiole” del tempo, un pezzo di passato che qualcuno vorrebbe probabilmente mettere nel dimenticatoio, quando occorrerebbe al contrario non perderne la memoria, anche perché il ricordare quell’epoca, che ha fatto uscire di scena una classe politica oggi rimpianta non da pochi, dovrebbe anche dissuadere quanti fossero tentati, semmai inconsapevolmente, di incorrere negli stessi errori (far rivivere cioè quelle piazze, pur se anche in modo metaforico).

    Errori non da poco, e da non sottovalutare, perché a parere di molti è nata verosimilmente allora quella linea di pensiero, o di opinione, secondo la quale un “avviso di garanzia”, quando naturalmente riguarda esponenti della parte avversa, si configura fin da subito come indice di una qualche “colpevolezza”, con le connesse ricadute politiche, alla faccia dello spirito garantista che dovrebbe contraddistinguere una società dai tratti liberali.

    Paolo B. 18.12.2016

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