giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Matteo Renzi affonda,
i banchieri “No”!
Pubblicato il 05-12-2016


Matteo Renzi ha esagerato nell’aiutare solo le banche, peraltro lo ha fatto con i soldi dei risparmiatori, e ha sbagliato a girarsi dall’altra parte per non vedere un ceto medio disperato che si mette compostamente in fila con gli extracomunitari nei centri della Caritas. In attesa della Amnistia Finanziaria, chiesta da “interessi Comuni” durante una conferenza  stampa l’anno scorso in Senato, che reintegri i cittadini emarginati dalla Centrale Rischi perché possano riavviare un lavoro autonomo; oggi, iniziamo a parlare dei soprusi subiti dagli azionisti delle banche popolari, che sapevano di acquistare azioni “truffaldine”, ma erano obbligati al silenzio perché intimiditi da possibili atti “ritorsivi” su mutui e prestiti in corso richiesti per far sopravvivere le aziende, i dipendenti, e le famiglie disperate a cui stava crollando il mondo addosso. Peraltro “azioni” acquistate, in molti casi, con altri fidi, dove venivano pretese le garanzie di nonne e parenti. I correntisti, pur consapevoli di fare una sciocchezza, non potevano decidere altrimenti in quei difficili momenti, vista pure la pressione psicologica a cui erano sottoposti da un gran numero di funzionari delle popolari.

Cosi scrivevano i giornali qualche ora fa: 
“La legge sulla riforma delle banche popolari, verrà rinviata all’esame della Corte Costituzionale per i profili di parziale incostituzionalità legati alla possibilità di sospendere sine die il rimborso del diritto di recesso ai soci nel momento della trasformazione in SpA. La decisione è stata assunta dal Consiglio di Stato con un’ordinanza che da subito sospende la circolare della Banca d’Italia del dicembre 2013 attuativa della riforma. L’ordinanza pubblicata ieri ha fatto sicuramente rumore, soprattutto dopo che nei giorni scorsi la Consulta aveva bocciato alcuni aspetti della riforma Madia sulla pubblica amministrazione. Nei fatti, però, la decisioni dei giudici amministrativi non ferma la riforma. E questo perché la gran parte delle banche popolari maggiori, quelle con un patrimonio netto superiore a 8 miliardi, ha già deliberato nei mesi scorsi la trasformazione in SpA”.

Allora, una riforma pasticciata? Per nulla! Questa apparente cialtroneria è stata studiata a tavolino per mascherare i comportamenti poco corretti delle Banche Popolari, peraltro con la compiacenza dei controlli approssimativi di Banca d’Italia. Una Banca d’Italia che, accortasi dei pasticci combinati, voleva chiudere il più velocemente possibile un “genocidio finanziario” che ha visto soccombere centinaia di migliaia di azionisti, proprio a causa della superficialità dei suoi ispettori. Ma era superficialità? Ispettori che dovranno essere ascoltati dalla magistratura per chiarire il loro operato di controllori. Dunque, le Banche Popolari. Le Banche Popolari che da sempre invitavano con forza a sottoscrivere gli aumenti di capitali ai loro soci, per far “favorire” altri soci. Poi, recentemente, i vertici di molti di questi istituti di credito, consapevoli di essere arrivati al capolinea, hanno agito con la stessa spettacolarità dei fuochi artificiali e, nei mesi che hanno preceduto la trasformazione in SpA, si sono appropriati con l’ “inganno” dei risparmi degli azionisti, per un controvalore di decine di miliardi, mettendo sul lastrico le piccole aziende, gli artigiani, i commercianti e le famiglie italiane. Sono scampati alla mattanza tutti gli “amici” che erano stati avvisati prima del tracollo, e qualcuno ha perfino guadagnato sulla pelle degli azionisti più leali. Quegli stessi azionisti costretti, in parecchi casi, ad acquistare le azioni ad un valore altissimo per garantire mutui e prestiti che avevano in corso con le rispettive banche di riferimento. Dell’inganno erano al corrente anche le Associazioni nate per difendere gli interessi degli azionisti che, invece, hanno suggerito di aderire alla trasformazione in SpA delle popolari, al punto di spingere i propri iscritti ad approvare la riforma. Una per tutte, vedi l’Assemblea di Veneto Banca del 19 dicembre 2015 approvata, anche grazie alle associazioni, con un plebiscito bulgaro. Adesso, con il rinvio all’esame della Corte Costituzionale della riforma delle banche popolari, si è riaccesa la speranza negli azionisti che si erano rassegnati. Azionisti, quindi, di nuovo alla mercé di professionisti senza scrupoli che prometteranno ciò che “sanno bene” di non poter mantenere, speculando sul detto: “la speranza è sempre l’ultima a morire”. Inutile parlare dei tanti correntisti che sono stati “espropriati” nella maniera più becera dei loro averi, ci riferiamo a quelle persone che non recupereranno “mai” più nulla di quanto hanno perso con l’acquisto delle azioni “truffaldine”. E, molto probabilmente, non avranno neanche la soddisfazione di vedere puniti i funzionari delle banche popolari che li hanno spesso beffati con atteggiamenti da “bulli” di periferia, approfittando della loro fragilità.

Angelo Santoro

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo dottor Santoro
    La sua grande competenza, che emerge da questa sua denuncia, non potrebbe essere messa al servizio delle Associazioni dei Consumatori e delle forze politiche disponibili ad avviare una CLASS ACTION a protezione dei cittadini e delle imprese danneggiate contro tutti gli Istituti di Credito e gli Organismi di Controllo coinvolti per le loro responsabilità nei danni arrecati ??
    Grazie per la sua instancabile opera a difesa dei più deboli.
    Fraternamente da Nicola Olanda

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