venerdì, 24 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

MPS la ricapitalizzazione sale a 8.8 miliardi
Pubblicato il 27-12-2016


MPS-Monte Paschi SienaIl Monte  dei  Paschi  intendeva  chiedere al mercato  5  miliardi  per  ricapitalizzarsi.  Il  mercato  ha  risposto  negativamente  alle  aspettative  degli  amministratori  del  MPS. Dalla  lettera  della  BCE  pervenuta  recentemente al  MPS tramite  il  Ministero  dell’Economia e delle  Finanze,  il  finanziamento  dovrà  ammontare  complessivamente  a  8,8  miliardi.

In  larga  parte  dovrà  intervenire  lo Stato  quale  azionista  di  maggioranza  e per il resto gli obbligazionisti. È questa la richiesta avanzata dalla Banca centrale europea. Da Siena si era comunicato al regolatore di voler sfruttare la ricapitalizzazione precauzionale appena disciplinata dal decreto “salva-risparmio”  varato  dall’attuale  Governo.

La lettera  della  BCE  modifica più del previsto lo scenario che si era ipotizzato nei giorni scorsi,  dentro e fuori della banca.  Si immaginava  la  possibilità  di  un aumento  dell’ammontare   della  ricapitalizzazione, ma  si  ipotizzava   di raggiungere  un  importo  compreso  tra  i  6 e gli 8 miliardi. Ieri pomeriggio alle 18 si è subito riunito il cda del MPS, con molti consiglieri ovviamente collegati per telefono, per prendere atto della richiesta e preparare i prossimi passi.

Secondo  alcuni,  la decisione di  innalzare  l’aumento  fino agli 8,8 miliardi sarebbe stata presa giovedì scorso durante l’ultima riunione  del Supervisory  board  della  Bce. Una scelta non facile, tanto è vero che non sarebbe stata presa all’unanimità da parte dell’organo guidato da Danièle Nouy dove siedono tra gli altri gli italiani Ignazio Angeloni e Fabio Panetta. Verosimilmente,  per il MPS  sarebbe passata una linea ultra-prudenziale, viste le dimensioni della banca e l’elevato ammontare di crediti deteriorati, si sarebbe deciso un trattamento analogo a quello adottato negli anni passati per le banche greche ricapitalizzate con risorse pubbliche.

Dopo  i risultati dello stress test condotto nella prima metà dell’anno e reso noto il 29 luglio scorso,   il Monte dei Paschi si era classificato ultimo tra i 51 istituti esaminati, con un coefficiente Common equity tier 1 negativo del 2,23% nello scenario sotto stress. Nella terapia d’urto studiata nel mese di luglio dal ceo Fabrizio Viola e avallata dalla Bce, con 5 miliardi e l’azzeramento delle sofferenze mediante cartolarizzazione si puntava a riportare quel valore al 4,5% sempre nello scenario peggiore.  In quel caso si trattava di risorse private, e per di più,  almeno inizialmente, non si prevedeva di coinvolgere i bond subordinati, che quindi sarebbero rimasti computabili (pur ponderati) ai fini del Total capital ratio. Ora invece la Vigilanza europea,  avrebbe chiesto di elevare, con 6,3 miliardi,  la riserva di capitale in modo da ritrovarsi all’8% in caso di stress, così come era stato preteso per le banche elleniche.  Bankitalia  chiarisce: Francoforte avrebbe richiesto una piena reintegrazione del cuscinetto di capitale rappresentato dai subordinati, per un ammontare di 2,5 miliardi, e così si arriva agli 8,8 miliardi di fabbisogno.  Già  allora  si  diceva  che in larga parte  sarebbe  intervenuto  lo Stato. L’ammontare esatto si calcolerebbe  per sottrazione, dopo che saranno convertiti in azioni i bond in mano agli istituzionali al 75% del valore nominale e al 100% quelli in mano retail (che però potranno chiedere il riacquisto da parte dello Stato e lo scambio con titolo Senior). Pertanto,  il Tesoro dovrebbe spendere una cifra nell’ordine dei 6 miliardi, a seconda delle scelte dei bond holder  retail  (che potranno restare azionisti), e di eventuali nuove emissioni di subordinati. Con queste cifre lo Stato  otterrebbe una quota ben superiore  al  67%  necessario per le delibere  dell’assemblea straordinaria. Con gli 8,8 miliardi freschi, che potrebbero  essere  rimborsati  allo  Stato con la reimmissione  sul  mercato  e  in parte prima con dividendi straordinari: se fossero oggi in cassa, il Cet1 della banca salirebbe oltre il 22%, valore da primato, dunque il capitale necessario per gestire la cessione degli Npl  potrebbe  esserci esserci tutto.

Tra  il  30  novembre  2016  ed  il  21  dicembre  2016,  la  liquidità  della Banca  ha  subito  un  rapido  deterioramento.  La  counterbalancing capacity  è  scesa  significativamente  da  14,6 miliardi  di  euro  a  8,1  miliardi  di  euro.  La  liquidità  netta  ad  1  mese  è  passata  da  12,1  miliardi  di  euro  (pari  al  7.6%  del  totale  delle  attività)  a  7,7  miliardi di  euro  (pari  al  4,78%  del  totale  delle  attività).

Naturalmente,  la richiesta di ricapitalizzazione giunta ieri è molto diversa da quella da 5 miliardi ancora avallata dalla Bce il 23 novembre, con l’ultimo via libera giunto alla vigilia dell’assemblea straordinaria che aveva deliberato l’aumento. A quanto si apprende, però, il trattamento “alla greca” adottato dal Regolatore non sarà automaticamente richiesto alle altre banche che nei prossimi mesi potrebbero avvalersi delle risorse pubbliche messe a disposizione dal decreto salva-risparmio. Con ogni probabilità la decisione sarà adottata caso per caso.

Sul  salvataggio  del  MPS,  dalla  Germania  giungono  atteggiamenti  e  giudizi  critici.  Jens  Weidmann,  presidente  della  Bundesbank  afferma: “Per  le  misure  decise  dal  Governo  italiano  le  banche   devono  essere  finanziariamente  sane  a  livello  core.  I  fondi  non  possono  essere  usati  per  coprire  le  perdite  che  sono  già   previste”. Secondo  Weidmann  il  rischio  è  che  ci  siano  forti  turbolenze. Proseguendo: “Tutto  questo  deve  essere  attentamente  esaminato”.  Poi  Weidmann  spiega: “Le regole  europee  servono  per  tutelare  i  contribuenti  e  dare   responsabilità agli  investitori.  I  fondi  statali  sono  come  ultima  risorsa”.  Altri  dubbi  li  manifesta  Isabel  Schnabel,  componente  del  Sachvestaendigenrat, il  Consiglio  di  Esperti  Economici  della  Germania, i cosiddetti  “Cinque  saggi”,  che  afferma: “un ampio  clean-up  del  sistema  bancario  italiano è  necessario  e  deve  essere  effettuato  prontamente.  Le  banche  insolventi  devono   essere  chiuse,  le  banche  vitali  devono  essere  ricapitalizzate.  Le  sofferenze  dovrebbero  essere  rimosse  dai  bilanci  delle  banche”.

La  questione  del  Monte  dei  Paschi  apre  grandi  problematiche  politiche   sul  futuro  del   sistema  creditizio  italiano,   sulle  politiche  del  credito   e  sulle  qualità  dei  gruppi  dirigenti.

Salvatore  Rondello

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