giovedì, 27 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Italia alla rovescia
Pubblicato il 28-12-2016


I magistrati sono una categoria che protesta perché si é adottata un’età pensionistica più bassa, da 72 a 70 anni. Mica son pochi. Anzi sono più della media delle altre categorie. Anche i docenti universitari, i cosiddetti baroni, e i primari ospedalieri hanno contestato la norma che li manda in pensione a soli 70 anni. Valli a capire. L’Italia è uno strano paese. Stanno saltando alcuni perni tradizionali. Dopo i partiti, che interpretavano l’unità nazionale ed erano scuole di formazione, spesso trasformandosi anche in centri di collocamento, anche i sindacati non se la passano bene e la cooperazione è in preda a una crisi che pare senza fine. Il paese non cresce e aumentano le disuguaglianze.

Nel 2015 la povertà ha raggiunto 4,6 milioni di persone, quasi 400mila in più rispetto al 2014, pari al 7,6% della popolazione. Sempre l’Istat ci spiega che è aumentata anche la popolazione a rischio povertà: 17 milioni e 469 mila persone, il 28,7% del totale. Più di uno su quattro. Un dato inferiore, in Europa, solo alla Romania e alla Grecia. Si è allargata, infine, la forbice dei redditi. Dal 2009 al 2014 il reddito è calato di più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche, il cui reddito è passato da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere.

Niente è come negli anni ottanta, niente è come nella fase precedente la grande crisi del 2008. Questo rende sempre più insopportabili, i privilegi, le corporazioni chiuse, la difesa castale. Un magistrato che in pensione si mette a fare l’avvocato, un medico che oltre la pensione percepisce un altro reddito da una casa di cura privata, un dirigente della cooperazione, ed é una prassi, che oltre la pensione ottiene anche una consulenza dalla sua stessa cooperativa, un professore che oltre il proprio reddito pensionistico ne aggiunge un altro esercitando la professione in una scuola privata o religiosa, e potrei continuare, non solo aumentano il loro già alto redditi, ma tolgono ad altri, soprattutto ai giovani, la possibilità di entrare nel mercato del lavoro.

La società oggi è frazionata, divisa, insoddisfatta. Non solo in Italia ma nell’intero mondo occidentale saltano i governi, di destra, di sinistra, di centro. L’Italia che era un paese ricco, si é drasticamente impoverito, anche se il risparmio privato è di oltre 4mila miliardi, il doppio del debito pubblico. Mancano gli investimenti e il lavoro. Purtroppo Renzi si è speso, tra gli 80 euro e l’abolizione dell’Imu sulla prima casa fino all’aumento delle quattordicesime, in una politica che non ha dato risultati tangibili. Sarebbe stato meglio investire in opere pubbliche e private l’ammontare delle risorse, circa trenta miliardi, con più concreti vantaggi per lo sviluppo e il lavoro. Anche per questo l’Italia va alla rovescia. E quando in Europa ci rimproverano non hanno tutti i torti.

Abbiamo il debito pubblico più alto, secondo solo alla Grecia, a noi non consentono di uscire per questo dai parametri, contrariamente a quel che avviene per la Francia e la Spagna, e se lo facessimo è tutto da vedere in che situazione sarebbe l’andamento del debito, come andrebbero a finire le aste dei nostri bot, a quale livello il nostro spread. La nostra spesa che doveva diminuire, come accaduto e considerevolmente in Spagna, é invece ulteriormente aumentata, alla faccia della spending review. Solo lievemente é diminuita la disoccupazione, mentre la tassazione sul lavoro, che l’anno scorso era stata tagliata per le prime assunzioni, quest’anno è tornata quella di prima. Così le ingiustizie, le disuguaglianze, i doppi, i tripli lavori, l’evasione di massa, il rifiuto di andare in pensione, il bisogno di sommare a una pensione un altro lavoro, questa dannata furbizia che spesso ci ha salvato nascondendo il nostro reale livello di vita, questo italico vezzo che ci fa unici, si é oggi trasformato in un’anomala tendenza a farci del male.

