lunedì, 26 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Mps, un banca “malata” di eccesso di personale
Pubblicato il 12-12-2016


É corretto prelevare i soldi dei correntisti e risparmiatori, con la Banca d’Italia incapace di controllare, attraverso gli addebiti di spese fantasiose, e la vendita di azioni che hanno messo in ginocchio centinaia di migliaia di famiglie italiane, per pagare le “risorse umane” in eccesso delle banche? Non ci riferiamo solo a consulenti e collaboratori, ma soprattutto ai compensi faraonici dei “vertici” degli istituti di credito; nel caso specifico, raccontiamo del Monte dei Paschi di Siena.

Anche uno sprovveduto capisce che il “brand” Monte Paschi di Siena, la prima banca nata al mondo, vale un tesoro; specialmente in un momento dove tutto è diventato “dozzinale”. Le “unicità” sono le cose dove investire, ovvio, se non devi monetizzare domani mattina! All’interno del souk, dove il blasone dei Rothschild vale più del suo immenso patrimonio, come può il Monte dei Paschi essere venduto su eBay?! Ma allora, dov’è il problema? Il problema sono i dipendenti. Una volta alleggerita di almeno 10.000 impiegati, la banca di Siena volerà di nuovo tra le stelle del firmamento. La malattia della banca si chiama eccesso di personale infatti, ogni cinque anni, per sopravvivere, il Monte Paschi ha bisogno di finanziamenti per cinque miliardi, cinque miliardi come il costo dei dipendenti in esubero.

Ecco quanto si legge in una nota di Rocca Salimbeni:

“MPS prevede una riduzione, nel periodo 2011-2017, di circa 8.000 dipendenti, con un taglio del costo del personale per circa 500 milioni di euro. 

All’interno del piano di ristrutturazione di Mps, la banca intende attivare iniziative volte a consentire il rimborso totale dei nuovi strumenti finanziari in via accelerata rispetto alle precedenti previsioni ed in via integrale entro il 2017. Il rafforzamento patrimoniale sarà ottenuto attraverso un aumento di capitale per un ammontare di 2,5 miliardi di euro (anziché di 1 miliardo del precedente piano industriale), da effettuarsi entro dicembre 2014. Previsto poi il rimborso di un ammontare pari a 3 miliardi di euro dei nuovi strumenti finanziari nel corso del 2014 (pari a più del 70% del totale), subordinato all’autorizzazione preventiva di Banca d’Italia. C’è poi il rimborso dell’ammontare residuale entro fine 2017 mediante generazione interna di capitale in base alle azioni del Piano di Ristrutturazione e miglioramento della riserva AFS.”

Ma porca miseria, per capire dietro le parole bisogna indossare la maschera antigas e dissipare i fumogeni gettati ad arte per impedire di vedere ogni cosa;  per fumogeni, intendiamo tutte quelle notizie “complicate” gettate in mezzo alla gente perché nessuno ci capisca nulla, quando sarebbe sufficiente ammettere i disastri che sono stati combinati in anni di gestione “partigiana” all’interno del terzo Istituto di Credito italiano: i favori fatti agli amici degli amici! Adesso, per salvare il palazzo più antico, lo Stato è pronto ad intervenire? Allora, perché no, pure tutte le altre banche in affanno per lo stesso identico motivo? Eccesso di personale! L’Istituto di via Salimbeni è certamente simbolo e orgoglio italiano, ma questo cosa c’entra? Ritornare a tanti anni fa, cioè, quando gli Istituti di Credito erano sotto il controllo del Ministero delle Finanze va benissimo; ma allora, tutti i Consigli di Amministrazione delle Banche privatizzate nel frattempo, e i Governatori della Banca d’Italia che si sono succeduti devono restituire le somme che hanno distolto con “destrezza” ai risparmiatori italiani. Oppure, ora che hanno vuotato la dispensa di ogni bene, lo Stato si deve riprendere questi “pesi morti” che sono diventate oggi le banche?! Ma che Paese è, il nostro, se con tanta disinvoltura ci prende per i fondelli?! La ragione per cui lo  Stato italiano potrebbe  investire in tale istituto, non è quella di non “svendere” ad un fondo arabo qualunque del quale, guarda caso, passano sempre la stessa foto in televisione come se fosse inesistente. No, non sono furbi i banchieri: siamo stupidi noi.

Angelo Santoro

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