giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Mario Michele Pascale
Ora occorre un congresso straordinario
Pubblicato il 05-12-2016


Oggi il sole splende ancora. Il referendum è stata una festa della democrazia. Quando gli elettori votano, si esprimono, indicano chiaramente la strada che deve prendere il Paese, non ci sono sconfitti: vinciamo tutti. Almeno secondo me. L’ho detto in più di un’occasione e ribadito pubblicamente durante l’ultimo consiglio nazionale del PSI, insieme ad una riflessione: il problema non era e non è il referendum, bensì la legge elettorale, l’Italicum, che, grazie allo sbarramento al 3% avrebbe tolto a  milioni di italiani il diritto alla rappresentanza politica e cancellato con un colpo di spugna gloriose culture politiche. In quanto dirigente nazionale del partito, con responsabilità su di un settore di lavoro, ho fatto quello che dovevo.
Ho votato si, anche se estremamente critico sulla linea. Nei partiti seri si usa così: si discute e se l’esito della discussione non piace, si accetta comunque il deliberato delle maggioranze. Io l’ho fatto.
Le rane non sono piovute dal cielo, ma Matteo Renzi si è dimesso. Gesto dovuto, compiuto anche con molta classe ed immediatezza. Cosa che però non può annullare gli errori politici commessi. Una politica orientata su leggi che garantiscano diritti, non può sostituirsi ad una azione di governo che garantisca la giustizia sociale. E la giustizia sociale non può essere ottanta euro in busta paga. Non si può, a  fasi alterne, tatticamente e senza strategia, alzare la voce in Europa per poi essere pedissequi alle politiche della Nato. Non si può mettere mano al contratto nazionale della pubblica amministrazione a pochi giorni dal referendum: è chiaro che si tratta di una manovra pre elettorale.
In tutto questo l’errore dei socialisti è stato quello di appiattirsi senza segnare, pur come forza di governo, una diversità ideologica, politica ed amministrativa dal Partito Democratico.
Renzi ha assunto su di sé la responsabilità politica della sconfitta al referendum. Ma è solo lui il colpevole? No. La verità è che Renzi, nel bene e nel male, rappresenta il PD. Il problema non è il segretario, ma  l’attuale assetto del Partito Democratico, incapace di trovare una propria identità tra cattocomunismo, neo consociativismo e socialismo europeo. Senza sciogliere questo nodo il PD è condannato ad essere solo una macchina per occupare posizioni amministrative e posti in parlamento. Ma un meccanismo senza anima non convince gli elettori che, con questo referendum, hanno dimostrato di essere molto esigenti. Il consenso dei democrats, se non ci sarà una linea ideologica e politica degna di questo nome, si abbasserà sempre di più.
E i socialisti? E’ chiaro che, in piccolo, le contraddizioni del PD sono anche le nostre. Il PSI è fatto di amministratori locali, che pensano localmente, senza grossi voli pindarici e senza una chiara visione del mondo. E’ mancata una elaborazione concettuale ed un lavoro organizzativo degno di questo nome. Non è possibile baricentrare tutto su poche liste che, nei casi più importanti, rinnegano anche il simbolo senza raggiungere l’obiettivo minimo e senza dare vita ad aggregazioni significative con altri soggetti. E’ il caso delle recenti comunali di Roma.
Il faraone non muove l’esercito contro gli ebrei in fuga, ma Massimo D’Alema, sollecitato dai giornalisti, ha dichiarato: “Beh, andremo ad un congresso”. Quindi ci sarà una notte dei lunghi coltelli. Per fare cosa? Per andare dove? Con chi? La vittoria al referendum non è una vittoria delle opposizioni interne ai partiti di sinistra. Ha vinto semmai Grillo ed anche Salvini, in questa fase, gli è subalterno. Siamo certi che il “muoia Sansone con tutti i filistei” faccia bene al paese? A Roma è già avvenuto, consegnando la città nelle mani di un gruppetto di (quasi) onesti incompetenti. D’Alema può essere un’alternativa? Non credo, dato che ha dimostrato di essere un servo della Nato molto più di Renzi. E Fassina, che in Tv era così vicendevolmente complimentoso con Salvini, con toni da militante rosso bruno? E Ciriaco de Mita, con la sua invidiabile longevità politica e con tutti i suoi scheletri nell’armadio datati prima repubblica? E Silvio Berlusconi potrà mai essere il nostro avvenire? Non scherziamo. L’esito del referendum segna un’avanzata ed un consolidamento dei cinque stelle e l’avvio di una parcellizzazione estrema a sinistra. Che potrà essere mortale.
