giovedì, 27 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

L’uomo dal fiore in bocca. Capolavoro di Pirandello
al Quirino di Roma
Pubblicato il 07-12-2016


filippo-manzini-_2Un uomo, un uomo pacifico ed una donna come “un’ombra che passa in lontananza”, che non parla e non entra in scena, sono i tre protagonisti de “L’uomo dal fiore in bocca …e non solo”, capolavoro di Pirandello rivisitato da Gabriele Lavia. L’originale pirandelliano tratto dalla novella “La morte addosso”, che non subisce alcuna modifica nella trasposizione teatrale che ne fece l’autore, è stato infatti arricchito dal regista e protagonista Gabriele Lavia con altre novelle che affrontano il tema della donna e della morte: “per Pirandello sono figure inscindibili, vorrei dire sovrapposte”  chiarisce Lavia.

L’atto unico, rappresentato per la prima volta il 24 febbraio 1922 al Teatro Manzoni di Milano, è un colloquio fra l’Uomo dal fiore in bocca ovvero un uomo che si sa condannato a morire a breve e che per questo medita sulla vita con urgenza appassionata, interpretato da un bravo Gabriele Lavia, ed il Pacifico Avventore, un uomo come tanti, che vive un’esistenza convenzionale, senza porsi il problema della morte, interpretato abilmente da Michele Demaria.

La scena si apre su una simbolica sala d’attesa di una qualche stazione ferroviaria del Sud Italia. E’ notte, è estate e piove a dirotto. C’è un uomo nella stazione quando arriva anche un ometto pacifico, pieno di pacchi colorati, che perde sempre il treno e che lo perderà sempre.

Lfilippo-manzini-lunga’Uomo dal fiore in bocca comincia a dialogare con il Pacifico Avventore con un’insistenza crescente, ironica e disperata, dimostrando una straordinaria capacità di cogliere i più minuti e all’apparenza insignificanti aspetti della vita. Un filosofeggiare che passa dal ruolo delle donne alla mutevolezza soggettiva della realtà, un dialogo ricco di considerazioni amare che però pian piano disvela una terribile verità: l’uomo è in attesa di morire.

Mentre è in preda a queste dolorose confessioni, l’Uomo dal fiore in bocca vede dietro l’angolo l’ombra della moglie, interpretata dalla delicata Barbara Alesse. È una donna preoccupata, lo vorrebbe curare col proprio affetto, ma all’Uomo dal fiore in bocca non è di consolazione, anzi, è un ostacolo alla sua stringente necessità di vita da vivere che lo porta addirittura ad osservare i commessi che impacchettano la merce venduta.

“C’è una donna, che guarda dentro la sala d’attesa, da fuori della grande vetrata – spiega Lavia – e poi ci sono tante “donne…donne…donne” che non si vedono ma che sono l’assillo o l’incubo del nostro piccolo “uomo pacifico”. Chi è quella donna che passa? La moglie? La morte?”.

Ecco nella rivisitazione di Lavia troviamo dunque anche il tema  del rapporto tormentato fra marito e moglie. Così questa donna che passa da lontano e che forse è il simbolo di quella morte che l’uomo si porta appresso come un’ombra diviene, in questa drammaturgia, la protagonista invisibile dei guai grandi e piccoli, ma pur sempre inguaribili, dei due protagonisti. Ma può l’uomo rinunciare alla donna? No, l’uomo non può proprio fare a meno della donna, la sua malattia mortale.

Nell’allestimento in un unico atto al Quirino dobbiamo segnalare l’imponenza della scenografia, disegnata da Alessandro Camera, e realizzata interamente nei laboratori del Teatro della Pergola di Firenze, riaperti appositamente per questa produzione. La struttura portante, alta almeno 9 metri, tutta in legno di pioppo, regge le vetrate annerite della vecchia stazione. Ai lati vi sono lunghe panchine con scanalature e braccioli a motivi semicircolari, mentre il pavimento è composto di tasselli d’abete e ricoperto da uno strato di decorazione a motivi geometrici; al centro, incombente, un grande orologio senza lancette che ha smesso di girare.

Il rumore di sottofondo della pioggia accompagna quasi tutta la rappresentazione. Tuoni, lampi ed una dolce musica ne sottolineano i passaggi salienti. La luce fioca diventa più viva quando l’Uomo dal Fiore in bocca rivela le sue amare verità, per poi spegnersi pian piano.

L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello è la rappresentazione della solitudine che si aggrappa alla banalità dei particolari più piccoli e insignificanti del quotidiano per cercare di rintracciare una superiorità della vita sulla morte. E la morte non è qualcosa che ci salta addosso e che, quindi, possiamo scacciare. No, la morte, quando entra in noi, è invisibile. Uno spettacolo per riflettere, che ha registrato al Teatro Quirino di Roma un grande successo di pubblico alla prima, con la presenza di numerose personalità del mondo dello spettacolo e della politica e che sarà replicato fino al 18 dicembre.

Al. Sia.

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