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Commenti all'articolo
  1. In Italia, come nei paesi occidentali sta fortemente diminuendo il concetto di uguaglianza, da noi aumenta anche la povertà, perché non è detto che l’aumentare delle disuguaglianze sociali faccia aumentare anche la povertà, un esempio è la Cina dove le disuguaglianze aumentano ma la povertà diminuisce.
    Il problema è complesso, la globalizzazione lo ha acuito, quali idee può avere un partito socialista per garantirsi una platea di ascolto e cercare di aumentare il consenso, fare poche scelte ma decise.
    A mio avviso bisogna fare una riforma tributaria che garantisca meno elusione e meno evasione, ripristinare le imposte di successione, maggiore progressività alle aliquote IRPEF, lotta internazionale ai paradisi fiscali e maggiori controlli sulla finanza.

  2. Di fronte alla situazione descritta dal Direttore viene spontaneo chiedersi perché mai si siano spese così tante energie per la recente Riforma costituzionale, e per sostenerla poi nella relativa campagna referendaria, energie che potevano essere convogliate verso la soluzione – o quantomeno il tentativo di arrivarvi – dei numerosi problemi cui si trova a dover far fronte il nostro Paese.

    Ciò premesso, trovo ragionevole l’idea del Direttore, quando dice “Sarebbe stato meglio investire in opere pubbliche e private l’ammontare delle risorse, circa trenta miliardi, con più concreti vantaggi per lo sviluppo e il lavoro”, ma quelle risorse sono state spese diversamente e ora occorre reperire altre risorse, se si vuole giustappunto riprendere la strada degli investimenti nel senso predetto..

    E a quest’ultimo riguardo mi sembra di aver letto l’opinione di un esponente sindacale che si esprime sostanzialmente a favore della patrimoniale, partendo dal concetto che i soldi occorrenti per iniziative del genere vanno cercati là dove sono, e io non vedo altra traduzione pratica di questo concetto che non sia quella di tassare ulteriormente i beni materiali e immateriali, oltre ad aumentare il prelievo fiscale dei redditi più alti.

    Se questa mia interpretazione delle sue parole non è errata, l’agire in tal modo rappresenterebbe a mio parere un altro “colpo” inferto a quella fascia di popolazione solitamente identificata come “classe media produttiva”, la quale potrebbe essere invece il motore della ripresa economica, presupposto a sua volta per una occupazione più stabile e per aumentare i posti di lavoro (e dunque sarebbe una classe sociale da sostenere)..

    Peraltro, quando il Direttore parla di investire in opere pubbliche e private, si riferisce verosimilmente anche a misure che possano incentivare gli interventi di diverso genere sul patrimonio edilizio, vedi ristrutturazioni, manutenzioni e migliorie varie, ecc…, ma è probabile che i proprietari privati sarebbero scoraggiati dal farlo se poi esiste la probabilità, o possibilità, che i loro immobili siano gravati di maggiori imposte.

    Paolo B. 29.12.2016

  3. Gentile signor Bolognesi, fare una riforma fiscale che cerchi di abbassare l’area di elusione e di evasione nella misura dei paesi occidentali, aumentare le aliquote irpef per i redditi sopra 200.000 euro l’anno, disincentivare a livello internazionale la creazione dei paradisi fiscali, cercare di far pagare le tasse alle multinazionali dove fatturano e non in Irlanda o in Olanda, cercare di ristabilire in alcune aree del Paese la legalità dello stato, invece di appaltarla alle clientele della mafia e della camorra destinando il ricavato a misure per i più indigenti vedrebbe a mio avviso un beneficio anche per quel ceto medio impoverito che lei dice non partecipa più alla crescita dell’economia del Paese. Sono d’accordo con lei che oggi non si possono avere ricette per la crescita come negli anni 70, la globalizzazione ha cambiato il mondo, e creato nei paesi occidentali una marea di nuovi poveri, le nuove tecnologie creano disoccupazione o dequalificazione nelle mansioni, ma il nocciolo della questione non cambia, i soldi bisogna prenderli dove sono, non sprecarli, ed usarli per aiutare i giovani e quelli che non ce la fanno allora ripartiranno i consumi.

  4. Totalmente d’accordo direttore ma, condivido anche la sottolineatura del signor Bolognesi quando sostiene che si sono spesi tante energie e tantissimo tempo per un falso problema, mentre le problematiche sono quelle da Lei indicate.

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