mercoledì, 16 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

“Mai Stati Uniti”: via le mani dai sentimenti e il doppio senso di Vanzina
Pubblicato il 07-12-2016


mai_stati_unitiIn questo periodo è nei cinema l’ultimo film dei fratelli Vanzina: “Non si ruba a casa dei ladri”. Ricorda molto l’altro film degli stessi registi del 2013, trasmesso di recente in tv su Canale 5, “Mai Stati Uniti”. In comune hanno molto: alcuni degli stessi attori (i “veterani” Vincenzo Salemme e Maurizio Mattioli); la tipologia di personaggi caricaturati che diventano, però, “persone” più autentiche; scambi di ruolo e gioco degli specchi con circostanze comiche che nascono da equivoci più o meno voluti; il ribaltamento di situazioni per cui l’ingannatore diventa ingannato, il colpevole (il ladro che defrauda, smascherato) punito con la stessa arma sottile dell’astuzia più fine e ben mascherata, celata. Infine, cosa ancor più importante, sui doppi sensi delle parole, con gag divertenti che si basano proprio su questa duplicità e ambiguità intrinseche. Soprattutto, però, l’aspetto centrale è che a reggere tutto il film (in entrambi i casi) è il recitato, fondato in maniera preponderante sulle capacità e sulle abilità degli attori. Dunque la scelta del cast per i due fratelli registi deve essere ben misurata. In merito vediamo che a Stefania Rocca e Manuela Arcuri di “Non si ruba a casa dei ladri”, fanno eco Ambra Angiolini e Anna Foglietta in “Mai Stati Uniti”; mentre al posto di Massimo Ghini (sempre in “Non si ruba a casa dei ladri”) ci sono altri attori maschili quali Ricky Memphis, Giovanni Vernia, Paolo Bessegato nell’altro.