Il PSI? Beh, è chiaro che il gruppo dirigente dovrà riflettere e prendere delle decisioni. E’ chiaro che il rapporto con il PD vada rivisto ed il patto federativo vada rinegoziato, se non rescisso. E’ evidente che si debba mettere mano, una volta per tutte, all’organizzazione del Partito. E vanno sciolti alcuni nodi di fondo. Esattamente come il PD il PSI è prigioniero della sua indecisione. I socialisti non riescono a decidersi tra un’organicità ai democrats in nome del socialismo europeo, un esasperato autonomismo, un’aggregazione con i radicali e gli altri grupposcoli, ed una virata drastica verso il contenitore di Sinistra Italiana.
Personalmente non credo in una aggregazione a freddo con i radicali. Oltretutto i radicali non sono Della Vedova, cha parla  a titolo personale o poco più: quelli che hanno i voti, quelli veri, hanno già preso le distanze dal progetto ed anche se avessero detto di si è difficile fare politica con chi ha l’affidabilità di una zucchina lessa. Vedi il caso delle comunali di Roma. L’aggregazione laico socialista radicale nasce morta. Così come nasce morta Sinistra Italiana, che è solo ceto politico avariato che galleggia, incapace di una efficace sintesi ideologica e politica. Restano, come ipotesi plausibili, l’autonomia e la costruzione di un soggetto unico del socialismo europeo. E le tesi di Ernesto Rossi, contenute nel suo ultimo libro “La rivoluzione socialista” meritano di essere prese in considerazione.
Ma dobbiamo scegliere e farlo in fretta. L’unica cosa che ci danneggia, in questa fase, è tergiversare o peggio, fischiettare facendo finta di nulla. Oltretutto l’impianto sul quale si è costruito il congresso di Salerno ed ancor di più quello di Venezia, si è sfaldato, superato dagli eventi. Occorre un congresso straordinario che non sia una parata di star e papesse straniere, i precedenti, né la celebrazione delle piccole vendette personali,  ma che sia il luogo dove i socialisti e solo i socialisti discutono e decidono sul loro futuro.  E la questione è semplice: o il socialismo europeo, che implica una battaglia dura contro i populismi e le destre, o l’autonomia. Come diceva un vecchio saggio: “Sia il vostro parlare si oppure no. Il di più appartiene al maligno”.
Mario Michele Pascale
Consiglio Nazionale del PSI
Responsabile nazionale editoria, arti e spettacolo
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Commenti all'articolo
  1. Nell’ottica proporzionale che si apre, nei tempi che vedono la fine della Seconda Repubblica e di Forza Italia, vediamo l’occasione della vita per il PSI. Autonomia ed Unità Socialista. Adesso o mai piu.
    Leonardo Scimmi
    Consiglio Nazionale
    Responsabile italiani all’estero (Europa)

  2. Io credo che un appuntamento congressuale possa essere opportuno quando si conoscerà bene la nuova legge elettorale, per valutare insieme la strategia più efficace. Ad un Congresso fatto per regolare i conti dico no, un po’ perchè sarebbe ridicolo, dati i numeri, ma, soprattutto, perchè l’unità e l’autonomia del Partito viene prima di tutto. Aggiungo inoltre che l’alleanza con il PD è, nei fatti, una strada obbligata e non dipende certo da noi con quale PD dovremo dialogare. Prima risolvono i loro problemi interni e poi si vedrà. Se esce un PD che predilige le larghe intese con un centro-destra polverizzato, piuttosto che spostare il suo asse verso una Sinistra di governo, trarremo le nostre conclusioni

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