“Mai Stati Uniti” è un film sull’unità. Incentrato sulla Misericordia, il Sacrificio e la Solidarietà che portano all’Unione (per citare le iniziali del titolo MSU), quella stessa che troviamo nel motto “l’unione fa la forza”, quella che fa sentire veramente di essere una famiglia. Riprendendo la sigla di Usa potremmo dire quell’Unione che Salva gli Affetti e l’Amore. Come ad esempio quello fra fratelli o quello per un padre. Sin dal titolo, però, poi si gioca sul doppio senso: Mai Stati Uniti, perché si tratta di cinque protagonisti che non sapevano di essere fratelli (di essere stati uniti da un legame di sangue, potremmo dire altrimenti parafrasando il titolo, ad altre persone) e lo scoprono solamente quando sono convocati dal notaio Garbarino (Paolo Bessegato) per ritirare l’eredità che spetta a ciascuno, a patto di portare le esequie del defunto papà in Arizona. Da qui il riferimento agli Usa americani, dove oltretutto è stato girato il film (come i Vanzina fecero per: “Vacanze in America” e “Sognando la California”). Altre ambientazioni hanno avuto luogo in altri posti come: il Lago Powell, il Monte Rushmore, il Sud Dakota, l’Utah, l’Arizona ovviamente, il Colorado (Aspen e Denver), il Nevada e la luminosissima e intrigante Las Vegas con i suoi casinò e roulette. Un’ambientazione che ai fratelli Vanzina (come hanno spiegato e affermato in un’intervista a “Il Messaggero” poco prima che andassero a girare il film) è servito per “uscire fuori dagli schemi” “dai tremori quotidiani”, evadere dal comune e dagli standard canonici delle tematiche e problematiche persino abusate e iper-approfondite e trattate, per andare altrove, verso quelli che diventano non luoghi, ovvero “in spazi sconfinati” dove perdersi per poi ritrovarsi (nuovi, cambiati, più consapevoli innanzitutto di chi si è e di quello che si vuole, più consci delle cose che contano veramente nella vita, delle priorità).
I cinque fratelli sono: Antonio (Vincenzo Salemme), il più grande, colui che cerca di essere il più maturo ed esperto e di gestire responsabilmente la vicenda; Angela (Ambra Angiolini), la più fragile di tutti forse, quella più romantica in cerca dell’amore vero, instabile emotivamente e in cura da una psicanalista un po’menefreghista che presto si stancherà delle sue ansie e delle innumerevoli volte continuate che la tormenta, interpretata da Daniela Piperno; Nino (Ricky Memphis), che tenta di essere agli occhi del figlio (il piccolo Roby, alias il giovane e bravo Andrea Pittorino) un buon padre e un eroe per lui, seppur un uomo pauroso che non ama prendere l’iniziativa, ama che anzi scapa subito di fronte a tutto; Carmen (Anna Foglietta), la più attenta all’estetica e quella che potrebbe essere considerata la più superficiale, ma che invece non solo sarà svelta ed abile, acuta, ma la prima che capirà il vero senso di quel viaggio e si renderà conto del cambiamento che ha portato in loro; Michele (Giovanni Vernia), il più incosciente di tutti, sempre con la testa fra le nuvole, molto istintivo e irascibile, sembra fare apposta a mettersi nei guai e in mezzo alla rissa, irruento e focoso si adira facilmente, soprattutto ragiona poco, affatto razionale ama esibire la sua mascolinità e sdrammatizza tutte le situazioni: si avvale delle doti di comico e imitatore di Vernia ed è il personaggio forse più “colorato” assieme a quelli di Carmen e Angela; Oreste (Maurizio Mattioli), caratterizzato dal sospiro “aspirato” ed enfatizzato che gli è peculiare anche nell’interpretazione del suo personaggio in “Non si ruba a casa dei ladri”, è forse quello più attento al lato economico e alla convenienza e al profitto che potrà venir loro dal compiere questa “missione”; è anche, però, quello più intimamente legato al padre con Antonio e Nino, sebbene non amino ostentare questo loro sentimento. Ed a accomunare tutti è proprio il rispetto che hanno nei confronti della figura paterna, che intendono far rispettare, per questo dicevamo Misericordia con la M di Mai; Sacrifico perché i cinque dovranno fare anche rinunce e superare difficoltà; Solidarietà perché dovranno sostenersi reciprocamente per andare avanti in quest’avventura (con la esse di Stati); per arrivare infine ad essere veramente Uniti, come una famiglia e come voleva il padre: questo forse il vero compito che ha affidato loro più che portare le sue ceneri in Arizona: un viaggio che è una scusa per far (ri)trovare i fratelli.
Per loro portare a termine quest’ultima volontà del padre non sarà facile. Per questo, nella semplicità della storia, il film è interessante per l’idea nuova di famiglia che sa dare, rinnovandone il senso e sottolineandone la centralità nella vita di ciascuno di noi. Inoltre ricorda anche quanto spesso le cose che ci sembravano distanti o impossibili ci sono vicine, le abbiamo sotto gli occhi e non ce ne rendiamo conto, non le sappiamo cogliere né vedere; ma soprattutto non sappiamo dare il giusto valore alle piccole grandi cose, ai semplici gesti e a chi ci circonda. Loro erano arrivati a destinazione e non se ne erano accorti. Unione non vuol dire andare sempre d’accordo, ma venirsi incontro, essere complici, aiutarsi a vicenda cercando di capirsi e provando almeno a parlarsi, imparando ad accettarsi per quello che si è, ognuno con i propri limiti e difetti che non sono mai pochi. Mai stati uniti è anche per questo: poiché all’inizio ciascuno pensava per sé, era rinchiuso nel suo egoismo e non considerava gli spazi, le necessità, gli equilibri mentali, psicologici ed emotivi degli altri. Come sarà alla fine. Ed è grazie a ciò che possono arrivare a compiere la vendetta su chi li voleva ingannare, derubandoli della loro eredità come il notaio (frode e situazione che avvicina il film a “Non si ruba a casa dei ladri”). Una defraudazione che non possono tollerare e sopportare per vari motivi: messa sul lato economico, per il valore in denaro della cifra che era stata sottratta loro; ma soprattutto per un inganno vile, ignobile dal punto di vista morale per la mancanza di rispetto verso l’affetto che li legava al padre. Si può scherzare su tutto tranne che sui sentimenti veri e forse è a questo che i cinque protagonisti non possono rinunciare e anzi arrivano a guadagnare nel finale, che sentono di aver conquistato veramente forse per la prima volta, come mai prima (per riprender un po’ il tiolo). Come quando nel monologo quasi conclusivo, riescono a parlarsi per davvero per la prima volta sinceramente e apertamente, con il cuore in mano verrebbe da dire, per la spontanea sincerità da cui nascono dal profondo le parole che si dicono l’un l’altro dedicandole al padre, a cui inviano un ricordo e un ultimo messaggio mentre appunto gettano in aria le sue ceneri. Il film non a caso dunque forse, pertanto è stato campione di incassi. Ricordare il significato di famiglia non è mai vano in clima sempre più natalizio oltretutto.

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